Di Rivista.Indipendenza

Italia, paese servo di primaria importanza nelle strategie geopolitiche USA. Lo aveva fatto trasparire l’ambasciatore USA in Italia, David Thorne, sostenendo che l’intervista rilasciata da Obama a “La Stampa” «mostra l’importanza della visita di Monti negli USA». Monti e Obama si sono incontrati ieri per discutere dei «passi complessivi che il governo italiano sta compiendo per riconquistare a fiducia dei mercati e per rafforzare la crescita attraverso le riforme strutturali». La Casa Bianca «apprezza l’importante contributo che l’Italia dà alla sicurezza internazionale, all’interno dell’Europa e fuori, compresa la sua attuale leadership della missione ISAF in Afghanistan».

Nel corso della cerimonia di sostanziale omaggio feudale di Monti a Washington, l’inquilino della Casa Bianca ha parlato di «passi impressionanti» da parte del governo italiota e ribadito la necessità che gli Stati europei mettano mano ai propri bilanci per potenziare i fondi salva Stati. «Solo così si riducono le possibilità di doverli usare», l’avvertimento che è anche una velata minaccia. A chi non avesse ancora chiari i rapporti di vassallaggio USA-UE, il presidente USA puntualizza che la crescita dell’Europa è «intrinsecamente legata a quella degli Stati Uniti» e che gli USA operano «assieme all’Europa in qualsiasi cosa facciamo nel mondo». E quanto l’Italia venga vista a Washington come ‘anello’ chiave nello scacchiere continentale non c’è solo la gratificazione obamiana tutta formale di «consultare» Monti sulla preparazione dei prossimi summit del G8 e della NATO a Chicago, ma c’è anche il prestigioso settimanale USA, “Time”, che, sempre in fatto di estetica, dedica a Monti la copertina, chiedendosi se questi «possa salvare l’Europa», vale a dire fare la sua parte per asservire ulteriormente i singoli Stati europei alle strategie di Washington.
E l’affidabilità di Monti (dell’asse Napolitano-Monti, per non sottacere i meriti dell’asse di spicco e di riferimento politico dell’euroatlantismo di questa ‘fase’) è decisiva per il rafforzamento dell’Unione Europea in una fase strategicamente delicata: forse questo è il motivo per cui il pur servile ma inaffidabile Berlusconi andava defenestrato.
Sull’euro Obama è stato più volte chiaro, anche ieri: «gli USA faranno di tutto per stabilizzare l’euro». Solo poche settimane fa, il segretario al Tesoro USA, Geithner, al World Economic Forum di Davos, è tornato a premere sulla Germania per un rafforzamento della dotazione dell’ESM (Meccanismo Europeo di Stabilità, previsto entro giugno 2012), che consenta alla Banca Centrale Europea di diminuire gli acquisti sul mercato secondario dei titoli di Stato («l’unico modo che ha l’Europa per restare unita e far funzionare l’unione monetaria, è quello di costruire un firewall [muro di protezione finanziario, ndr] più forte»). E’ uno dei modi di traduzione ‘tecnica’ dell’interesse USA a “più Europa”, a spese della sovranità (anche) economica degli Stati membri. Nelle stesse ore l’ex vicepresidente per l’Europa della banca d’affari USA Goldman Sachs, oggi al vertice della BCE, dichiarava: «Il firewall è necessario (…) Lo spread [differenziale tra i tassi d’interesse dei titoli di Stato dei diversi Paesi rispetto al “bund” tedesco, ndr] è diventato il motore dei cambiamenti (…) solo tre mesi fa era semplicemente impensabile che gli Stati accettassero una riduzione della sovranità fiscale».
Come dire: viva la destabilizzazione speculativa finanziaria made in USA come strumento di ricatto per spingere gli Stati ad ulteriori svendite di beni e diritti in nome di “più Europa”.
Quanto i poteri forti nordamericani stiano investendo su Monti, è significativo un passaggio del rapporto degli analisti della banca USA Citigroup, Baragiola e Fordham, uscito a fine gennaio. Il debito pubblico è il migliore amico di Monti. Ritengono che Monti, superato aprile, possa durare fino alla fine della legislatura, addirittura accelerando su quelle riforme che «finora sono sembrate un po’ troppo timide». Della serie: il bello (per loro!) deve ancora venire! Infatti «ci sono 150 miliardi di bond da piazzare da qui ad aprile; se le aste andassero deserte non rimarrebbe altro che l’ipotesi Fondo Monetario Internazionale, con conseguente scenario greco». Da qui al 2013, sempre secondo Citigroup, i miliardi di titoli da piazzare sono 370. Una spada di Damocle che la politica di emissioni del Tesoro addirittura sta rafforzando, prelidigendo il collocamento di titoli a scadenza inferiori all’anno che saranno anche meno costosi ma lasciano l’Italia sempre più alla mercé degli umori dei “mercati”.
È questo il risultato dell’euro e della cessione della sovranità monetaria e finanziaria.
