di Marco Saba

[Cos’è uno schiavo? Uno che crede, fermamente, di avere un padrone]

Nel libro “La fattoria degli animali”, l’autore George Orwell (vero nome Eric Arthur Blair) ci racconta che “tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali”. Questo libro del secolo scorso dice una grande verità: vi sono sostanzialmente oramai due sole classi di persone.

Quelli che, animali, per vivere debbono lavorare, e quelli che avendo raggiunto l’illuminazione, vivono semplicemente creando denaro “dal nulla”. Ma chi ha il potere di creare denaro? Si tratta di un potere sovrano che, in quanto tale, spetta al sovrano. Banalmente: il vero sovrano è colui il quale crea moneta. Perché, subito dopo averla creata, la scambia ottenendo in cambio una vera ricchezza: i beni ed i servizi. Questo peccato originale è di somma importanza per capire come funziona il potere. Nel nostro sistema, ci sono principalmente tre creatori di denaro: lo Stato, la banca centrale, il cartello delle banche ordinarie. E’ una vera e propria “conventio ad escludendum”: nessun altro può “legalmente” creare moneta. Lo stato crea monetine metalliche, assieme a San Marino e al Vaticano, il che rappresenta un ben misero “signoraggio”.

Un misero guadagno tra quanto costano i metalli delle monete ed il valore facciale ivi rappresentatovi. La banca centrale stampa i foglietti di carta – e già questa moneta è illegale perché non emana dalla sovranità, ma da un fraintendimento: che la Banca d’Italia sia mai stata d’Italia – e li addebita allo stato complice che emette in cambio cambiali – buoni di stato – a nome tuo e mio. Per mascherare meglio il falso il bilancio, la banca centrale commissionava all’istituto poligrafico zecca di stato la stampa vera e propria delle banconote, che le venivano fatturate al costo, dopodiché la Banca d’Italia postava al passivo nel bilancio IL VALORE NOMINALE delle banconote, non semplicemente le fatture dei costi tipografici. Esattamente come se un proprietario di un Casinò postasse al passivo NON il costo di fabbricazione delle fiches, ma bensì il loro nominale valore facciale. Calcola quanto costa stampare un biglietto da 500 euro e la differenza col suo valore nominale ed hai già capito in che mani siamo finiti. Se quindi abbiamo capito questo, siamo già un buon passo avanti.

Abbiamo due attori che si prendono il signoraggio: uno, lo stato, in cui crediamo perché ci dovrebbe difendere dai ladri, che si prende il guadagno dalla stampa delle monetine (ma non ci spiega perché i sovrani Vaticano e San Marino non péschino in altre tasche stampandosi la loro moneta sovrana),, il secondo, la banca centrale, che si appropria del signoraggio sulle banconote (estremamente più lucroso).

E fin qui siamo alle scoperte del Prof. Giacinto Auriti, di Ezra Pound e di altri illustrissimi ben conosciuti. Ma ora arriva il terzo incomodo: il cartello delle banche, molte delle quali socie della Banca d’Italia. Il debito pubblico ammonterrebbe a 27mila euro a testa perché lo stato corrotto, avendo abdicato alla sovranità, si sarebbe fatto stampare le banconote in cambio di titoli di stato portatori di interessi e/o ceduti scontati. Ovvero: lo stato avrebbe potuto farsi stampare DIRETTAMENTE dal poligrafico i 27mila euro a costi tipografici. In soldoni: uno stato che stampa titoli credibili può benissimo stampare moneta, come avvenne durante il ventennio fascista con i “Biglietti di Stato a corso legale”. Come avvenne dopo, fino alla strage di Piazza Fontana, con le 500 lire cartaceee “Biglietto di Stato a corso legale”. Per essere ancora più chiari, l’ambasciata americana di Roma venne comprata con le “AM-Lire”, i biglietti che permisero agli americani di conquistare l’Italia perché – colpa del fascismo – nessuno aveva capito cos’era la moneta, il signoraggio e la sovranità.

Diciamo quindi che il 2% della moneta emessa – monetine e banconote (ovvero false cambiali senza scadenza) – sono a signoraggio misto: stato più una – sedicente – Banca d’Italia. Quanto prelevato dallo stato potrebbe essere lecito – come tassa. Quanto prelevato dai signori privati del signoraggio – che falsuificano sistematicamente i bilanci – è sicuramente un pizzo. Ma da dove arriva il 98% della moneta restante?

Il 98% della moneta che usiamo è moneta creditizia. Moneta virtuale. Moneta creata dal cartello bancario abusando della buona fede e dell’ignoranza della popolazione. Attraverso il meccanismo perverso della riserva frazionaria: versi 100 euro in banca, loro li mettono a “riserva”, e ne stampano 5.000 (cinquemila). Cioè, le banche potrebbero prestare 50 volte quello che realmente hanno in deposito. Si chiama BANCAROTTA TECNICA. Se, per avventura, un governatore della banca centrale diventasse presidente della tua Repubblica, lo potresti incriminare di Alto tradimento, il più odioso crimine previsto dal nostro codice. Questo perché i proprietari del meccanismo del signoraggio, le BrigateRothschild e le Brigate Rockfeller, non sono cittadini italiani. Ma non solo: anche perché si sono ceduti la tua sovranità, cosa che è illegale. Illegittima. Invalida EX TUNC. Sto precisamente parlando del golpe di Maastricht. Un trattato tra sei monarchie corrotte e sei presidenti della Repubblica corrotti. Nel nostro caso, l’alto tradimento riguarda sia Cossiga che Scalfaro: certi tradimenti sono così grossi che bisogna essere in due.

Scusate la divagazione storica.

Tornando al signoraggio sulla moneta, come abbiamo spiegato ci sono tre pretendenti: lo stato (monetine), la Banca d’Italia (che avendo falsificato sistematicamente i bilanci ha aderito da sempre a tutti i condoni possibili…) ed il cartello bancario (emettendo moneta come credito).

Come non ci possono essere tre mariti per una moglie, così non ci possono essere TRE intestatari del diritto sovrano del signorasggio.

Lo stesso concetto di proprietà lo esclude: la proprietà di una cosa è mia solo se ne sono io l’esclusivo proprietario. La proprietà del signoraggio spetta al sovrano, che in Italia, ed in qualsiasi democrazia, è IL POPOLO.

Lo stato, abbiamo visto, ha tradito il mandato di garantire al cittadino la proprietà privata delle sue cose.

Questo è pericoloso perché si chiama PERDITA DELLO STATO DI DIRITTO:.

Ovvero: se qualcuno mi chiede la stessa cifra (tasse), o una minore, MA mi garantisce senz’altro di proteggere la proprietà dei miei beni, mi ci affiderò senz’altro. Questo è il fattore critico di successo di ogni mafia più economica dello stato.

E la mafia convenzionale non è altro, alla fin fine, che il tentativo della gente di sottrarsi ad uno stato traditore in combutta con dei banchieri autocrati.

Se quanto sopra esposto è vero, dovrebbero esistere da qualche parte i conti correnti dei traditori della sovranità monetaria del popolo, o almeno delle loro banche compiacenti: ESISTONO. Questi conti si trovano nelle società di clearing – società di compensazione. Ho scritto un libro intero per spiegarne il meccanismo (Bankenstein, ed. Nexus, 2006). Cercherò di riassumere: la società di compensazione CEDEL (poi Clearstream Bank) nacque con un meccanismo di riciclaggio inventato da Roberto Calvi e realizzato da Gerard Soisson, come tecnico informatico. Entrambi trovarono la morte anche se oggi si indaga solo su quella di Calvi. L’idea geniale di Calvi si basava sul sistema della riserva frazionaria. Cioè, quando devo compensare conti tra due istituzioni bancarie, posso limitarmi ad avere la riserva frazionale sulla differenza FINALE dello scompenso. Cioè, se riesco a cancellare la traccia delle transazioni (manomettendo le registrazioni nella cassa di compensazione), posso registrare molto di meno. Esempio: la Banca Bassotti è esposta con la Finanziaria IFIL per un miliardo. La IFIL deve alla Banca Bassotti un miliardo e cento. Differenza: CENTO. Se nascondo le transazioni sottostanti, posso impegnare riserva frazionaria sufficiente SOLO a garantire i CENTO. Ma se devo dichiarare le transazioni effettive, un miliardo PIU’ un miliardo e cento, devo avere riserve frazionarie sufficienti per garantire un totale di 2,1 miliardi!

