di Mario Grigoletti

Sull’indipendenza delle agenzie di rating e sulla loro obbiettività di giudizio, si sono sprecati fiumi d’inchiostro negli ultimi anni. Alle così dette “tre sorelle” – Moody’s, S&P’s, Fitch – viene riconosciuto ormai da anni un chiaro conflitto d’interesse con le istituzioni finanziarie di Wall Street e della City di Londra.

A questo oligopolio anglosassone, anche se Fitch è posseduta per metà da azionisti francesi della Fimalac, si è opposta da pochi anni un’altra agenzia: la Dagong.Rating

La Dagong è un’agenzia di rating cinese la cui fondazione risale al 1994 con lo scopo primario di rappresentare gli interessi economici cinesi nel resto del globo, difenderne la sicurezza degli investimenti e, soprattutto, di sviluppare un mercato locale del rating. Con l’espandersi dell’economia cinese e con la sempre maggior centralità del Paese negli equilibri economico-politici globali, l’agenzia ha continuato ad ampliare il suo operato, arrivando a mettere sotto osservazione il debito sovrano di cinquanta paesi che concorrono per oltre il 90% del PIL mondiale.

Da molti osannata come elemento di rottura del dominio Wall Street – City di Londra e portatrice di una maggiore imparzialità di giudizio, la Dagong in realtà non sfugge dal suscitare anch’essa forti sospetti di conflitto d’interesse; in particolare, come si può ben immaginare, con il controllo politico da parte del Governo cinese; anche se questo non detiene più azioni della società dal 1997 e i vertici della società insistono a ribadire la propria indipendenza, uno strumento politico-economico che sta crescendo su scala mondiale come questo, in un Paese totalitario come la Cina, difficilmente può evitare una certa influenza politica. Questi sospetti, trovano una certa consistenza, se si va a controllare le valutazioni della Dagong, i Paesi che hanno subito un downgrading più rapido sono quelli legati agli USA, come Israele e Regno Unito, o i maggiori concorrenti della Cina nel campo delle esportazioni come Francia e Germania. Allo stesso tempo i risultati migliori li ottengono i Paesi dei BRICS, partner strategici dell’economia cinese fornitori di fonti energetiche e, naturalmente, la Cina stessa, la cui economia viene data da molti osservatori in un momento difficile, ma non dalla Dagong, che continua a valutarla con la AAA. Lo stesso Presidente dell’agenzia Guan Jian Zhong non ha negato la possibilità che uno dei due maggiori azionisti faccia parte del governo, sostenendo che ciò fosse un valore positivo che apporterebbe maggiore fiducia nel Paese verso l’agenzia.

L’agenzia cinese è cresciuta collaborando con Moody’s fino al 1999, ma a differenza delle “tre sorelle” i criteri utilizzati per quanto riguarda la solvibilità di un debito sovrano si basano su valutazioni più a lungo termine. Mentre le prime fondano le proprie valutazioni sulle possibilità di un paese di far fronte al proprio debito, o a parte di esso, nel breve periodo, le analisi dei tecnici cinesi prendono in considerazione i fondamentali dell’economia e le sue possibilità di crescita futura, necessaria a ripianare le passività senza dover far ricorso ad altre forme di finanziamento esterno, che andrebbero ad aggravare ulteriormente i costi di tale servizio.

Nel caso dell’Italia ad esempio, il downgrading, l’ultima valutazione era di BBB, è stato motivato dal fatto che ad oggi l’Italia è troppo dipendente dalla Bce per l’acquisto dei suoi bond, che la crisi economica e finanziaria che sta attraversando impedirà allo stato di ripagare il debito pubblico, dall’instabilità politica e da un comparto bancario che anche se poggia sulla stabilità del mercato immobiliare, sul basso livello di indebitamento proprio delle famiglie e su un conseguente alto tasso di risparmio, deve fare i conti però con la crisi che ha deteriorato la qualità dei crediti e con i forti interventi di rifinanziamento dettati dall’Europa. Nella valutazione generale, solenne bocciatura anche per le manovre volute dal Governo Monti definite: “troppo difficili da mettere in pratica”.

In conclusione, l’idea che l’agenzia cinese sia indipendente ed obbiettiva è da escludere. Ma è sbagliato ignorarla del tutto, come fanno molti. Diciamo che come le sue controparti anglosassoni, la Dagong risponde a logiche e poteri ben definiti, difendendo gli interessi del proprio Paese. In una guerra, quella del rating, in cui solo la Ue, tra i grandi, resta a guardare. Indifesa.

Fonte: http://www.capiredavverolacrisi.com/dagong-imparziale-ed-obbiettiva/

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