UN ARTICOLO DI MAHDI DARIUS NAZEMROAYA

Le guerre umanitarie sono una moderna forma di imperialismo. Il modello standard che gli Stati Uniti e i loro alleati utilizzano per attuarle è quello in cui si presume il genocidio e la pulizia etnica da parte di una coalizione di governi, organizzazioni dei media e organizzazioni non governative di facciata, preceduti da sanzioni, isolamento e intervento militare. Questo è il modus operandi post-Guerra Fredda degli Stati Uniti e della NATO.
2 APRILE 2012

Nella sua esecuzione, le Nazioni Unite vi hanno preso parte a causa del sequestro dei suoi incarichi e uffici da parte di Washington. Ora Kofi Annan è stato nominato al ruolo di mediazione in Siria, ma la sua posizione sul R2P non deve essere trascurata. Né deve esserlo neanche il fatto che gli Stati Uniti e i loro alleati non sono interessati a una pace mediata.

I semi erano in Iraq

Appena la Guerra Fredda cominciò a estinguersi, la NATO vide l’opportunità che derivava dal vuoto geo-politico che avrebbe lasciato il crollo dell’URSS e la dissoluzione del blocco orientale. Non solo la NATO iniziò a trasformandosi da organizzazione difensiva in un corpo militare offensivo, ma iniziò ad abbracciare un mandato umanitario per questo scopo. E ‘attraverso questo abbraccio con l’umanitarismo che l’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord fu in grado di trasformarsi in alleanza militare offensiva da difensiva che si supponeva essere.

Ignota alla maggior parte delle persone, compresi gli esperti, la più grande operazione militare della NATO nel primo decennio dopo la Guerra Fredda, fu la guerra del Golfo. Il ruolo della NATO iniziò ufficiosamente nell’ombra e fu sulla base di ciò che la NATO, durante la guerra in Iraq e le operazioni militari coincidenti, si attivò in nome dell’”umanitarismo” nel Kurdistan iracheno, che a tempo, avrebbe preparato l’intervento umanitario della NATO nell’ex Jugoslavia. Le no-fly zone che furono create per motivi umanitari in Iraq, furono applicate anche nella ex Jugoslavia e, recentemente nel 2011, in Libia.

Jugoslavia: Srebrenica e Racak

L’11 luglio 1995 le forze serbo-bosniache avrebbero marciato nella cosiddetta zona di sicurezza delle Nazioni Unite di Srebrenica. La narrazione ufficiale della NATO è che le truppe delle Nazioni Unite avevano accettato di ritirarsi da Srebrenica e lasciare che le forze serbo-bosniache si prendessero cura dei bosniaci locali, ma che una volta che i serbi di Bosnia erano entrati nella zona, abbatterono circa 8.000 bosniaci. Questo sarebbe stato indicato come il peggior massacro in Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale.

In realtà, gli eventi di Srebrenica sarebbero stati utilizzati e deformati per giustificare una massiccia risposta della NATO, sulla base dell’indignazione pubblica. I leader bosniaci si rifiutarono perfino di fornire alla Croce Rossa i nomi delle persone che erano fuggite da Srebrenica, facendo così gonfiare il numero di persone scomparse, e il numero dei morti, anche se in seguito si rivelò significativamente inferiore a quanto inizialmente riportato. I media ritennero che fosse arrivato il momento. Il più alto funzionario delle Nazioni Unite in Bosnia-Erzegovina, Philip Corwin, avrebbe anche prestato la sua voce a coloro che dicevano che i fatti di Srebrenica erano stati distorti per motivi politici e per suscitare l’intervento militare della NATO.

Bill Clinton aveva effettivamente avvertito Alija Izetbegovic che 5.000 bosniaci sarebbero dovuti essere sacrificati per spingere la NATO a intervenire nella guerra. Alcuni sopravvissuti della delegazione bosniaca di Srebrenica avevano dichiarato, su verbale, che Izerbegovic aveva detto che la NATO sarebbe intervenuta militarmente contro la Republika Srpska se almeno 5.000 cadaveri sarebbero stati trovati. La caduta di Srebrenica, un rapporto dell’ONU pubblicato il 15 novembre 1999, cita casualmente anche questo nel paragrafo 115. Il capo della polizia bosniaca di Srebrenica aveva anche confermato la richiesta di Clinton a Izetbegovic per un “sacrificio”, per aprire le porte agli attacchi della NATO contro i serbo-bosniaci.

Nella guerra in Bosnia, atti orribili furono commessi da tutte le parti, ma il crimine dei serbo-bosniaci non era la pulizia etnica, per la NATO. Il crimine dei serbi di Bosnia era che stavano combattendo per mantenere la Jugoslavia. Anche i croati e i bosniaci, in Croazia e Bosnia-Erzegovina, che avevano voluto preservare la Jugoslavia e la pace interetnica furono presi di mira, demonizzati o uccisi. Ad esempio, il bosniaco Fikret Abdic fu accusato come criminale di guerra in Croazia, dopo esser fuggito in Bosnia-Erzegovina, e Josip Rejhl-Kir il capo della polizia croata di Osijek fu ucciso dai nazionalisti croati perché lavorava per preservare l’armonia tra croati e serbi di Croazia.