Roberto Calvi, dopo aver regalato una statuina in argento delle QUATTRO scimmiette (una si tappava la bocca, una gli occhi, una gli orecchi ed una il naso) a Gerard Soisson, venne suicidato sotto un ponte della City a Londra.

Gerard Soisson morì improvvisamente quarantenne in un Club Med in Corsica, durante le vacanze, ed il suo cadavere, eviscerato, venne inviato per aereo nel Lussemburgo. Clearstream ebbe anche il cattivo gusto di revocare telefonicamente l’assicurazione sulla vita di fronte alla vedova piangente.

Ma il diavolo veramente con i coperchi è un disastro.

Da allora, sono usciti dei libri che spiegano, poco per volta, come in una tortura medievale, il marcio del sistema.

Questo articolo vuole semplicemente accennare all’ultimo scandalo che sta travolgendo la Francia, il suo presidente ed il primo ministro.

Uno scandalo che potrebbe avvenire anche qui, domani, se si sapessero i coinvolgimenti della Cassa Depositi e Prestiti di Roma (Renato Tarantola).

Oppure i conti neri dello IOR.

Oppure quelli della Banca d’Italia. Oppure se si indagasse sulle decine di conti Clearstream denominati “Italian tax“…

Ma per ora limitiamoci a cosa sta succedendo in Francia.

Gli scandali che circondano Jacques Chirac, presidente della Francia, offrono un esempio molto esplicito di che cosa sia l’inflazione. Sei anni fa, quando Chirac era sindaco di Parigi, si sospettava che egli si fosse appropriato di una valigeta contenente 300mila FR dollari in contanti (Nota: dollari FR: dollari della Federal Reserve, non “United States Notes”…).

Ora l’accusa è che Chirac abbia un conto segreto in Giappone, presso la SAWA bank, con 50 milioni di FR dollari. Chi lo sta accusando è un veterano dei servizi francesi, tale generale Philippe Rondot, che aveva a suo tempo organizzato l’arresto di “Carlos lo sciacallo”, e che si era occupato di negoziare il rilascio di ostaggi dal Libano e dall’Iraq. Chirac ha ovviamente negato le accuse che si riferiscono a conti presso Clearstream Bank, nel paradiso fiscale del Lussemburgo. Ma quello che i giornali francesi omettono di dire è che, quando venne instaurata una apposita commissionme d’inchiesta governativa, il governo francese dovette cadere, tempo fa.

Riportiamo sotto il capitolo 10 tratto dal nostro libro BANKENSTEIN:

Capitolo 10 – Riciclaggio di denaro e clearing interbancario

“Tra le numerose transazioni molto confidenziali che Ernest ha dovuto trattare durante i tredici anni passati in Cedel, quella che l’ha maggiormente colpito riguarda gli ostaggi americani trattenuti in Iran all’inizio degli anni 80. La Casa Bianca dove Ronald Reagan era stato appena eletto, ha sempre negato di aver versato un riscatto in cambio della loro liberazione. Ma Ernest era al posto giusto per sapere che era falso. Lo stratagemma era indecifrabile a meno di trovarsi nel cuore del sistema, che era appunto il caso suo. Egli ricorda l’ordine urgente ricevuto all’inizio del 1981. Il 16 gennaio la Federal Reserve e la Bank of England (le banche centrali americana ed inglese) gli intimarono congiuntamente l’istruzione urgentissima di trasferire a banche non aderenti a Cedel, sette milioni di dollari in valori mobiliari: cinque milioni da prelevarsi dal conto della Chase Manhattan Bank e due milioni dal conto della Citibank. Gli venne spiegato allora che si trattava di trasferimenti legati alla sorte dei 55 ostaggi americani detenuti da 15 mesi nell’ambasciata americana di Teheran.”

Tratto da: “Révélation$”, di Denis Robert e Ernest Backes, ed. Les Arènes, Parigi 2001

Negli ultimissimi anni, è venuto alla ribalta lo scandalo della società lussemburghese Clearstream (ex Cedel). Il brano di cui sopra implica un’operazione di riciclaggio: il riscatto venne pagato in base ad un accordo stipulato a Parigi, secondo il quale gli ostaggi avrebbero dovuto essere rilasciati SOLO dopo l’elezione di Ronald Reagan a presidente degli Stati Uniti. Clearstream è una società europea di compensazione interbancaria, come ad esempio lo sono Euroclear e SWIFT. Negli USA, ad esempio, troviamo la società di compensazione CHIPS.

Si tratta di “camere di compensazione” o “società di clearing”, secondo la denominazione inglese. Queste servono sia come “trasportatori” di denaro o titoli (azioni, obbligazioni e bond), sia come “notai” che ne registrano le relative transazioni. Le registrazioni sono conservate con cura per risolvere eventuali casi di contestazione da parte dei clienti. Grazie alla potenza informatica di queste società di clearing, un portafoglio titoli può cambiare di mano, anche trenta volte al giorno, viaggiando – virtualmente – attraverso una dozzina di piazze finanziarie diverse. Presso queste società vi sono conti aperti ufficialmente da banche ed istituzioni finanziarie che periodicamente effettuano delle transazioni informatiche per aggiornare le relative posizioni Dare-Avere. Si è scoperto che, oltre ai conti delle istituzioni finanziarie, in Clearstream vi erano conti di privati e di società multinazionali. Inoltre molti conti, più del 50%, erano “non ufficiali” o “non pubblicati”. Il 4 agosto 2000, Cedel ha aperto una filiale in Svizzera, a Ginevra, in Rue du Rhône 118, la “Cedel International, Luxembourg, succursale de Genève”. L’oggetto sociale era: “Investimento delle liquidità eccedenti sui mercati finanziari internazionali e gestione del relativo portafoglio titoli”. Nel suo consiglio d’amministrazione troviamo un italiano: Roberto Civalleri, residente a Scarnafigi, in provincia di Cuneo. Il presidente ed il vicepresidente sono invece americani: Robert R. Douglass e David Van Pelt. La società venne radiata, dalla camera di commercio di Ginevra, prima dell’uscita di questo libro: il 13 luglio 2003. In un articolo recentemente apparso su “La lettre du blanchiment”, un banchiere francese ha chiaramente detto, a proposito del riciclaggio, dell’esistenza di un “triangolo delle Bermuda” della finanza internazionale (Clearstream, Euroclear e Swift).

Euroclear.

Emanazione di JP Morgan, serve principalmente per riciclare quanto sottratto alla comunità europea tramite il signoraggio: circa 6.134 miliardi di euro – M3 – al dicembre 2003. Il debito pubblico della UE era pari al 61% di tale cifra, ovvero 3.795 miliardi. Euroclear si è fusa con la camera francese di compensazione SICOVAM.

Clearstream.

