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L’Occidente era disposto a tollerare la creazione di una sorta di “stato islamico” in Siria e Iraq

La guerra al terrore, la campagna senza fine lanciata 14 anni fa da George Bush,  sta sperimentando delle contorsioni sempre più grottesche. Lunedì il processo a Londra di un uomo svedese, Bherlin Gildo, accusato di terrorismo in Siria, è venuto meno dopo che è diventato chiaro che i servizi segreti britannici stavano armando gli stessi gruppi ribelli che l’imputato è stato accusato di sostenere. Lo riporta il Guardian.
Chiaramente, l’assurdità di mandare qualcuno in prigione per aver fatto quello che i ministri e i loro funzionari della sicurezza avevano deciso era troppo. Ma è solo l’ultimo di una serie di casi. Meno fortunato è stato un tassista di Londra Anis Sardar, che è stato condannato all’ergastolo due settimane prima per aver preso parte nel 2007 alla resistenza all’occupazione dell’Iraq da parte delle forze degli Stati Uniti e del Regno Unito. L’opposizione armata all’invasione illegale e all’occupazione chiaramente non costituisce terrorismo o omicidio nella maggior parte delle definizioni, compresa la convenzione di Ginevra.
Ma il terrorismo è chiaramente negli occhi di chi guarda. E da nessuna parte è più che in Medio Oriente, dove i terroristi di oggi sono i combattenti di domani contro la tirannia – e gli alleati sono i nemici.
Dallo scorso anno, statunitensi, inglesi e altre forze occidentali sono tornate in Iraq, presumibilmente per distruggere lo Stato Islamico (precedentemente noto come al-Qaida in Iraq). Questo dopo che l’Isis ha occupato enormi pezzi di territorio iracheno e siriano e proclamato un califfato islamico.
La campagna non sta andando bene. Il mese scorso, l’ISIS è entrato nella città irachena di Ramadi, mentre dall’altra parte di un confine ormai inesistente, le sue forze hanno conquistato la città siriana di Palmyra. Anche il ramo ufficiale di Al-Qaida in Siria, il Fronte Nusra, sta ottenendo dei risultati.
Alcuni iracheni si lamentano che gli Stati Uniti sono rimasti indifferenti mentre tutto questo stava succedendo. Gli americani insistono che stanno cercando di evitare vittime civili, e sostengono di star conseguendo significativi successi. In privato, i funzionari dicono che non vogliono essere visti bombardare le roccaforti sunnite in una guerra settaria e rischiare di sconvolgere i loro alleati sunniti del Golfo.
La nascita di un “principato estremista salafita nella regione, era considerato dal Pentagono “un modo per minare Bashar al Assad e bloccare l’espansione strategica dell’Iran. Nel documento, l’Iraq viene individuato come parte integrante di questa “espansione sciita”
Questo non significa che gli Stati Uniti hanno creato l’Isis, anche se lo stesso non si può dire per alcuni dei loro alleati del Golfo, come il vicepresidente americano, Joe Biden, ha riconosciuto l’anno scorso. Ma non c’era al-Qaida in Iraq, fino a quando gli Stati Uniti e la Gran Bretagna hanno invaso il paese. E gli Stati Uniti hanno certamente sfruttato l’esistenza di Isis contro altre forze nella regione, come parte di una strategia più ampia per mantenere il controllo occidentale.
Il calcolo è cambiato quando l’Isis ha iniziato a decapitare gli occidentali e a pubblicare on-line le sue atrocità, e gli stati del Golfo stanno ora sostenendo altri gruppi nella guerra siriana, come il Fronte Nusra. Ma questa abitudine americana e occidentale di giocare con i gruppi jihadisti, che poi tornano a colpirli, risale almeno alla guerra del 1980 contro l’Unione Sovietica in Afghanistan, che ha favorito la nascita dell’originale al-Qaeda sotto la tutela della CIA.
E’ stato ricalibrato durante l’occupazione dell’Iraq, quando le forze americane guidate dal generale Petraeus hanno sponsorizzato la sporca guerra, in sitle El-Salvador, di squadroni della morte confessionali per indebolire la resistenza irachena. Ed è stata rispolverata nel 2011 durante la guerra della Nato in Libia.
In realtà, la politica degli Stati Uniti e dell’Occidente tutto nell’incendio che è ora il Medio Oriente è il classico divide et impera. Le forze americane bombardano un gruppo di ribelli mentre ne sostengono un altro in Siria, e conducono operazioni militari congiunte con l’Iran contro l’Isis in Iraq mentre sostengono la campagna militare dell’Arabia Saudita contro le forze Houthi, sostenute dagli iraniani, nello Yemen. ma per quanto confusa la politica degli Stati Uniti possa essere, un Iraq e una Siria deboli e divisi sono chiaramente gli obiettivi di questo approccio.
Ciò che è chiaro è che l’ISIS e le sue mostruosità non saranno sconfitti dagli stessi poteri che hanno favorito la sua ascesa in Iraq e la Siria. Gli interventi militari occidentali senza fine in Medio Oriente hanno portato solo distruzione e divisione. E’ il popolo della regione che può curare questa malattia – non quelli che hanno incubato il virus.
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