Molti parlano su internet del cosidetto Nuovo Ordine Mondiale.
E’ un espressione suggestiva e densa di un significato da non sottovalutare. Molte ipotesi di dominio globale connesse a questo concetto sono di stampo complottistico ma vi sono anche diverse tesi molto più razionali e già dimostrate con fatti e documenti.
In definitiva io non credo sia corretto parlare di Nuovo Ordine Mondiale. Tendo invece a credere che questo altro non sia che il Vecchio Ordine di cui il nostro mondo sta soffrendo già da tre secoli e che avanza implacabilmente verso il suo compimento che dovrebbe sfociare, secondo gli auspici dei suoi sostenitori, in un governo unico mondiale e democratico.. vale a dire autoritario secondo la mia prospettiva.
E ancora una volta, come già accade per molti altri temi di difficile trattazione – terrorismo, signoraggio, sviluppo economico, ecc. – la realtà non è poi così nascosta perché tutti i cittadini dispongono delle singole informazioni per arrivare alla comprensione degli eventi, semplicemente mancano i collegamenti tra i puntini.
Come dice il protagonista di V per Vendetta, “ispettore lei non ha bisogno di informazioni, lei ha bisogno di una storia”.
Occorre premettere che l’avanzata verso il compimento di questo progetto è un processo lunghissimo che richiederà ancora decenni.
Perché, ci si potrebbe chiedere, persone che già oggi hanno tutto e sono potentissime dovrebbero alacremente lavorare per un progetto di dominio globale che non vedranno mai realizzarsi nella propria vita? Per rispondere a questa domanda ci viene in soccorso George Orwell col suo 1984 laddove è spiegata la natura delle istituzioni di potere. Queste istituzioni infatti sopravvivono al passare delle generazioni. Gli uomini passano ma le organizzazioni, i partiti, le chiese restano. Ed è sufficiente che un uomo di potere si identifichi con l’istituzione di cui fa parte per essere deciso a lavorare per la sua crescita futura anche ben oltre i limiti della propria vita terrena.
Ed è proprio così che lavorano le banche centrali nazionali e continentali, le unioni doganali e i forum internazionali, tutte entità capaci di mettere nero su bianco agende che si estendono per decenni e tale lasso di tempo non solo impedisce a chi vive gli eventi di coglierne la portata fraudolenta ma addirittura di apprezzarne i singoli passaggi come momenti di miglioramento.
Proprio qui individuiamo le tappe per la graduale unificazione del mondo in un unico super-stato demo-autoritario.
Nel secondo dopoguerra sono nate una serie di unioni doganali regionali, come la Comunità Economica Europea o il Forum delle Isole del Pacifico, che col tempo si sono via via evolute sino a comprendere porzioni di territorio sempre più vaste e ampliare le proprie competenze oltre le mere politiche economiche.
L’Unione Europea, l’Unione Nord Americana, l’Unione Africana, l’Unione delle Nazioni Sudamericane, il Dialogo per la Cooperazione Asiatica e il Forum del Pacifico rappresentano istituzioni derivate da più modesti accorpamenti del passato e che oggi, dopo aver fatto un passetto alla volta, possono dettare la scaletta ai singoli governi nazionali.
Tutto questo, per non farsi mancare nulla, in sinergia con le banche centrali quali BCE, Fed, Banca Centrale Africana da cui i progetti di monete uniche regionali già realizzati (l’Euro) o in cantiere (l’Amero e l’Afro). E non dimentichiamo la cooperazione militare destinata a creare un unico comando sovranazionale che via via sradichi obtorto collo ogni resistenza, leggasi la graduale espansione della NATO verso est.
Se settant’anni fa qualcuno avrebbe detto che Italia, Francia e Germania sarebbero arrivate ad avere una moneta unica, un unico governo e un’alleanza militare sovranazionali lo avrebbero preso per pazzo, eppure questa cosa si è realizzata.
Da qualche anno c’è che dice che le varie unioni politiche regionali, concluse le rispettive fasi di unificazione monetaria, si uniranno a loro volta l’una con l’altra trascinando le singole nazioni verso il governo unico mondiale e procedendo a una nuova unificazione monetaria, questa volta globale.
Chi dice questo viene probabilmente preso per un matto il che, a mio avviso, indica che è sulla buona strada.
I singoli stati che opporranno la residua sovranità a questo processo saranno puniti, piegati e costretti a sottomettersi come è stato in questi anni per gli eretici dell’Unione Europea (Irlanda, Grecia, Portogallo, Italia) o per il Giappone negli anni ’80. Le crisi economiche e finanziarie indotte nei paesi che non volessero allinearsi saranno tali da indebolirli perché si affidino a istituzioni più grandi e forti capaci di “tutelare l’ordine”.
E pluribus unum, “dai molti uno solo”, come recita un adagio adottato quale motto della neonata nazione americana dai padri fondatori.
Un motto guarda caso caro a quelle oligarchie non controllabili democraticamente e di cui il governo della giovane America era già intriso. Un motto che avrebbe dovuto sottolineare la forza nata dall’unione delle Tredici Colonie e che invece ha tradito palesemente il proprio scopo ufficiale per riassumere una politica di graduale sottomisione che ha visto negli USA, nei secoli successivi, il suo primo braccio armato.
Un passo alla volta, per non fare troppo rumore, ci si sta avvicinando al traguardo finale, mentre il colto pubblico dell’Europa e dell’America plaude alle possibilità di sviluppo e occupazionali derivate dai singoli provvedimenti che aboliscono dazi, liberalizzano gli scambi, facilitano gli acquisti a mezzo di valuta unica, mentre nuove istituzione prive di controllo popolare vanno via via a regolamentare il commercio, la ricerca e il lavoro senza che resti alcno spazio di dissenso.

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