Questa cooperativa bancaria, che prima si chiamava Cedel, venne creata nel 1971 per facilitare gli scambi internazionali di azioni ed obbligazioni. Ha 1700 dipendenti in sette paesi, tra cui gli Usa, l’Inghilterra e la Germania. Nel 2000 è stata acquistata per metà da Deutsche Boerse Clearing, la camera di compensazione tedesca. Clearstream, nel 2000, trattava circa 450 volte il bilancio del Belgio, qualcosa come 50 trilioni di euro all’anno, una cifra paragonabile a quanto trattato annualmente da Euroclear. Nelle sue casse, nel 2000, aveva depositati qualcosa come 9000 miliardi di euro. Ha un esercito di consulenti profumatamente pagati, in particolare troviamo vari responsabili politici del Lussemburgo. Recentemente ha ammesso errori contabili per un totale di 1,7 trilioni di euro (l’equivalente del debito pubblico del terzo mondo), senza che nessuno sollevasse obiezioni. Serve per riciclare – principalmente con titoli – quanto indebitamente ottenuto dalle banche col meccanismo della riserva frazionaria-inflazionista [Nota: Il valore convenzionale totale delle banconote denominate in Euro è di circa 425 miliardi (M1). Il valore totale degli Euro circolanti, compresa la moneta bancaria (M3), è circa 6.134 miliardi. Le riserve d’oro fino della Banca Centrale Europea sono 9.404 tonnellate. Il prezzo dell’oro fino è di 11,569 Euro per grammo, pari a 327,9764 Euro per oncia. Il valore delle riserve d’oro fino della Banca Centrale Europea è di 108,8 miliardi di Euro. Quindi, il valore della garanzia (riserve d’oro) è pari al 25,6% delle banconote denominate in Euro ed al 1,773% degli Euro in circolazione.] Clearstream, comunque, non disdegna le banche centrali. La Federal Reserve ha sette conti su Clearstream, di cui 5 non pubblicati. La Banca d’Italia vi ha aperto almeno un conto non pubblicato. Anche la Banca centrale dell’Iran vi possiede un conto non pubblicato.

SWIFT.

Si tratta di una società d’instradamento finanziario che trasporta gli ordini di trasferimento di contante tra settemila istituzioni finanziarie. Trasferisce 3.000 miliardi di euro al giorno con sei milioni di ordini trattati quotidianamente. Il sistema permette dei trasferimenti a cascata, in una serie di paradisi fiscali, in pochi secondi. Swift conserva gli archivi delle transazioni solo per pochi mesi: si tratta di una decisione arbitraria. Questo sistema, completamente cieco poiché le informazioni trattate vengono cifrate, viene costantemente attaccato dalle autorità che si occupano di lotta contro il riciclaggio. Anche presso Swift esistono dei conti non pubblicati. Swift rappresenta l’hub di ingresso e di uscita della liquidità riciclata.

Partendo dall’assunto per cui queste istituzioni, create dalle banche stesse, sarebbero le principali artefici del riciclaggio, illustro i due casi “Clearstream” ed “Euroclear” riportando parti dei rispettivi verbali della commissione parlamentare francese sul riciclaggio.

Audizione di Régis Hempel, ex dirigente della società Clearstream, davanti alla commissione parlamentare francese sul riciclaggio

Estratto del verbale della seduta di mercoledì 19 settembre 2001 – Presidente: Vincent Peillon – Relatore: Arnaud Montebourg

Presidente: Signor Hempel, La ringrazio della Sua presenza. Questo incontro era stato previsto varie volte ma abbiamo dovuto rimandarlo per ragioni che Le competono […]. Vorrei che Lei ci dicesse per quale motivo abbiamo incontrato così tante difficoltà per incontrarla, mentre eravamo così impazienti data la portata delle Sue dichiarazioni, fatte nel quadro del lavoro effettuato da Denis Robert.

Régis Hempel: La spiegazione è semplice. Una inchiesta giudiziaria era stata aperta contro i dirigenti di Clearstream. Il giudice istruttore voleva inizialmente sentirmi in quel quadro. Come vi ho scritto, mi mettevo innanzitutto a disposizione della giustizia lussemburghese prima di spostarmi all’estero.

Presidente: […] Potreste indicarci perché potete, ora, incontrarci? A che punto è arrivata quell’inchiesta? Come l’avete vissuta? So che ci sono state delle perquisizioni a Clearstream. Come sono andate le cose. in relazione alle Vostre accuse?

RH: E’ più semplice cominciare dalla fine. Da Clearstream i dirigenti e tutta la direzione sono stati cambiati. Il Sig. Lussi se n’è andato. I dirigenti non ci sono più. E’ stata fatta una perquisizione da Clearstream, dal giudice istruttore e da me. Sono andato io stesso con lui nelle stanze di Clearstream per vedere, prendere e mettere al sicuro i documenti, cosa che è stata fatta. Quando è finita, ho continuato a lavorare per la polizia giudiziaria, anche di sabato e domenica. Leggevo i documenti. Erano già dieci anni che ero fuori dal giro e bisognava che mi aggiornassi con l’aiuto dei documenti. Passavo le mattinate, e talvolta i pomeriggi, dalla polizia giudiziaria a leggere i documenti e a prendere delle note per poterli guidare su una lista “tracciabile”. E’ lì che c’è il problema, da Clearstream, nelle tracce. Ma non sapevo che, dopo la perquisizione da Clearstream, ero anch’io sotto osservazione della polizia giudiziaria. Ero sotto ascolto. Non lo sapevo, mentre lavoravo per la polizia giudiziaria. Ero perseguito poiché, diciamo così, avevo dei documenti. Avevo comunque preso accordi con il giudice per far sì che potessi consegnare dei documenti senza essere colto in fallo io stesso. Avevamo pensato tre casi di facciata. Li abbiamo in qualche modo “fabbricati”. Lui doveva fare una perquisizione a casa mia, una perquisizione nel mio ufficio ed una là dove si trovavano effettivamente i documenti, in un altro posto di lavoro. Era della connivenza con me. Avevamo già firmato gli accordi il 17 maggio scorso, quando ci siamo incontrati per la prima volta.

Presidente: Per capire meglio, si tratta di documenti precedenti al 1993, quando ancora eravate in funzione presso Clearstream?

RH: Esatto. Ho indicato alla giustizia tre transazioni da indagare, e così sono andati da Cedel-Clearstream a fare la perquisizione. Preciso che ho fatto delle confessioni su quello che avevo fatto, ma secondo la legge era tutto caduto in prescrizione. Secondo la legge lussemburghese, tutto era prescritto: non si potevano attaccare i dirigenti. All’epoca, il giudice mi chiese di cercare da Clearstream delle tracce nei programmi [informatici] per avere una visione degli elementi perseguibili. Lavoravo quindi su tutti questi elementi per trovare una transazione, o due o tre, per dimostrare la strada. Non volevo far uscire il nome di un cliente perché questo ricadeva sotto il segreto bancario ed io avrei infranto la legge. Mi avrebbero arrestato! E’ così semplice come lo dico. Ma non potevo dire che non conoscevo il sistema. In effetti, dirigevo la divisione informatica e tutto quello che accadeva in Cedel passava obbligatoriamente dalla mia divisione. Non potevo dire “non so…”. Abbiamo quindi fatto uscire dei documenti. Ho chiamato i programmatori che avevo conosciuto, nel tempo, e ho chiesto loro di far uscire dei listati, i sorgenti dei programmi. Eravamo nell’ufficio dell’amministratore delegato, che era stato allontanato, ed abbiamo avuto accesso al contenuto del suo computer. Abbiamo messo in ordine i listati di cui avevo bisogno per cominciare le mie ricerche. Erano abbastanza voluminosi ed è su quelli che ho lavorato tutto il tempo. Senza esagerare, posso dire di aver già scoperto delle cose. In quel momento, mentre lavoravo, ero sotto osservazione. Era un lunedì mattina. Avevo un appuntamento con un alto funzionario belga, un ministro belga. Il poliziotto mi telefonò a casa, alle otto meno un quarto. Ero già andato in ufficio a preparare la mia valigetta per partire. Telefonò a mia moglie che gli disse che ero andato in Belgio. Allora hanno detto “Azione!”, e mi hanno intercettato sull’autostrada per prendermi i documenti che credevano destinati al governo belga e che stavo portando in Belgio. Volevano appropriarsi dei documenti utilizzando le carte che non avevano nemmeno il diritto di utilizzare per fare la perquisizione, che avevano fatto assieme a me.

