di Pike Bishop

Non so voi, ma io mi sono rotto gli Zebedei.

Non ne posso piu’ di andare in giro con veicoli costruiti da cretini (per cretini e cretine col cervello costantemente collegato con lo zombie box anche mediante nuove merdate come smartphones che consentono il diuturno rapporto sulle loro attivita’ giornaliere alla CIA tramite Faccialibro e Cinguettii diarrotici vari)  che poi si lamentano se non riescono a vendere piu’ in un mercato saturo di rottami irriparabili e obsoleti, che sono un misto casuale di tecnologia dal 1936 ad oggi, male impiegata e male amalgamata, e diretta a scopi che esulano da quello di spostarsi nel modo piu’ conveniente ed economico possibile.

 

Cosi’ le strutture gerarchiche industriali di dimensioni Leviataniche e le cosche mafiose che chiamano Stati fanno si che per andare a lavorare a 20 miglia di distanza, con terreno accidentato e clima umido e ventoso deliziosamente britannico (ultimamente piu’ che altro scozzese: sembra che le isole Ebridi siano migrate almeno 500 miglia a sud, climaticamente) debba impiegare una massa di metalli e plastiche assurda, propulsa da un motore con una resa ridicolmente bassa ed usando un propellente responsabile di ogni massacro da Stalingrado in poi.

Avevo pensato di costruirmelo da solo, un veicolo, usando pezzi sparsi qua’ e la’, ma non ne ho le capacita’ e le opportunita’, lasciando perdere i successivi scontri con i burosauri.

Ultimamente avevo contemplato persino di utilizzare un motocoltivatore con rimorchio, come fa praticamente tutto il terzo mondo per lavoro e trasporto della famiglia, ma mi hanno fatto notare che noi, essendo consumatori coatti, abbiamo il dovere sociale di non abbassarci al loro livello da pezzenti se non quando entriamo nel nostro posto di schiavizzazione, dove ci vogliono esattamente economici e sottomessi come sono loro, nei paesi ora chiamati “in via di sviluppo”.  Ma fuori, per la strada o a casa nostra, dobbiamo consumare quel che vuole il padrone, anche se non ce lo possiamo permettere. L’unica cosa che si deve sviluppare, su di qui, e’ un cetriolo in costante stato di arrapamento da inserirsi nelle nostre parti intime e la nostra scelta si limita alla marca del lubrificante da scegliersi tra quelli consentiti. Infatti, il motocoltivatore (ereditato e inattivo, un fantastico Pasquali/Lombardini diesel) non me lo assicurano per girare su strada, se non da un campo all’altro.

Ma non sono evidentemente il solo ad essersi frantumato le parti sensibili.

All’Universita’ di Aachen e’ arrivato il grido di dolore di milioni di frustrati da pendolarismo senza possibilita’ di uso di mezzi pubblici (che sono privati, in effetti come tutto quel che spacciano per pubblico, ed io infatti ne sono privato senza possibilita’ d’uso), cosi’ si sono messi speditamente all’opera per vedere come potevano aiutare.

Invece di studiare i piani per la produzione dell’ennesima cagata semovente su ruote, nel 2007 hanno messo insieme una decina di ditte ed una cinquantina di fornitori specializzati in parti assortite, non necessariamente di autoveicoli (anzi, sembra che praticamente tutti abbiano poco a che fare con il settore) e hanno detto loro qualcosa del tipo: “Signori, ci serve un pezzo che si possa montare in questo progetto di massima con queste specifiche.  Come farlo e come arrivare a soddisfare le specifiche sono fatti vostri: gli esperti siete appunto voi, e noi siamo solo dei parassiti universitari che non disdegnerebbero di smettere il parassitarismo, visto che ci tagliano i fondi, e raggranellare qualche soldo facendo qualcosa per cui si sente l’esigenza  che possa vendere e farci diventare progettisti industriali senza andare a lavorare per i nazisti industriali.”

Il risultato e’ questo: invece di metterci una dozzina di anni come ogni produttore di auto che si rispetti, producendo qualcosa che non serve a nessuno ma fa fico, hanno gia’ in produzione un veicolo elettrico che si possa vendere su specifiche individuali dei clienti da $5000 a $7000, tutto compreso, con 80 miglia di autonomia e capace di sfrecciare a 75 miglia all’ora. La batteria e’ in affitto, separatamente, cosi’ manutenzione e obsolescenza sono a carico del produttore.

E non e’ tutto:  le Poste Tedesche ne hanno gia’ ordinate centinaia e persino gente che molto meno ha a che vedere con la politica, come il vettore postale DHL, ha inoltrato un ordine per 3,500 unita’ nella versione furgonata.

Non ho percio’ perso tutte le speranze di avere un veicolo che faccia quel che voglio io e non quel che vogliono i pigmei intellettuali di Detroit con cognome italiota. E se questo modo di fare le cose dovesse funzionare veramente, ne vedremo delle belle.  Beppe Grillo invece e’ ancora a respirare lo scappamento dell’auto a vapore da anni, davanti a Mirafiori: il futuro di Enotria e’ ubriaco come al solito.  L’ultimo spenga la luce, anzi no, fa niente, tanto vi piombano i contatori al confine francese.

http://streetscooter.eu/

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