Che le “amicizie” imperiali siano sempre pelose, lo ricaviamo da un articolo de “La Stampa” (7 febbraio) riguardante l’intervento dei Fondi USA sui titoli di Stato italiani. «Da gennaio, l’umore del mercato sui titoli di Stato italiani è decisamente cambiato». Significativi gli investimenti degli “hedge funds” USA, che nei mesi passati avevano speculato su un fallimento dell’Italia. Per Piero Verzetti, di Banca Akros, «lo spread alto è stata un’ottima occasione d’acquisto». Se per Draghi l’impennata dei rendimenti è stata un’opportunità per ulteriori mannaie sociali, per i banchieri USA è una ghiotta opportunità di profitto: la scorsa settimana, per i titoli a dieci anni, rendimenti attorno al 6%. In calo rispetto al 7,5% di dicembre, sempre però più elevati di quelli degli scorsi anni. E comunque insostenibili per un’economia in recessione, come un cappio al collo che il boia finanzario USA, bontà sua, ci allenta un tantino, riservandosi di ristringerlo qualora non dovessimo più riscuotere la sua «fiducia». A quando la rottura del cappio? Attraverso il ripristino di forme di protezionismo valutario che ci sottraggano all'”umore”/ricatti della finanza estera a dominanza USA?
Con tutto questo di sfondo, il mainstream italoparlante di casa nostra, con trasversale consonanza della grancassa partitica euroatlantica di destracentrosinistra che sostiene il governo “tecnico”, ha ormai di mira un tema ricorrente anche come spot pubblicitario alla cow-boy, un vero e proprio “wanted” sociale: la lotta all’evasione/elusione fiscale. L’essenza del Male Assoluto sociale ed economico di questo paese. A onor del vero, se la gioca con l’art. 18. Sì, perché in quest’Italia in spirale di colonizzazione spinta, sempre dagli States, solo qualche giorno fa, un editoriale del Wall Street Journal non solo ricordava un “leitmotive” euroatlantico del momento, e cioè che il posto fisso è «monotono» e addirittura nocivo per l’economia, ma addirittura, con sprezzo del ridicolo, è arrivato a sostenere che «la più grande minaccia alla crescita economica dell’Italia non è il debito pubblico ma l’articolo 18 (…) relitto degli anni ’70», art. 18 cui poi si imputa addirittura l’esistenza della disoccupazione!
Purtuttavia è anche lì, sul fisco, uno dei nodi su cui è necessario riflettere. Prendiamo atto che aumenta la pressione fiscale, si tagliano le spese sociali, e sempre più impazza la caccia all’evasore/elusore: tutto per rastrellare più soldi possibili. Ma per finanziare e pagare chi, cosa? Un debito (che ben ci si guarda dal circostanziare e spiegare) e speculatori, affaristi, grandi gruppi imprenditoriali e finanziari? Riflettiamo, in chiusura, su due esempi.
In primo luogo i super regali italiani alla Difesa USA: “la Repubblica” conferma ieri l’ordinazione dei primi 3 cacciabombardieri F35 Jsf. Costo (80 milioni l’uno) destinato a salire. Velivoli funzionali, nella peggiore dell’ipotesi, a bombardare al servizio di Washington (vedi Afghanistan), nella ‘migliore’ a finanziare il complesso militar-industriale USA (la Lockheed). Sì, perché l’Aeronautica italiana ha segnalato la necessità di sostituire i caccia Tornado e Amx per poter eseguire efficientemente i massacri ordinati dagli USA, e compra F-35 che negli States, per le tante difettosità riscontrate, tali da allarmare personaggi del calibro del guerrafondaio repubblicano Mc Cain, non pochi al Pentagono non vogliono più in dotazione. Paradossi del servilismo italiota!
In secondo luogo, e per restare a queste ore (ma esempi ce ne sono innumerevoli da tanto, tanto tempo) il governo coloniale Monti, lacrimogeni e sangue all’Italia, ha effettuato un “super regalo” alla finanza USA. Altro che riduzione del debito pubblico! Quando si tratta della grande finanza estera, il Tesoro spende e spande! Lo scrive “L’Espresso”: «Super regalo a Morgan Stanley». Orazio Carabini fa sapere che il Tesoro ha «estinto», su richiesta della banca USA Morgan Stanley (la cui sezione italiana è diretta dall’ex direttore generale e ministro del Tesoro Domenico Siniscalco), una posizione in derivati con la banca stessa. Cifra sborsata: due miliardi e 567 milioni di euro. Rileva il giornalista: «L’episodio riapre la questione della trasparenza delle operazioni in derivati che sono gestite dal Tesoro nella più totale opacità. Nessuno sa a quanto ammontano (…)». È prevedibile comunque che saranno profitti per la grande finanza e perdite accollate ai cittadini di questo Paese, considerate anche le operazioni sottoscritte da Regioni e Comuni.
E allora, è necessario interrogarsi e scoprire da cosa origini il debito pubblico italiano, quale sia la sua composizione, e quindi trarre ovvie e debite indicazioni di lotta! E, ulteriormente, è necessario mettere in discussione le finalità d’uso dei soldi dei contribuenti italiani. O si vuol essere conniventi e parte del sistema euroatlantico dietro la (oggi) strumentale ed anti-nazionale lotta all’evasione/elusione fiscale?
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