Presidente: Così avete la sensazione di aver fatto un accordo col giudice…

RH: Ho fatto un accordo, da buon cittadino lussemburghese.

Presidente: …e siete stato tradito.

RH: Esattamente!

Presidente: Vi siete lamentato di quest’episodio?

RH: Non ho fatto una denuncia ma ho scritto a tutte le istanze per dire che era finita e che non mi sarei mosso né sotto minaccia né sotto ricatto. Ho fatto una deposizione ed ho subito un interrogatorio. Da allora, c’è stata la calma. In tutti i casi, vi dico la mia impressione: posso dire di essere stato strumentalizzato. Sapevano che conoscevo il sistema. L’ho costruito e sono uno dei pochi che può ritrovarci le cose. Adesso sono convinto che lo scopo era di screditarmi, di appropriarsi dei documenti e che la mia testimonianza ed il mio lavoro veniva annientato.

Presidente: Avete potuto lavorare qualche giorno, sui documenti?

RH: Sì.

Presidente: Avete potuto stabilire qualcosa su quei documenti?

RH: Ho avuto il tempo di stabilire alcune cose, ma mi hanno sequestrato tutto durante la perquisizione. Non ho fatto delle copie, innanzitutto per prudenza, ed in secondo luogo perché non potevo certo immaginare… Erano al sicuro, nel mio ufficio. Sia io che i poliziotti sapevamo dove erano. Sono stato preso alla sprovvista. Non avevo fatto copie. Hanno portato via tutto durante la perquisizione. Veramente tutto! Compresi tutti i computer di casa e dell’ufficio. Era abominevole. Non avevo più niente . […]

Presidente: Dopo che Lei ha fatto delle accuse, nel film di Denis Robert, avete subito pressioni, Lei e la sua famiglia, da parte del sistema giudiziario o finanziario?

RH: Non sulla mia famiglia, ma su di me. Non erano minacce, ma dei “consigli di buoni amici”… Se avessi fatto un nome, sarebbe stato diverso… Ma visto che non parlavo, nessuno si è arrabbiato con me… […]

Relatore: Si considera tradito dalla giustizia lussemburghese che, alla fine, si è rivoltata contro di Lei. Pensa che sia messa in dubbio la sua credibilità? […]

RH: Non hanno fatto molte indagini. Bisogna che dica innanzitutto che questo sistema [informatico] è molto difficile da capire, e per i comuni mortali è quasi impossibile. E’ molto tecnico. Tutti i poliziotti e gli altri che si erano occupati della faccenda, non ci hanno capito niente. Dipendevano da me. E’ per questo che ci lavoravo, per fornire loro una specie di vade-mecum per ricercare sui microfilm o altrove, per guidarli. Non erano capaci di farlo. Dall’inizio non avevano a disposizione degli esperti. Una volta sola, il procuratore e la polizia giudiziaria [hanno organizzato una riunione] con l’audit del controllo bancario ed il suo segretario generale. Gli ho fornito spiegazioni. Il procuratore ed i poliziotti non ci capivano niente, cosa normale, non ci sono rimproveri da muovergli contro. Quelli del controllo bancario hanno seguito le mie spiegazioni. Hanno detto che la tal cosa o la talaltra erano possibili. Hanno confermato per iscritto alla polizia giudiziaria le spiegazioni che avevo fornito loro. Ho spiegato come funzionava il tutto, ma senza fare nomi! Tutto questo è stato consegnato per iscritto.

Relatore: Considerate quindi che le conclusioni dell’inchiesta sono soggette al discredito?

RH: Assolutamente! Non mi hanno permesso di fare il mio lavoro ed hanno cercato di screditarmi. Quando ho cominciato a trovare degli “imbrogli”, era finita.

Relatore: Come spiega il comportamento dei magistrati?

RH: Bisogna conoscerli, i magistrati! Io li considero persone oneste e non bisogna denigrarli. Il libro Révélation$, lui stesso, ha provocato uno choc nel Lussemburgo. Ci sono tre forze: Euroclear a Bruxelles, la Deutsche Boerse [Clearing] in Germania e Clearstream. Si battevano per avere il clearing universale. Tutto questo oggi è provato. La cosa era pianificata dalla Deutsche Boerse per appropriarsi di Clearstream. Hanno utilizzato il libro ed il mio intervento per cercare di accaparrarselo. Hanno eliminato i dirigenti di Clearstream e ci hanno messo i loro uomini. Tutto questo oggi è provato! Esistono dei documenti della Deutsche Bank e Der Spiegel li ha pubblicati… Ci sono ora le prove che tutto era stato pianificato in anticipo. Come spiegare l’attitudine dei funzionari, mi domandate? [Conosco il nome di] due funzionari i Sigg. X e Y. Prima dell’istruttoria, sono andati a Francoforte presso la direzione di Deutsche Boerse. Era giovedì. Il venerdì sera hanno avviato l’istruttoria. Io lo so perché la polizia giudiziaria era da me, nel mio ufficio… ed abbiamo ricevuto l’informazione per telefono… Quando si ricostruisce la storia, si scopre che tutti erano un po’ manipolati, me incluso […].

Relatore: Volete dire che, nel Lussemburgo, la giustizia è subordinata agli interessi finanziari?

RH: Stiamo parlando di un quarto del budget nazionale!

Relatore: Sicuro! Se Lei considera che i magistrati sono onesti, tuttavia non sono indipendenti. E’ la Sua posizione…

RH: Su questo sono tassativo.

Relatore: Avete conoscenza di interventi del Ministro della Giustizia, il Sig. Frieden?

RH: No. Solamente da parte di terze persone…

Relatore: Terze persone vi hanno fatto capire che il Ministro della Giustizia stesso era intervenuto?

RH: Ho saputo questo, ma non posso dire di saperlo direttamente.

Presidente: Partiamo dall’inizio prima di arrivare alla spiegazione del sistema al quale Lei ha collaborato e che ha costruito, un sistema di riciclaggio, come Lei lo definisce. Inizialmente, potrebbe precisare quale è stata la Sua funzione all’interno di Cedel all’epoca, le Sue responsabilità nell’organigramma e nel funzionamento? In quali condizioni si è separato da Cedel e che attività svolge oggi?

RH: Cedel, divenuta Clearstream, è stata fondata nel 1970. Io ci sono entrato nel 1972, quando è veramente iniziato il tutto, per mettere in opera, con altri, il sistema informatico. Cedel è stata costruita in una maniera completamente inversa rispetto alle società esistenti. Cedel-Clearstream è stata costruita intorno ad un concetto informatico al quale tutti si sono dovuti adattare. Era l’informatica che dirigeva tutto. Due o tre persone della squadra iniziale, sono ancora a Clearstream. Prima che io me ne andassi, ero vice-presidente di Cedel, con l’amministrazione delegato. Dirigevo l’informatica, il telex, lo SWIFT – i pagamenti – e la spedizione. Avevo la maggior parte di Cedel sotto di me, con il maggior numero di dipendenti.

Presidente: Da quando a quando?

