In una risposta ad una lettera sul Sole 24 ore del 17.08.2016 Fabrizio Galimberti ribadisce che le operazioni di Quantitative easing che la Bce continua a effettuare prevedono l’acquisto di titoli pubblici sul mercato secondario (1) e non sul primario perché in questa seconda eventualità esso si configurerebbe a tutti gli effetti come un finanziamento diretto del deficit pubblico, vietato dagli Statuti della Bce e dal trattato di Maastricht. Ovviamente questi acquisti stimolano, comunque, altri operatori a comprare sul primario e a finanziare indirettamente, in questo modo, i deficit. Secondo il popolare economista si tratterebbe in sostanza di “una regola insensata imposta dalle ossessioni teutoniche”. Di seguito Galimberti aggiunge una citazione di Willem Buiter, ex banchiere centrale della Bank of England:

<<La proibizione a tappeto dei prestiti diretti ai governi è una completa idiozia. Questo è quello che devono fare le Banche centrali. Non si deve rinunciare a questo strumento solo perché può essere mal gestito. Si può annegare nell’acqua, ma questo non vuol dire che non potete averne un bicchiere quando avete sete.>>

Questa è una delle questioni sulla quale si accapigliano politici ed economisti; i neo-liberisti – che in Europa propendono per mantenere ancora la cosiddetta “austerità” al fine di limitare la crescita del debito pubblico – e i neo-keynesiani continuano a darsi battaglia e in questo momento appare particolarmente forte la polemica sulla politica monetaria delle banche centrali che alcuni governi avevano presentato come la panacea definitiva per tenere sotto controllo la Grande Depressione. Naturalmente se si vuole trovare una analisi, non strettamente tecnica, ma di più ampio respiro sulle varie implicazioni e sfaccettature della “grande crisi” si può fare riferimento agli ultimi saggi e ad alcuni interventi su questo blog di Gianfranco La Grassa. Anche autori come Stiglitz e Krugman, con una visione politica specifica ma pur sempre interna all’approccio ortodosso e accademico e tenuti in gran conto per la competenza a loro attribuita, non sono in grado di spiegarci perché gli Stati Uniti – che non hanno certo limitato la loro spesa pubblica e quindi hanno implementato largamente sia la leva fiscale che quella monetaria – siano stati incapaci di uscire dal “pantano” come dimostrano i principali indici economici, produttivi e finanziari che si mantengono in continua altalena. Per trovare un motivo plausibile a Krugman (Sole 24 ore – 30.08.2016) non rimane altro che “accusare” le politiche di “austerità” di alcune importanti aree economiche e in particolare della Ue. Citando Duncan Weldon il suddetto premio Nobel tenta di spiegare la disastrosa deriva dei tassi di interesse di base che sono ormai negativi in gran parte dei paesi avanzati. In particolare risulterebbe del tutto inappropriata

<<la scelta delle maggiori economie di fornire una risposta che ha fatto via via sempre più affidamento sulla politica monetaria per accelerare [la ripresa economica incompleta], con la politica di bilancio che ha agito come freno (o nella migliore delle ipotesi è rimasta neutrale). Questo […] vale in particolar modo per l’Europa e in misura minore per gli Stati Uniti.>>

Il noto economista si domanda, poi, come sia possibile che le numerose persone svantaggiate da politiche restrittive di spesa non manifestino in maniera più convinta il loro dissenso e si limita a concludere che lo spauracchio del “fallimento” della finanza pubblica e di una possibile improvvisa ripresa inflazionistica sono sufficienti ad intimorire individui non abbastanza “informati”. Lo stallo politico in cui si trovano, secondo Krugman, Stati Uniti e Europa – nonostante che “i sostenitori di una politica di bilancio più aggressiva stiano vincendo la battaglia intellettuale” – lascia tuttora la politica macroeconomica quasi esclusivamente in mano ai direttori delle Banche centrali e alle elitè che essi rappresentano. Ma Krugman, ovviamente, nella sua ristretta prospettiva economicistica pensa che sarebbe sufficiente un cambio alla guida politica dei principali paesi Ue e degli Stati Uniti per risolvere tutti i problemi. La sua incapacità di intendere come il fattore politico ( inteso in senso lato e studiato ai suoi vari livelli: statale, regionale e globale) – a causa dei conflitti che impediscono una sufficiente regolazione e un coordinamento della funzionalità delle diverse sfere della società e aree di influenza internazionali – sia il fattore decisivo per lo sviluppo e il prolungarsi della Grande Depressione dimostra che i neo-keynesiani non hanno vinto nessuna “battaglia intellettuale” e se anche così fosse non sono comunque in grado di risolvere i problemi della crisi globale.

(1)<<Nel mercato primario gli investitori comprano titoli di nuova emissione che le società collocano per raccogliere capitali. Nel caso si tratti di azioni il collocamento avviene mediante offerta pubblica di sottoscrizione (IPO – Initial Public Offering). Vengono anche offerti su questo mercato obbligazioni di nuova emissione da parte di società e banche e i titoli di Stato da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Il mercato primario, quindi, permette agli emittenti di piazzare i loro titoli, ed agli investitori di sottoscrivere i titoli medesimi fornendo liquidità agli emittenti. Gli investitori possono però acquistare titoli già in circolazione, cioè già collocati sul mercato, e questo avviene sul mercato secondario. In questo mercato dunque vengono scambiati titoli finanziari già emessi. Il suo ruolo è quello di assicurare il passaggio dei titoli, sviluppando così il grado di liquidità del mercato stesso. In sostanza gli investitori che prima avevano comprato dei titoli, possono in questo modo smobilizzare la loro posizione ed essere sostituiti da altri investitori. I mercati primario e secondario sono collegati tra di loro, in quanto il primo può crescere solo se sorretto da un grande mercato secondario. Il secondo sarà ben alimentato e sarà ampio in base all’attività continua ed alla qualità delle nuove emissioni sul mercato primario. Da precisare, infine, che i due mercati primario e secondario sviluppano il loro incontro ideale all’interno della Borsa Valori>>. Dal sito www.investireinformati.com

Mauro Tozzato 05.09.2016

 

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