IL CAIRO – Centinaia di migliaia di persone hanno infatti manifestato a Il Cairo – nel giorno che hanno ribattezzato come il venerdì della “purificazione e del processo” – per chiedere che l’ex leader, la sua famiglia e il suo entourage vengano processati.

A meno di due mesi dalle proteste popolari che hanno attraversato le principali città dell’Egitto, con la popolazione a pretendere le dimissioni, alla fine giunte, del presidente Hosni Mubarak, i cittadini del paese nordafricano tornano a riempire le strade de Il Cairo e la piazza Tahrir divenuta simbolo delle rivolte per la libertà. Stavolta, però, i manifestanti hanno rivolto la propria rabbia nei confronti dell’esercito, colpevole a loro dire di non mantenere le promesse fatte a febbraio quando, sostenendo le proteste, aveva assicurato che Mubarak sarebbe stato posto sotto processo. A loro si sono uniti anche diversi ufficiali in uniforme. “Vogliamo un governo civile. Vogliamo che i corrotti siano processati, non semplicemente far applicare la legge alla gente ordinaria”, hanno chiesto gli ufficiali. I manifestanti li hanno accolti, ma il gesto non è piaciuto ai circa 300 soldati che sono entrati nella piazza aggredendo gli insorti con bastoni e sparando in aria. Circa 200 persone sono fuggite e si sono rifugiate in una moschea vicina. Le truppe hanno circondato l’edificio e gli spari si sono sentiti per ore. I dimostranti nella moschea hanno detto che molti dei presenti sono stati feriti, alcuni anche da colpi d’arma da fuoco. Gli scontri sono andati avanti per tutta la notte. Poi un autobus per il trasporto di truppe ha preso fuoco e alcune ambulanze sono arrivate sulla piazza che è stata completamente sigillata dalle forze armate anche con filo spinato. L’esercito afferma che la situazione è sotto controllo e che non ci sono state vittime, ma fonti ospedaliere parlano di 2 morti e 15 feriti.

I manifestanti hanno cosi’ sfidato il coprifuoco imposto dopo che ieri oltre un milioni di egiziani hanno marciato verso l’ambasciata israeliana in segno di solidarietà con i palestinesi e per condannare i recenti attacchi israeliani contro la Striscia di Gaza.

IRIB

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