RH: Ho cumulato tutte queste funzioni dal 1990 fino alla fine. All’inizio ne svolgevo solo una parte, ma poi me le hanno aggiunte. Swift è stato collegato totalmente all’informatica – raggiungendo automaticamente il mio reparto – mentre prima si usava il telex. Quasi metà delle persone erano sotto di me.

Presidente: Avendo delle responsabilità così importanti, in quale occasione e perché avete lasciato Cedel-Clearstream?

RH: Non l’ho lasciata! Mi ha licenziato l’amministratore delegato André Lussi, in condizioni dubbie, cosa che non nascondo. Sono un po’ nazionalista… Ero nel Lussemburgo e, date le mie conoscenze in Cedel, sapevo che Lussi e tutta un’altra squadra stavano pianificando di spostarsi a Londra. Tutto era previsto per fare questo spostamento. La messa in moto di una nuova informatica a Londra implicava che Clearstream si sarebbe trovata [di fatto] a Londra. Se invece si fosse fatta qui [nel Lussemburgo], sarebbe rimasta qui. Essendo nell’informatica, ero in una posizione di forza ed ho cortocircuitato le cose affinché Clearstream restasse nel Lussemburgo. Non sono in molti a saperlo, quello che ho fatto. In seguito, divenne impossibile spostarla. A quel punto ero “cotto”. Mi hanno inviato un giornalista ad intervistarmi. Era insomma una cosa montata.

Presidente: Potete essere più preciso su quest’episodio?

RH: Si tratta di David Cowan, che in seguito è stato assunto da Clearstream come giornalista di Lussi. All’epoca, era giornalista in non so più quale giornale inglese. Interrogava tutti in Cedel. Venne anche da me perché, in quel momento, ero rappresentante del personale. Il Signor Simmet, anche lui nominato nel libro, mi telefonò dicendomi: “L’ho controllato. E’ una persona a posto… Puoi parlargli”. E’ stato l’unico errore che ho fatto nella mia vita: non ho “ricontrollato”. Ho preso le parole di Simmet per vere e mi sono incastrato. Abbiamo discusso assieme come si fa con i giornalisti. Non ho parlato di cose che ricadevano sotto il segreto o quant’altro. Ma è stato sufficiente! Il giorno dopo l’ho capito: un usciere mi si è presentato con il licenziamento ad effetto immediato.

Presidente: E dopo questo giornalista è stato assunto?

RH: Si tratta di Cowan. Anche lui poi è stato licenziato [dopo l’apertura dell’inchiesta giudiziaria]. Per la cronaca, devo dire che tutti quelli che mi hanno messo in disgrazia, sono stati licenziati. La polizia giudiziaria ed il mondo bancario lasciano capire ovunque che io ho organizzato il libro. Avrei fatto parte dell’orchestra ed avrei condotto questo giochino per mettere in essere la mia vendetta. Ringrazio che mi si accordi cotanta intelligenza. Non dico che mi dispiace. In ogni caso, gli interessati dicono che ho organizzato io l’uscita del libro, in un modo o nell’altro.

Presidente: Arriviamo al punto che è molto complicato e tecnico, come avete detto. Avete parlato di riciclaggio effettuato attraverso il sistema di Clearstream. […] Vorrei che Lei ci precisasse esattamente, e nel modo più semplice, qual’era questo sistema che era stato messo in opera e che permetteva il riciclaggio.

RH: Cercherò di riassumere. Ho impiegato venti ore a spiegare ad altri specialisti il modo del funzionamento, e solo allora hanno cominciato a capire. Riassumerò senza entrare troppo nei dettagli. Bisogna innanzitutto sapere che nel sistema Cedel, solo le banche sono clienti. Almeno inizialmente, poiché ora ci sguazzano un po’ tutti [NdT: multinazionali, clienti privati e banche centrali…] Semplifico molto: quando una banca voleva far passare una transazione [occulta], parlava con un dirigente di Cedel, e noi, noi “correggevamo”. Facevamo dell’hard-coding: nel programma, correggevamo l’istruzione che stava per passare. Prendiamo una istruzione di acquisto, una vendita, un movimento di fondi o di titoli. La facevamo sparire o la spostavamo su un altro conto. Era questo l’hard-coding: delle correzioni nel programma sorgente. Era per questo che avevo stampato in Cedel i programmi sorgenti. Potete informarvi, perché è l’aspetto più proibito dell’informatica. Facevamo il programma la mattina. Sapevamo che istruzioni sarebbero arrivate: “Se succede questo, tu fai così e così…”. Erano delle eccezioni. In seguito, quando tutto era fatto, rimettevamo il programma precedente e toglievamo l’eccezione. Era come se non fosse successo niente.

Presidente: Sto cercando di capire. Questo aveva la funzione di di fare sì che la transazione chiesta a Cedel non apparisse nelle registrazioni sistematiche di tutte le transazioni.

RH: Esatto.

Presidente: Essendo preavvisati della transazione, bisognava eseguire una operazione informatica in modo tale che non fosse più possibile rintracciare l’operazione effettuata.

RH: Esatto.

Presidente: Questo accadeva per piccole o grandi transazioni?

RH: Per tutte! Noi, i programmatori ed io stesso, non ci facevamo caso. Lo avevamo fatto spesso all’inizio perché esistevano dei bachi e degli errori nei programmi. Non facevamo caso se erano 100 o 50 milioni di dollari! Ad un certo punto, si perde la nozione dei milioni di dollari. Per noi, 50 milioni erano come 50.000 dollari… Abbiamo passato transazioni enormi…

Presidente: Parliamo della persona che Le passava un ordine. Questa dissimulazione di transazioni avveniva ogni due mesi o era una pratica quotidiana?

RH: Forse non quotidiana, ma ogni due o tre giorni. In ogni caso, era frequente. Era il motivo per cui questa pratica non scandalizzava più nessuno, nel dipartimento informatico. Non ci facevamo nemmeno caso. Eliminavamo la transazione; la mettevamo in un altro conto titoli. Era una manipolazione, e ci accontentavamo di assicurarci che aveva funzionato. Punto e a capo!

Presidente: Queste transazioni particolari, poiché cancellate dal sistema informatico, erano legate in modo particolare a certe banche o società? O lo facevano tutti?

RH: Non era specifico di banche in particolare.

Presidente: Era dunque un sistema molto aperto.

RH: Era un sistema molto aperto. Per capire meglio, devo parlare anche dei conti non-pubblicati. E’ un sistema che ha degenerato, ma all’inizio non era che un’eccezione del sistema bancario. I conti non pubblicati vennero inventati per la Banca Commerciale Italiana, che aveva un centinaio di banche, di filiali indipendenti. Essa non voleva un conto solo, ma che ognuno avesse il suo conto. La cosa era difficile, ma nessuna agenzia doveva sapere cosa faceva l’altra. Abbiamo messo in atto questo sistema dei conti non pubblicati per la Comit.

Presidente: [Per quanto riguarda le transazioni cancellate,] chi riceveva l’ordine? Era al Suo livello?

RH: Chi lo trasmetteva? Arrivava sempre dal servizio-operazioni o dal servizio-clienti, ma sempre da quelli che erano in contatto con i clienti. Noi ricevevamo dall’alto l’ordine di eseguire l’operazione. E non in forma scritta, ma per telefono!

Presidente: Era lavoro quotidiano! Lei dice: “dall’alto”! Ma Lei era già in alto. Chi è quindi che era in alto?

RH: E’ un modo di dire, perché nella prassi l’informatica sta sempre in cantina. (Sorrisi) “Dall’alto” vuol dire da quelli che erano a contatto con i clienti, a qualunque livello.

Presidente: A qualunque livello! Questo vuol dire che tutti i quadri che erano in relazione con i clienti potrebbero, oggi, se fossero sinceri nelle loro dichiarazioni, confermare quello che Lei dice?