NATO è intervenuta in Bosnia-Erzegovina per cambiare l’equilibrio di potere. Il serbo-bosniaci erano la forza militare più forte. Se le potenze della NATO non internazionalizzavano i combattimenti ed intervenivano, i serbi bosniaci avrebbero preso il controllo del paese e l’avrebbero mantenuto come parte integrante della Jugoslavia. Questo avrebbe paralizzato o bloccato l’espansione euro-atlantica nei Balcani.

Il 15 gennaio 1999, i combattimenti a Racak tra le forze serbe e l’illegale Esercito di Liberazione del Kosovo, che lo stesso Dipartimento di Stato statunitense aveva etichettato come organizzazione terrorista, sarebbero stati utilizzati per dipingere la parvenza di un quadro di genocidio e pulizia etnica, per giustificare la guerra. A questo punto i serbi vennero demonizzati dalla NATO e dai media quali responsabili della pulizia etnica nella ex-Jugoslavia, così gli sforzi della NATO per diffamare i serbi furono relativamente facili. Era una questione di opinione pubblico su cui la Segretaria di Stato Madeline Albright e la leadership dell’UCK stavano lavorando, per creare un pretesto per l’intervento umanitario. Fu in questo contesto che gli Stati Uniti e la NATO avevano esercitato pressioni sulla Repubblica Federale di Jugoslavia per accettare un accordo in cui le loro forze militari avrebbero lasciato il Kosovo, ma permettendo all’UCK di continuare i suoi attacchi. Questo tipo di tensioni erano ciò che la NATO ha cercato di replicare in Siria, attraverso il cosiddetto Esercito Libero siriano, che in realtà è una organizzazione terroristica legata alla NATO e al Gulf Cooperation Council (GCC).

Arabdom: Libia e Siria

Nel 2011, la carta umanitaria sarebbe stata giocato ancora una volta dalla NATO. Il colonnello Gheddafi era stato accusato di massacrare il suo popolo, in particolare a Bengasi. Confezionato con affermazioni su attacchi di aviogetti e mercenari stranieri, venne chiesto alle Nazioni Unite di permettere agli Stati Uniti ed i suoi clienti della NATO di imporre un’altra no-fly zone, come in Jugoslavia, permettendo che un cambio di regime avvenisse a Tripoli.

In Siria, gli Stati Uniti e le sue coorti hanno cercato di utilizzare Homs come un’altra Srebrenica, Racak o Bengasi. Hanno cercato di usare la stessa tattica per acuire le tensioni. Gli Stati Uniti e i loro alleati vogliono costringere l’esercito siriano a smettere di combattere, mentre alle forze ribelli dell’Esercito libero siriano viene data una mano libera nel lanciare attacchi, proprio come hanno fatto con l’esercito jugoslavo e l’UCK. Le richieste dei russi e dei cinesi che entrambe le parti osservino un cessate il fuoco, invalidano questa strategia.

Ciò che ostacola un altro intervento è la fermezza di Mosca e Pechino al Consiglio di sicurezza dell’ONU, nonché la catena di alleanze che la Siria ha stretto con l’Iran. Damasco e i suoi alleati, tuttavia, dovrebbero essere cauti verso le trappole per trascinare politicamente e legalmente la Siria verso il basso, attraverso accordi unilaterali. Né i siriani dovrebbero riporre la loro fiducia nelle Nazioni Unite.

Kofi Annan e la responsabilità a proteggere (R2P)

Molti elogi vengono fatti a Kofi Annan inviato speciale della Lega Araba e delle Nazioni Unite. Ci dovrebbe essere, comunque, qualche cautela quando si tratta di Annan. A questo proposito, i suoi rapporti con l’intervento umanitario devono essere valutati.

Secondo Richard Holbrooke, intimamente collegato alla balcanizzazione della Jugoslavia, Annan è stata una delle figure più favorevoli alla politica estera degli Stati Uniti nei Balcani. Annan, in realtà, serve a collegare la responsabilità di proteggere (R2P) ai diplomatici canadesi. Inoltre, il signor Annan deve la sua ascesa agli Stati Uniti, agli eventi di Srebrenica e alla guerra nella ex Jugoslavia. Il segretario generale Boutros Boutros-Ghali venen dimesso dagli Stati Uniti per far posto ad Annan a capo delle Nazioni Unite.

