E’ un momento di evidente grave crisi per i cittadini italiani, per le loro famiglie, per le loro attività.
E non è quindi certo l’occasione per far lievitare l’indebitamento. Né quello privato, né quello nazionale interno o verso l’estero.
Occorre dunque un atto di avveduta ma drastica politica finanziaria e fiscale, in grado di risolvere l’impasse e di superare la crisi che blocca l’economia tutta dell’Italia.
Una lungimiranza che, purtroppo, latita nei cervelli della casta dirigente.
L’unica soluzione decente, decorosa, che faccia salvi i diritti dei creditori e le attese e le necessità temporali dei debitori è l’adozione di una moratoria globale sui debiti-crediti almeno per 18-24 mesi, con la riconduzione di penalità, competenze, more e tassivari al limite della soglia d’usura ufficiale, il 5 per cento annuo, a interessi semplici e non composti.
Non si tratta di una novità planetaria. Ogni società storica lo ha fatto, in un determinato ciclo. Sia sufficiente ricordare sia, oltre due millenni fa, la soluzione imposta per sbloccare la crisi economico-finanziaria di Roma antica da Cesare dittatore e sia quanto operato in questi anni dalle presidenze di Nestor e Cristina Kirchner per risollevare il popolo argentino dalla stretta jugulatoria, internazionale ed interna.
Una moratoria che congeli il debito verso l’estero attivando negoziati ad hoc, riportando in seno alla comunità nazionale l’offerta e la commercializzazione dei titoli obbligazionari di Stato. Un atto quest’ultimo in grado di ricostruire linee certe di finanziamento pubblico delle attività locali (Regioni, Provincie Comuni, Sanità). Una moratoria capace di dotare lo Stato di quei fondi dovuti alle imprese e alle famiglie italiane.
Una moratoria internache restituisca allo Stato una equa riscossione delle imposte, da dispensare, senza alcuno spreco, verso i servizi essenziali. Liberandosi di Equitalia, (che già da questo 20 maggio perderà gran parte della sua “clientela” degli enti locali), ormai diventata un ente simbolo della prepotenza, arroganza e di poteri super spaziali e anti-cittadino.
Badando bene a non sostituire Equitalia con altre “agenzie” più privatistiche” che peggio si comporterebbero verso i contribuenti italiani. Non è un caso che già adesso, dove Equitalia non esiste più, le cose non siano le migliori. A Prato con la Sori e in Sicilia, dove c’è la Serit, l’aggio arriva al 10%. A Bologna, dove il servizio è della Engineering Tributi, l’aggio è pari al 9%. Con la Trentino Riscossioni, l’aggio grava tutto sul cittadino già dopo 30 giorni.
Insomma, come da anni denuncia la Federcontribuenti, va riformato non solo il sistema della riscossione ma anche la giustizia tributaria. Soltanto modificando le anomalie potremo un giorno dire addio a questa vera ingiustizia sociale. Ed è per questo che la moratoria è necessaria.
E serve anche una moratoria per i debiti-crediti tra privati. Sospendendo l’attuale onerosissima spesa aggiuntiva di un recupero crediti che, su una base di richiesti 5.000 euro, raggiunge, al minimo, nel corso di procedure di diffida, ingiunzione, precetto, pignoramento o esecuzione forzata, un costo minimo di 2000 euro e un massimo che raddoppia e più la somma richiesta. Senza contare gli anni che si perdono e che fanno pentire il creditore di aver avviato la procedura di recupero.
Ma questi governi infeudati all’usura internazionale si adopereranno per il popolo italiano?
No. Purtroppo, no.
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