RH: Sì […]

Presidente: Riprendiamo quello che significa una cancellazione delle traccie e della tracciabilità che faceva, Lei, nel sistema informatico.

RH: Ho confessato.

Presidente: Potrebbe spiegarci esattamente come funziona? Prendiamo una transazione, per esempio di vendita di titoli. Questo vuol dire che in un certo momento questa operazione sparisce dal sistema.

RH: Sparisce. Non c’è differenza nei saldi se si controllano i saldi. E’ esattamente la stessa cifra.[…] Quando si controlla il saldo globale, è tutto a posto ed è solo quello che viene controllato.

Presidente: Avete dunque l’impressione che questa pratica, di cui si può pensare che si tratti di dissimulazione – e quindi di riciclaggio, come avete detto Voi stesso, varie volte – non era riservata ad alcune banche vicine ad alcune mafie. E’ dunque una pratica corrente dei clienti di Clearstream e dunque del mondo bancario internazionale!

RH: Sì, del mondo bancario. Non ci ho fatto neanche molto caso. I conti cambiavano continuamente. Noi avevamo il numero del conto ma non sapevamo di chi si trattasse, perché quello non riguardava il nostro settore informatico. Per noi informatici era molto semplice: si trattava di una riga di programmazione.

Presidente: Per esempio, le grandi banche francesi che abbiamo visto essere clienti di Clearstream – Société Générale, Paribas, Crédit Lyonnais – utilizzavano questo sistema come tutte le altre banche?

RH: Non glielo posso dire altrimenti direi dei nomi (sorrisi).

Presidente: Da quello che ci dite, appare molto plausibile. Se tutti i livelli della gerarchia erano coinvolti in questo funzionamento – da quello che ci avete detto – ci saranno quindi quelli che l’hanno concepito. All’inizio qualcuno dice: “Metteremo questo in opera…”. Voi che siete entrato in Cedel abbastanza presto, dovreste sapere chi ha concepito questo sistema.

RH: Diciamo che è un sistema che è degradato. All’inizio, creavamo e lanciavamo un nuovo sistema; avevamo parecchi “bachi”. In quel periodo si trattava di creare Cedel e lavoravamo giorno e notte. Dovevamo effettuare molte manipolazioni per aggiornare le schede, perché tutto funzionasse. Durante gli anni, abbiamo creato tutta una serie di programmi e non li abbiamo mai distrutti. Ad un certo punto, il sistema perfezionato era lì! Anche se non era stato concepito per il riciclaggio. Ma ad un certo punto, il sistema ideale per farlo era lì. Non era stato pianificato, è successo per caso. Pianificato? No!

Presidente: In una politica commerciale, in situazione di concorrenza -Euroclear o altri – forse era un argomento commerciale in più, per Cedel, per proporre i propri servizi ai suoi clienti?

RH: Non so a quale livello questo servizio veniva proposto o doveva essere proposto. Ma era ad un livello molto alto. E’ stata un’evoluzione nel tempo. Non posso fare che delle supposizioni poiché non ero nel settore commerciale, ma in quello esecutivo.

Presidente: Lei ci sta dicendo, in fondo, che ci siete arrivati quasi per caso a mettere in opera questo sistema che in seguito è divenuto un sistema ordinario. Ma ad un certo punto avreste dovuto accorgervene? Vorrei proprio sapere a che punto vi siete accorto che quello che stavate facendo al sistema informatico poteva servire per il riciclaggio. L’avete capito subito?

RH: No! Molto dopo.

Presidente: In retrospettiva, anni dopo?

RH: E’ anche indicato nel libro: quando ho visto dei conti non pubblicati che non conoscevo. Questo mi ha incuriosito! Ad un certo punto, ero curioso di sapere quello che stava succedendo poiché c’erano dei conti che non conoscevo. Allora ho cominciato a curiosare tra i conti non pubblicati e quando mi sono interessato maggiormente alle transazioni, ho capito. Ma all’inizio, nel settore informatico, non avevamo nessuna idea sulla questione.

Presidente: Che legame c’è tra i conti non pubblicati e le operazioni di cancellazione delle traccie delle transazioni, di cui ci avete parlato?

RH: Sono complementari. Per fare del riciclaggio, si può usare il sistema normale, il sistema dei non pubblicati e quell’altro. Se ci si mette d’impegno, si può fare anche con il sistema normale. Bisogna solo conoscerlo molto bene, tutto qui. Nel Lussemburgo questo non è stato capito. Si credeva che fosse solo l’hard-coding che lo permetteva, il riciclaggio, e invece no! Il sistema in se, per come funziona, da la possibilità di fare tutto. Ho chiesto alla commissione bancaria se avevano fatto dell’audit informatico. Non esiste! Finché non c’è l’audit, tutto è possibile. La struttura informatica, che ha ormai trent’anni, è sempre lì.

Presidente: Se si facesse un audit informatico serio, oggi – un po’ il tipo di lavoro che vi era stato richiesto – si potrebbero ritrovare le traccie delle transazioni cancellate?

RH: Sono categorico. Se si cerca, si può trovare tutto. Avevo cominciato a trovare, ma la procedura giudiziaria è stata subito chiusa. Non sono io che mi sono messo da parte. Da dieci anni non ci avevo più a che fare. Mi hanno chiesto: “Cercate una traccia dove si possa trovare…”. E’ così che ho cercato, ed in poco tempo sono andato parecchio avanti.

Presidente: A parte Lei, pensate che altre persone avrebbero oggi la competenza necessaria?

RH: Ma non la volontà!

Presidente: L’ho capito bene.

RH: Ci sono tutti dentro… (sorrisi)

Presidente: Ma la competenza? Nel Lussemburgo, al di fuori della gente che lavora nella società di clearing, ci sarebbero persone – per esempio, presso la commissione bancaria – che ne sarebbero tecnicamente capaci?

RH: Se lo vogliono sì. E’ fattibile. Avrei dovuto capire subito che quello che mi stavano facendo fare non era una cosa seria. nel Lussemburgo, giuridicamente, un testimone non può anche essere un perito. Se la polizia giudiziaria ed il giudice istruttore non mi avessero fatto fare il testimone, mi avrebbero potuto assumere ufficialmente come perito, senza violare la legge. Da testimone, non potevo. Non mi hanno quindi lasciato fare con i microfilm quello che serviva. E questo perché ero testimone. Ero andato con loro a prendere tutto. A mio avviso, si è trattato di un alibi. Erano abbastanza preoccupati perché eravamo usciti con parecchio materiale. Allora avrei dovuto capire che non mi avrebbero lasciato fare. Solo dopo ci ho riflettuto. Se mi avessero lasciato vedere i microfilm… ma non me l’hanno permesso!

Presidente: All’inizio del nostro incontro, avete citato dei documenti che sarebbero in Vostro possesso e che arguisco rappresentino una specie di assicurazione sulla vita. In che condizioni siete partito con questi documenti? Al di là dei microfilm, che vi hanno sequestrato, sareste in grado di fare del lavoro con i documenti che ora possedete?

RH: E’ quello che ho fatto. E gli ho fornito tre piste, su tre diverse banche.

Presidente: Mi parlate di documenti che ERANO in vostro possesso?

RH: Sì.

Presidente: … e non di documenti che vi hanno richiesto…

RH: Quelli veri non li hanno avuti. Avevo dei documenti che mi erano stati dati, che riguardavano soprattutto banche russe. Quando ho cominciato a guardarci dentro, era davvero impressionante.

Presidente: Si parla oggi di realtà europea; i nostri ministri si riuniscono per lavorare meglio assieme. Se esistesse una volontà giudiziaria reale, oggi, di approfondire questa questione, abbiamo, attraverso Lei, sia le competenze che le prove documentarie che permetterebbero di stabilire che c’è stato un sistema di dissimulazione delle traccie!

