di Oltrelacoltre

di Gianni Tirelli

La menzogna, oggi, si materializza nelle promesse dei politici alla vigilia delle elezioni, e negli Spot pubblicitari che propagandano a tambur battente gli straordinari effetti di miracolose diete, creme snellenti e farmaci taumaturgici. Si materializza nelle parole di preti in abiti principeschi dai volti emaciati e contratti dal dolore che, da esperti commedianti navigati, promettono gioia e vita eterna ai miserabili, agli afflitti, agli ammalati e ai diseredati, standosene comodamente appartati, al caldo nei sontuosi salotti vaticani, intenti a disquisire sull’immoralità dell’uso del preservativo, e altre amenità del genere. Nell’arco di solo mezzo secolo, la menzogna è stata assimilata a pratica relazionale e comportamentale, generazione dopo generazione, fino a noi, che ne abbiamo fatto baluardo di civiltà, di progresso e di semplificazione.

Perché l’industria, dunque, allineandosi, dovrebbe mettere sul mercato una merendina per bambini, buona e genuina, scegliendone scrupolosamente, coscienziosamente e responsabilmente gli ingredienti, la loro assoluta qualità e i naturali principi nutritivi, quando è sufficiente affermare in TV che la stessa è buonissima, imperdibile e fatta esattamente come quella della nonna, per convincere la massa di ebeti e boccaloni ad acquistarla? Visto, che di questi tempi, la menzogna ripetuta, in ogni caso, paga più di ogni altra sacrosanta verità?

Il Sistema Bestia, ha incentrato tutto il suo potere sulla pratica pragmatica e metodica della menzogna, driblando ogni ostacolo di natura etica/deontologica, così da ridurre al minimo i tempi di produzione e commercializzazione di ogni bene e bisogno prodotto in serie, con il minore dispendio di energie e di investimenti.

Gli individui che compongono le moderne società liberiste, inette e rammollite, non conoscono la verità. Il loro pensiero omologato e omologante, è il risultato di un libretto di istruzioni che il “Sistema Relativista Mediatico” distribuisce loro, e che, gli stessi, interpretano alla lettera in ogni suo punto, comma e nota. Questo succede, perché al di fuori di quella recinzione ad alta distrazione mediatica che circoscrive la loro apparente esistenza, non saprebbero sopravvivere.
-La fuori, un tempo, l’acqua scorreva immacolata dalla sorgente fino al mare, e l’aria profumava di fiori di pesco. La sera, intorno al camino, la fuori, i vecchi raccontavano storie fantastiche, e i bambini spalancavano di meraviglia i loro occhioni, cavalcando cavalli alati sopra foreste primordiali popolate da elfi, gnomi e fate. La fuori, un tempo, la terra era piatta e le stelle erano i desideri degli uomini appese al grande manto celeste. Perché la fuori, tutto era chiaro ed evidente, e il volto del male non aveva le sembianze del mendicante-
Ma all’interno della Grande Gabbia, tutto è relativo. Così, il giusto e l’iniquo si confondono, la licenza si fa libertà, la contraffazione verità, il falso spodesta l’originale, mentre lo scempio ambientale si fa progresso. E intanto la bellezza si prostituisce, scandalosamente, alle lusinghe della perversione, e del vizio.

Meglio allora restarsene buoni dentro la Grande Gabbia, dove tutto è già codificato e programmato, dove ogni più remoto barlume di consapevolezza e discernimento è stato cancellato, e principi e valori non sono che le parole sconosciute e vuote di un mondo ancestrale, di una dimensione onirica e di un tempo eroico che fu.
Tutto questo, di contro, induce a forme di frustrazione, di depressione e di smarrimento panico, al quale, il Sistema, cerca di ovviare mettendoci a disposizione nuovi strumenti di comunicazione virtuale, atti a fare interagire in tempo reale, i vari sentimenti di rabbia, di indignazione e di immaginifiche rivoluzioni e sommosse. In questo modo il Sistema ci disattiva, rendendoci inoffensivi, tenendoci impegnati e dandoci l’impressione di essere protagonisti e possibili artefici del cambiamento. Ogni soggetto è schedato, controllato e, di privato, non è rimasto nulla.
Per questa inedita specie umana, non vi è alcuna speranza di riscatto essendo la sua mente, oramai completamente plagiata e la sua volontà e reattività, ridotta ai minimi termini. La passione per la terra si è estinta, e la fatica per il lavoro dei campi, un ostacolo insormontabile.

Noi occidentali, in primis, non siamo che polli in batteria. Nella Grande Gabbia ci siamo imprigionati volontariamente, dopo averla noi stessi costruita, recidendo ogni rapporto con il mondo degli spiriti. Ogni parametro di riferimento e di comparazione logica (necessari per giungere a decifrare e definire scelte oggettive di stampo etico), sono stati per sempre rimossi dalla nostra coscienza, e la nostra consapevolezza , è limitata all’area occupata all’interno della Grande Gabbia, dove tutti, trascorriamo una vita artificiale, .
Questo tipo di particolare schiavitù, (eccezionale nella storia dell’umanità) ha privato l’individuo, dell’alba e del tramonto, costringendolo a un’esistenza limbica, a mezz’aria fra una presente assente e un domani inesistente. Un mutante umanoide, risultato ultimo di un processo regressivo di omologazione cognitiva che, inverosimilmente, lo stesso, ha pianificato e reso operativo – un caso unico, per l’eccezionalità, nella storia dell’umanità.
Questo “singolare” esemplare umano, affetto da una particolare patologia (infantilismo cronico degenerativo), non è in grado di procurarsi il cibo, di scaldarsi, di produrre autonomamente alimenti, di soffrire e di decidere.
Un uomo privo della più remota forma di volontà, che rifiuta ogni fatica fisica, responsabilità individuale e ragione, essendosi consegnato, anima e corpo, fra le grinfie del Sistema Padrone da lui stesso partorito.

La maggior parte del suo cervello, che per milioni di anni gli ha consentito di sopravvivere, di adattarsi ed evolversi, non solo è rimasta inattiva, ma nella gran parte degli individui del mondo occidentale (nuove generazioni in particolare), è totalmente assente.
Nel frattempo il Sistema si sfrega le mani, sapendo che fuori dalla Grande Gabbia – da quella prigione – non è più in grado di sopravvivere.
Definire tutto ciò come follia, non renderebbe giustizia alle ragioni di una tale anomalia, e la collocherebbe dentro i confini dell’umano. Una circostanza del genere, si è venuta a creare, si, per dei fattori tecnici dipendenti dall’essere umano ma, inattiva, senza l’intervento di una forza soprannaturale di natura maligna.
In virtù di un tale tecnicismo, si sono venute creare, le condizioni ideali, perché ciò accadesse. Oggi, pensare di tornare indietro, è una mera illusione – un percorso impraticabile!

Fonte: http://www.oltrelacoltre.com/?p=15978

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