Thierry Meyssan  Rete Voltaire 16 dicembre 2013

Alla vigilia della Conferenza di Ginevra 2, gli organizzatori statunitensi non hanno più alcun burattino cui far giocare il ruolo dei rivoluzionari siriani. L’improvvisa scomparsa dell’esercito libero siriano dimostra a coloro che ci credevano, che non era altro che una finzione. Non c’è mai stata una rivoluzione popolare in Siria, ma solo un’aggressione straniera con mercenari e miliardi di dollari.

1476660Gli organizzatori della conferenza di pace di Ginevra cercano un rappresentante di emergenza per l’opposizione armata siriana. Secondo gli occidentali, c’è un conflitto tra una dittatura abominevole e il proprio popolo. Tuttavia, i gruppi armati che distruggono la Siria, dal Fronte islamico ad al-Qaida, invocano ufficialmente i combattenti stranieri, anche se i primi affermano di essere composti principalmente da siriani. Invitandoli ammettono che non c’è mai stata una rivoluzione in Siria, ma un’aggressione straniera. Infatti, l’esercito libero siriano, un paio di settimane prima, aveva 40000 uomini che si sono volatilizzati. Dopo che il suo quartier generale è stato attaccato e gli arsenali sono stati saccheggiati dai mercenari, il suo capo storico, il generale Salim Idriss, è fuggito in Turchia e ha cercato rifugio in Qatar.
Durante la sua formazione, il 29 luglio 2011, l’ELS si era fissato un unico obiettivo: il rovesciamento del Presidente Bashar al-Assad. L’ELS non ha mai detto se lottasse per un regime laico o uno islamico. Non ha mai preso alcuna posizione politica su giustizia, istruzione, cultura, economia, lavoro, ambiente, ecc.  Non ha mai fatto il benché minimo progetto di programma politico. Era formato, ci hanno detto, da soldati dell’Esercito arabo siriano che avevano disertato. Infatti vi furono defezioni nella seconda metà del 2011, ma il loro numero totale non ne ha mai superato il 4%, trascurabile al livello nazionale. No: l’ELS non aveva bisogno di un programma politico perché aveva una bandiera, quella della colonizzazione francese. In vigore durante il periodo del dominio della Francia sulla Siria e durante i primi anni della presunta indipendenza, simboleggiava l’accordo Sykes-Picot: la Siria fu in gran parte ridotta e divisa in Stati etnici e confessionali. Le tre stelle simboleggiano uno Stato druso, uno alawita e uno cristiano. Tutti i siriani conoscono questa triste bandiera, non foss’altro per la sua presenza negli uffici dei collaborazionisti siriani all’occupazione francese, in una famosa soap opera. Il suo primo leader, il colonnello Riad al-Asad, è scomparso nella pattumiera della storia. Fu scelto per il suo nome, che scritto in modo diverso in arabo si pronuncia nello stesso modo, nelle lingue europee, di quello del Presidente Bashar al-Assad. L’unica differenza tra i due uomini, secondo le monarchie del Golfo, era che il primo è sunnita e il secondo alawita.
In realtà, l’esercito libero siriano è una creazione anglo-francese, come lo fu la “Bengasi rivoluzionaria” in Libia (che aveva “scelto” la bandiera di re Idris I, collaborazionista degli occupanti inglesi). Armato dalla NATO e destinato a prendere il palazzo presidenziale, quando l’Alleanza atlantica avesse bombardato il Paese, l’ELS fu distrutto dai piani successivi e dai continui  fallimenti dell’occidente e del Consiglio di cooperazione del Golfo. Presentatosi in un secondo momento quale braccio armato del consiglio politico in esilio, non gli si riconobbe alcuna autorità  obbedendo solo ai suoi creatori anglo-francesi. In realtà fu il braccio armato dei loro servizi segreti, di cui la Coalizione nazionale siriana era il braccio politico. In definitiva, l’ELS poté ottenere dei successi solo con l’assistenza diretta della NATO, cioè l’esercito turco che l’ospitava nelle proprie basi. Creato nel quadro della guerra di 4.ta generazione, l’ESL non è riuscito ad adattarsi alla seconda guerra siriana, in stile Nicaragua. La prima guerra (la riunione della NATO a Cairo, nel febbraio 2011, in occasione della Conferenza di Ginevra del giugno 2012) fu una messa in scena multimediale per delegittimare il governo, in modo che cadesse come un frutto maturo nelle mani della NATO. Le azioni militari furono perpetrate da diverse fazioni, ricevendo gli ordini direttamente dall’Alleanza. Si trattava soprattutto di accreditare le menzogne e dare l’illusione di una rivolta diffusa. Secondo le teorie di William Lind e Martin Van Creveld, l’ELS era un’etichetta da attribuire a tutti quei gruppi, ma senza avere una propria struttura gerarchica. Invece, la seconda guerra (la riunione degli “Amici della Siria” a Parigi, nel luglio 2012, in occasione della Conferenza di Ginevra del 2 gennaio 2014) è una guerra di logoramento per “esaurire” il Paese fino alla resa.  Per svolgere tale ruolo, l’ELS avrebbe dovuto trasformarsi in un vero e proprio esercito, con gerarchia e disciplina, non è mai stato in grado di farlo.
Sentendo avvicinarsi la propria fine, dato il riavvicinamento turco-iraniano, l’ELS annunciò la propria eventuale partecipazione a Ginevra 2, chiedendo condizioni irrealistiche. Ma era troppo tardi. I mercenari dell’Arabia Saudita hanno avuto ragione di tale finzione della NATO. Chiunque può ora vedere la nuda verità: non c’è mai stata una rivoluzione in Siria.

Thierry Meyssan

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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