RH: Che C’E’ un sistema! Non ho detto che C’ERA. Non sono più lì da dieci anni, ma gli ho dato due o tre traccie di operazioni che si stanno svolgendo OGGI.

Presidente: Oggi!

RH: Gli ho fornito informazioni attuali.

Presidente: A partire da quali fonti?

RH: Ho ancora delle conoscenze in Cedel, e le ho utilizzate. D’altra parte, ho fatto l’errore della mia vita. Mi avevano promesso il segreto della persona che mi dava le informazioni. Sono andati a trovarla in vacanza. Ho perso di sicuro questa amicizia. Si trattava di casi concreti, molto concreti.

Presidente: Le accuse del libro di Denis Robert sono inquietanti. La sua tesi è, in fondo, che questo sistema venne organizzato scientemente. In particolare, indica il Signor Lussi come il responsabile, l’istigatore di questo sistema che avrebbe potuto, d’altra parte, servire interessi importanti. Cosa pensate in rapporto a quest’analisi? Pensate che effettivamente sia stato possibile concepire, al livello di Lussi, di utilizzare Clearstream per fini delinquenziali per non dire criminali?

RH: Devo stare attento a quello che dico (sorrisi). Si può pensare che io non sia amico di Lussi, ma non gliene voglio. E’ una guerra giusta… Sono anche uno di quelli che sa un po’ di cosa è capace e dove aveva le sue relazioni. Se si volesse veramente cercare, si troverebbe facilmente e velocemente. Se ci si interessasse un po’ di più al personaggio Lussi, alle sue frequentazioni e relazioni. Ma per me, è veramente troppo…(sorrisi)

Relatore: Che volete dire?

RH: Scherzo un po’, ma si va ad un livello dove io rischio troppo. All’inizio lo avevo detto a Denis Robert: “Siete cosciente di dove stiamo mettendo il naso?” “Sì”, mi disse lui, “e sveleremo tutto”. Gli ho risposto: “Se non è voluto, non riusciremo a svelare niente!” Insomma, è quello che è successo [dopo l’apertura dell’inchiesta giudiziaria]. A quali livelli scattano i blocchi? Per trovare, bisogna “divertirsi” con Lussi ed il suo entourage.

Relatore: Che frequentazioni?

RH: Non lo posso dire!

Relatore: Ve ne prego.

RH: Io li conosco, ed anche altri lo sanno: è molto spirituale.

Relatore: Spirituale, dice?

RH: Molto spirituale! E molto facile da trovare!

Presidente: Siete depositario d’informazioni pesanti da portare da solo, cosa che si capisce considerando le pressioni a cui siete stato sottoposto. Come pensate che le cose possano andare avanti? Chi avrà il coraggio, all’infuori di Voi e forse di qualcun altro – penso a Backes – di continuare a spiegare le cose per come funzionano?

RH: Nel Lussemburgo, ho completamente rotto per quanto riguarda Clearstream, e non ho alcuna informazione in proposito. Diciamo che con tutto quello che stanno facendo, e dopo l’uscita del libro, sono successe molte cose. Bisognerebbe che la commissione bancaria mettesse in atto dei controlli effettivi. Ma la Deutsche Boerse si sta “ingoiando” Clearstream, e la prenderà! E’ messa bene per prenderla. Clearstream non sarà più Clearstream ma Deutsche Boerse, ovvero un’altra cosa. Conosco quelli che stanno arrivando, alcuni più o meno bene, ma li conosco. L’avversario che era prima Clearstream è quasi scomparso. Si tratta ora di tutta un’altra gestione che ha preso o prenderà piede. Di conseguenza è molto difficile attaccare poiché “il nemico” è cambiato. Non ci sono più gli stessi uomini ai loro posti.

Presidente: Pensate – l’avete precisato ora ed è importante – che quelle pratiche potrebbero continuare ancora?

RH: E’ difficile immaginarlo nel Lussemburgo! Conoscendo l’ambiente degli uomini politici nel Lussemburgo, posso dire che verranno effettuati dei controlli. Ne sono quasi sicuro perché non hanno altra scelta. Uno di questi giorni, lo scandalo scoppierà. Spero che segua poi un adeguato audit informatico. Se non lo fanno, potete dimenticarvi tutto quello che vi ho detto finora!

Presidente: Credete che Clearstream fosse la sola centrale ad adottare quelle pratiche? O pensate che i concorrenti ne abbiano di simili, dalle vostre informazioni? Immagino conosciate anche quelli che lavorano nella concorrenza.

RH: Se un concorrente offre di tali servizi, vedo male che anche gli altri non lo facciano. Perderebbero mercato. E’ una risposta!

Presidente: Avete varie intuizioni, nevvero? Pensate che si tratti effettivamente di una pratica…

RH: Non è stata adottata unicamente da Cedel-Clearstream.

Presidente: Ad esempio, Euroclear poteva avere le stesse pratiche?

RH: Non ne ho le prove. E’ difficile immaginare che non sia così. Ma bisogna provarlo! E’ questa la difficoltà in tutti questi sistemi! Le cifre sono talmente enormi: il numero delle transazioni, il volume di denaro in ballo. Si parla di trilioni di dollari. Non so nemmeno quanti zeri ci vogliono. Queste cifre sono inimmaginabili.

Presidente: Sono soldi che girano, ma non è necessariamente del denaro di cui si fanno sparire le traccie?

RH: No, ma andate a trovarlo in questo bailamme di transazioni. Ci potreste annegare quello che volete. Anche un miliardo di dollari passa inosservato! […] In questo mare non si nota niente, sapendo che il tutto ha fatto tre o quattro volte il giro del mondo prima che ci svegliamo la mattina! […]

Presidente: Nel tragico contesto della settimana scorsa, creato dagli attentati [dell’11 settembre 2001], si vede bene che si pone comunque la questione di un controllo pubblico sulle transazioni finanziarie. La tracciabilità di queste transazioni permetterebbe di identificare delle reti, tra cui reti molto criminali come quella di Bin Laden. Pensate che sarebbe possibile instaurare un controllo pubblico su queste centrali di transazioni? In seguito questo permetterebbe, ad esempio ai giudici, di risalire le traccie delle transazioni?

RH: Assolutamente e molto facilmente. I controlli da effettuare non sono molto complicati. […] E’ molto facile da avere, ma bisogna volerlo. A livello mondiale!

Presidente: Quando eravate nelle vostre funzioni, siete mai stato preso ed interrogato dall’autorità giudiziaria?

RH: Neanche una volta!

Presidente: Non ci sono mai state delle richieste di indagini a Cedel quando eravate…

RH: Vado ancora più avanti: ancora cinque o sei anni fa non veniva effettuato nessun controllo in Cedel. Non sapevano che cosa fosse! Non era una banca e non c’erano controlli! Davamo solo il bilancio.

Presidente: I controlli che ci sono oggi sembrano parecchio insufficienti.

RH: Si controlla il bilancio. Nel bilancio di una società, non si controllano le transazioni! Nel tempo, facevo io stesso un controllo di auditing. Era tanto per fare! Mi davano un foglio di una decina o una ventina di transazioni. […] L’audit durava un quarto d’ora. Non si sono mai seguite le transazioni. Ho sempre degli standard [di audit] che sono adattati alle banche, ma nessuno specifico per il lavoro di Cedel o Clearstream.

Presidente: Vorrei che Lei mi spiegasse, poiché non è semplice da capire, la Sua motivazione. Avete parlato, beninteso, del fatto che non si tratta di vendetta. Avete spiegato che non eravate per niente in una costruzione organizzata, con altri.

RH: No.

