Condannati 9 istituti in tribunali diversi per aver praticato l’anatocismo
 Banche sulla difensiva per la questione dell’anatocismo
 SANDRA RICCIO
MILANO

Nove banche condannate nel giro di pochi mesi, sei solo negli ultimi giorni. E altre sentenze sono in arrivo a breve. Il reato contestato? L’anatocismo, vale a dire l’imposizione di interessi sugli interessi. Pratica, evidentemente piuttosto diffusa, pur essendo espressamente vietata dal codice. Le sentenze, che coinvolgono i più grandi nomi del settore bancario, sono arrivate da diversi Tribunali: in aprile, è intervenuta la corte di Milano contro Ing Bank, Bpm e Deutsche Bank. Poi, tra fine giugno e luglio, sono state emesse nuove sentenze da Cuneo nei confronti di Banca Regionale Europea, dalla corte di Milano in riferimento a Intesa Sanpaolo e a Unicredit, e da Biella su Banca Sella. Ieri la corte di Milano ha condannato Fineco e Iwbank. Altre decisioni arriveranno a giorni. Due sentenze (in sede di reclamo) dovranno valutare l’operato di Banca del Piemonte (Tribunale di Torino) e Cariparma (Parma). Una terza, di prima istanza, riguarda contro Bnl (Roma).

Azioni inibitorie

Si tratta, in tutti i casi, di cause collettive inibitorie che impongono la cessazione di un comportamento per il futuro. Sono state promosse dal Movimento Consumatori (sono reperibili sul sito dell’associazione) che ora chiede alle banche che restituiscano gli interessi illegittimi versati dal 1° gennaio 2014 e ha sollecitato Banca d’Italia a far in modo che gli istituti ripaghino i loro clienti. La pratica coinvolge chi ha un conto corrente a debito o ha la possibilità di sconfinare. Va detto che le cifre pagate in più sono di pochi euro per i piccoli correntisti, ma possono essere ben più rilevanti nel caso di aziende che hanno fidi.

La vicenda nasce a inizio 2014 e gira tutta intorno a un vuoto legislativo. La legge di Stabilità del 1° gennaio 2014 aveva, infatti, eliminato l’anatocismo, ma in assenza dei necessari regolamenti interpretativi del Cicr (Comitato interministeriale per il credito e il risparmio) ogni banca aveva agito in proprio. «Tutti gli istituti di fatto hanno continuato ad applicare interessi anatocistici – dice Paolo Fiorio del Movimento consumatori -. Il risultato è che per il 2014 hanno addebitato interessi illegittimi stimati per tutte le banche italiane in oltre 2 miliardi di euro». Ora arrivano le pronunce dei Tribunali che, a dire il vero, non sono tutte dello stesso orientamento. Qualche corte ha assolto le banche per la mancanza di regole chiare (Parma e Cosenza).

Vicenda paradossale

La paradossale vicenda è soltanto un ultimo capitolo di un braccio di ferro sull’anatocismo che va avanti da 15 anni in Italia. Sulla materia è di recente intervenuta anche la Commissione Ue con una lettera all’ambasciatore italiano a Bruxelles, in cui l’Italia viene bacchettata per essere l’unico Paese a vietare l’anatocismo.

I consumatori, forti delle recenti sentenze, proseguiranno nei ricorsi ai Tribunali e guardano già alla class action. L’Abi e le banche, invece, si aspettano una modifica della norma. «Occorre tenere presente che dal 4 novembre dello scorso anno le banche dell’area euro operano all’interno dell’Unione Bancaria che richiede identiche regole per tutti – dichiara Giovanni Sabatini, direttore generale dell’Abi – Come emerge invece anche dalla lettera inviata dalla Commissione Europea alla rappresentanza italiana a Bruxelles la norma che vieta l’utilizzo dell’interesse composto nelle aperture di credito in conto corrente esiste solo in Italia».

E aggiunge: «In questa logica la Commissione avanza una richiesta precisa di chiarimenti sottolineando che l’incertezza del quadro giuridico e l’esistenza di un divieto, suscettibile di rendere più onerose e complicate alcune operazioni bancarie, potrebbero tradursi in ostacoli ingiustificati alla libera prestazione di servizi bancari da parte di operatori stranieri che operano in Italia e, contraria ai principi dei trattati europei».

Fonte: http://www.lastampa.it/2015/07/30/economia/nuove-sentenze-contro-le-banche-no-agli-interessi-sugli-interessi-lpAqoVbvjUghHrexbnJKTP/pagina.html;jsessionid=843EB72782138494833D1029EB391F9C

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