di: Francesca Dessì
f.dessi@rinascita.eu
La resa dei conti in Costa d’Avorio, dove l’Ue saluta l’export di democrazia attuato dai miliziani di Ouattara a colpi di machete, è dunque fatta di esecuzioni sommarie contro i sostenitori di Gbagbo protetti dalle truppe neocoloniali francesi. Ad Abidjan sono stati picchiati a sangue dalle forze di Ouattara la moglie e il figlio del presidente uscente e l’ ex ministro dell’Interno, Desiré Tagro, è stato assassinato a freddo nell’hotel du Golf. Bontà sua, la Francia ha annunciato che nei prossimi giorni donerà “un sostegno finanziario eccezionale di 400 milioni di euro” per aiutare la popolazione e  “rilanciare l’attività economica”. Sono in tanti ad avere paura.
Un politico vicino a Gbabgo, che vive a Roma,  ha raccontato a Rinascita di avere il timore di essere ucciso dalle forze di Ouattara dopo aver appreso che diversi esponenti del suo partito sono spariti nel nulla a Parigi e dopo aver perso le tracce dei suoi familiari in Costa D’Avorio. C’est l’Afrique. Lo sa bene anche il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki Moon che ha esortato Ouattara ad evitare nuovi “spargimenti di sangue”, ammettendo per la prima volta di aver ricevuto “informazioni sul fatto che più di mille persone sarebbero state uccise”. Ma il numero delle vittime è molto più alto.
Diverse organizzazioni parlano di massacri e stermini nell’Ovest del Paese. Ma ora a destare maggiore preoccupazione sono le esecuzioni sommarie che si stanno verificando ad Abidjan contro coloro che hanno sostenuto Gbagbo. Ed è intollerabile che la stampa internazionale, come pure molti autorevoli giornali italiani, come il Sole 24 ore , il Corriere della Sera, La Repubblica e tanti altri, salutino l’ascesa al potere di Ouattara, definendo il presidente Gbagbo un dittatore e dimostrando grande ignoranza in merito alla sua storia. Si è anche parlato di un clima di festa nel Paese. Ma gli unici ad aver festeggiato sono stati l’Ue, che ha rinnovato il “pieno sostegno” a Ouattara, il presidente Obama che ha “plaudito all’operazione delle forze francesi e delle Nazioni Unite per le azioni a favore della protezione dei civili”, e la Francia che tramite il ministro degli Esteri, Alain Juppé, ha definito l’arresto di Gbabgo “una buona notizia perché gli ivoriani usciranno dalla spirale di guerra civile della quale il presidente uscente ha la responsabilità”.
Parigi ha continuato anche ieri a sostenere che le  forze francesi hanno avuto “solo un ruolo di sostegno” nell’arresto di Gbagbo.  Il ministro francese della Difesa, Gerard Longuet, ha precisato, “nessun soldato francese dell’Onuci è  penetrato nella residenza presidenziale”. Una versione che stona con le testimonianze e i video che hanno mostrato una trentina di carri armati avanzare contro il bunker di Gbagbo e 300 soldati della Legione straniera entrare nell’edificio per poi riuscire con il presidente, la moglie e il figlio. Ma se le bugie dell’Eliseo non reggono, la sua generosità nei confronti della Costa d’Avorio ancora meno.
La Francia ha infatti annunciato che nei prossimi giorni donerà “un sostegno finanziario eccezionale di 400 milioni di euro” per aiutare in un primo momento il Paese ivoriano a soddisfare i bisogni più urgenti della popolazione e in seguito per “rilanciare l’attività economica”, distrutta dall’embargo dell’Ue. Intanto, le denunce contro il governo di Parigi continuano. Il portavoce di Gbagbo, Alain Toussaint, ha accusato le forze speciali francesi di aver perpetrato un colpo di Stato in Costa d’Avorio per conto di Alassane Ouattara. Accusa confermata dall’ex ministro francese degli Esteri, Roland Dumas.
“Si è trattato di un golpe che non ha altri obiettivi se non quello di controllare le risorse del Paese”, ha spiegato Toussaint  ai giornalisti a Parigi, dove lunedì sera centinaia di persone hanno invaso gli Champs Elisees per manifestare a favore di Gbabgo. Durante la protesta è intervenuta la polizia e vi sono stati scontri che hanno provocato il ferimento di diverse persone.

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