Presidente: Malgrado tutto, vi siete imbarcato in una storia della quale tenete il filo, visto che dite la stessa cosa dall’inizio. Qual’è il motivo che vi anima?

RH: Avete usato la parola giusta, mi sono “imbarcato” in questa storia. Ero a Metz e stavo facendo shopping, fu allora che Denis Robert mi ha acchiappato. Abbiamo parlato in un bar e poi l’ho rivisto solo una volta, quella che si vede nel film. A casa, gli ho spiegato la cosa. Questa è stata la mia unica collaborazione per il libro! In seguito, il tutto ha preso una tale ampiezza che se ne è interessata la giustizia… In seguito si pretese che io non stessi dicendo la verità… […] Sono stato “imbarcato” in questa storia. Avevo confuso le traccie, nessuno riusciva a trovarmi. Non avevo neanche il telefono a casa mia: era intestato a mia moglie. Avevo avuto parecchie noie per quello che Lussi mi aveva fatto negli anni. Ho dovuto ricominciare daccapo la mia esistenza.

Presidente: Oggi avete in progetto di lasciare il Lussemburgo, entro la fine dell’anno. E’ perché pensate – dato quello che avete fatto e detto negli ultimi mesi – che vi sarebbe difficile vivere nel Lussemburgo?

RH: No, l’avevo pianificato già da tempo. Ma è vero che ho subito delle pressioni da parte di Lussi e di tutti. Ad un certo punto, la mia situazione finanziaria non era all’altezza. Ho superato i miei problemi ed ho costituito delle società, cosicché oggi sono autonomo. Non dipendo più da nessuno e me la cavo bene! Grazie alle nuove tecnologie, posso continuare a lavorare partendo dalla Francia, soprattutto nel mio campo d’attività. Il tempo in cui bisognava lavorare fissi in un posto, è finito.

Presidente: Senza mancare di discrezione, che state facendo?

RH: Sicuramente riderete! Da una parte, mi occupo di consulenze per gli investimenti; dall’altra, ho varie società nel Belgio e nel Lussemburgo, che si occupano di questioni ambientali. Infine, faccio quello che mi viene meglio: ristrutturazione e consulenza alle imprese. […]

Ed ora veniamo ad EUROCLEAR:

Assemblea Nazionale (Francia), undicesima legislatura, Documento n. 2311

Missione d’informazione comune sugli ostacoli al controllo ed alla repressione della delinquenza finanziaria ed al riciclaggio dei capitali in Europa

Presidente: Vincent PEILLON

Relatore: Arnaud MONTEBOURG

Audizione di Pierre FRANCOTTE, Direttore generale di Euroclear Bank (estratto del verbale della seduta del 24 aprile 2001)

(….)

Pierre FRANCOTTE: (…) Nel gruppo Euroclear – Parigi e Bruxelles – trasferiamo valori attivi per 82.000 miliardi di euro all’anno. Presso Clearstream, si tratta di circa 30.000 euro all’anno, ossia relativamente meno. Due centrali di compensazione, in Inghilterra ed in Svizzera, si sono consociate in un accordo che rappresenta 63mila miliardi di euro. Un certo numero di altre istituzioni rappresentano cifre dello stesso ordine di grandezza. E’ importante sottolineare che queste cifre impallidiscono di fronte ai trasferimenti quotidiani sul mercato Forex, per esempio, che è dieci volte più imponente. Si tratta più o meno dello stesso ordine di grandezza, ma un po’ inferiore, forse del 20%, rispetto ai movimenti su TARGET che è il sistema di connessione tra le banche centrali europee che permette i movimenti di pagamento puro, senza contropartita in titoli, tra le banche centrali, sia a livello nazionale che transfrontaliero.

(…)

Che cosa è accaduto presso Euroclear? Poco a poco il principio di una lista di conti pubblicati si è sviluppato poiché i nostri clienti trovavano utile che le loro controparti abituali potessero rapidamente controllare o identificare, in un libro aggiornato regolarmente, i conti verso i quali essi potevano effettuare dei trasferimenti. Si tratta di una agevolazione operativa che si è realizzata con la pubblicazione di questa lista. In seguito, sono apparsi dei conti non pubblicati su richiesta scritta dei clienti. Senza tale richiesta, la regola prevede solo dei conti pubblicati. Abbiamo interrogato un certo numero di clienti e sono emerse due motivazioni principali. La prima, riguarda un certo numero d’istituzioni che amano conservare una confidenzialità sul fatto che esse intervengono, in particolare le banche centrali. Occorre sapere che Euroclear è probabilmente la centrale di compensazione privilegiata dalle banche centrali. Più di trenta banche centrali mondiali ci utilizzano per le loro attività, principalmente per l’investimento del loro portafoglio di riserve. Piuttosto che conservarle nella cassaforte, esse lo investono normalmente in titoli di stato di altri paesi. Ma è necessario che esse si rivolgano ad un intermediario e, spesso, si rivolgono a noi. Come regola generale, le banche centrali sono molto preoccupate di non dire presso chi lavorano poiché subirebbero una pressione politica per aprire dei conti presso tutti quanti. Io non posso affermare che tutte le banche centrali sarebbero a loro agio all’idea di aprire dei conti in tutte le società di compensazione esistenti. La seconda ragione attiene al fatto che le banche centrali utilizzano spesso questi conti per realizzare delle operazioni relative alla loro politica monetaria. Esse possono allora adottare delle precauzioni per evitare che le loro controparti possano capire la loro posizione di banche centrali in termine di banche di riserva per sostenere la moneta locale o, al contrario, acquistare delle riserve per il caso inverso. Esse si preoccupano di evitare che chicchessia, sapendo che si tratta di banche centrali, possa tentare di fare delle analisi potendo osservare le tendenze su varie settimane o vari mesi. Le banche centrali e anche un certo numero di altre istituzioni molto attive nel trading – alcune banche d’investimento molto guardinghe sulle loro tendenze in materia – preferiscono certamente evitare che le loro controparti possano indovinare quello che esse fanno.

(….)

Il Presidente: Quanti conti avete, pubblicati e non?

Pierre FRANCOTTE: Abbiamo in tutto 1.864 clienti ed un totale di 6.880 conti di cui 4.376 sono non pubblicati, ossia i due terzi, e 2.504 sono pubblicati.

Il Presidente: Questo vuol dire che tutti i conti non pubblicati sono legati ad un conto pubblicato e che si tratta di sottoconti?

Pierre FRANCOTTE: Abbiamo circa 140 conti per dei clienti che non hanno nessun conto pubblicato. In gran parte si tratta di banche centrali. E’ perché queste preferiscono che non si sappia assolutamente che esse utilizzano quei conti.

Il Presidente: Ci sono dunque dei conti che non appaiono da nessuna parte. Sarebbero quei 140 conti che, secondo voi, appartengono alle banche centrali.

Pierre FRANCOTTE: E’ così! Non ci sono solo delle banche centrali, ma si tratta soprattutto di banche centrali, come anche di altri clienti che non vogliono risultare come utilizzatori del sistema Euroclear. Questo significa che generalmente la controparte non li vedrà nella sua lista. Ma questo non vuol dire che essi siano segreti per altre necessità.

(…)

Il Relatore: Avete parlato di una reazione delle vostre autorità di controllo in Belgio. Avete conoscenza di reazioni simili da parte dell’autorità di controllo lussemburghese verso Clearstream?

Pierre FRANCOTTE: Non conosco se non quello che ho letto sui giornali e quindi non ho informazioni supplementari. Ho letto che il Ministro delle Finanze e la Banca Centrale del Lussemburgo avevano organizzato una riunione ad altissimo livello, nei giorni seguenti. C’era la notizia che la Banca Centrale del Lussemburgo vi avrebbe dato seguito. Non ne so niente di più. (…)

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