Kofi Annan è anche apertamente favorevole alla R2P. Oggi era ad Ottawa come membro del seminario sulla R2P (La responsabilità a proteggere – 10 relazioni su: Riflessioni sul suo passato, presente e futuro) tenutosi presso l’Università di Ottawa il 4 novembre 2011. Prima del suo arrivo Allan Rock, il presidente dell’Università di Ottawa ed ex ambasciatore canadese alle Nazioni Unite, e Lloyd Axworthy presidente dell’Università di Winnipeg ed ex ministro degli esteri canadese, sostenitore della R2P e co-autore di un articolo sulla R2P sull’Ottawa Citizen del 25 ottobre 2011. Sia Axworthy, che sarà nel seminario con Annan, che Allan Rock, che ospiterà Annan presso il Centro per gli Studi di Politica Internazionale, lodavano la guerra in Libia definendola una vittoria della R2P.

Al seminario, Annan dovrebbe inoltre essere affiancato dal parlamentare canadese decisamente pro-NATO Christopher Alexander, del partito conservatore del Canada, al governo. Alexander è il segretario parlamentare di Peter MacKay. Mackay è l’attuale ministro della difesa del Canada e sostenitore dichiarato delle guerre contro la Siria e l’Iran. Christopher Alexander è stato anche inviato diplomatico canadese in Russia per diversi anni, ex ambasciatore canadese nell’Afghanistan presidiato dalla NATO e vicerappresentante speciale della Missione di Assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan (UNAMA). Il seminario sulla R2P è stato moderato da Lyse Doucet, un corrispondente della BBC e un amico di Alexander.

Ciò che è importante da notare del seminario sulla R2P presso l’Università di Ottawa, è che è favorevole alla R2P. Kofie Annan ha anche espresso il suo sostegno all’intervento militare della NATO in Libia. Alla domanda sulla Siria, nessuna risposta è stata data, ma la linea di Annan la supporta. Infine, sia Annan che Axworthy hanno proposto che le organizzazioni regionali dessero il mandato alla R2P. Ad esempio, l’Unione africana dovrebbe essere in grado di intervenire per conto della comunità internazionale nei paesi africani, come l’Uganda e il Sudan, o anche alla Lega Araba altresì dovrebbe essere conferito un mandato R2P in paesi come la Siria.

Questi punti sono dei fattori chiave. Non devono essere trascurati. L’imparzialità di Annan dovrebbe essere messa in discussione, soprattutto alla luce della posizione sulla Libia e delle sue opinioni a sostegno dell’intervento militare della NATO.

L’umanitarismo: Il volto dell’imperialismo moderno

Gli interventi militari della NATO in Jugoslavia erano invasioni coloniali mascherate con la farsa degli sforzi umanitari. Inoltre, ciò che ha fatto la NATO in Jugoslavia era far intervenire tramite fasi graduali un piano di frammentazione, per dividere e conquistare il paese. Secondo il generale John Galvin, ex comandante supremo della NATO, questo è stato fatto perché i funzionari della NATO sapevano che una vera e propria invasione, durante la disintegrazione del paese, si sarebbe tradotto in una guerriglia in massa, dai costi elevati per la NATO. Si può anche aggiungere che un intervento della NATO avrebbe anche avuto l’effetto inverso di unificare la Jugoslavia, invece di lasciare che lo Stato federale su dissolvesse.

All’inizio del 2011, sia la Libia che la Siria erano escluse dal Dialogo Mediterraneo della NATO e hanno avuto anche delle riserve sull’Unione per il Mediterraneo (Upm) dell’UE. Questo significa che effettivamente erano entrambe esterne all’espansione euro-atlantica. Mentre le proteste in Bahrain e Giordania passano inosservate, tutti gli occhi erano diretti sulla Libia e la Siria. Questo perché gli interessi imperialisti hanno sovvertito entrambi gli stati arabi.

L’atlantismo è in marcia. Le operazioni della NATO nei Balcani e nel mondo arabo hanno lo scopo di espandere la zona euro-atlantica. Il suo coinvolgimento nelle missioni dell’Unione africana in Africa orientale, è legato anche a questo. Per tutti gli osservatori danno uno sguardo dettagliato alla ristrutturazione degli stati vinti da parte della NATO, questo dovrebbe essere molto chiaro. L’umanitarismo è diventato il nuovo volto dell’imperialismo moderno.

Mahdi Darius Nazemroaya
Strategic Culture Foundation, 30 marzo 2012.


Mahdi Darius Nazemroaya è un Sociologo e Ricercatore Associato del Centro per la Ricerca sulla Globalizzazione (CRG) di Montréal. Si è specializzato sul Medio Oriente e sull’Asia Centrale. E’ stato in Libia per oltre due mesi ed è stato Corrispondente Speciale per Flashpoints. Ha rilasciato articoli sulla Libia in collaborazione con discussioni radio di Cynthia McKinney di Freedom Now, uno show trasmesso alle 17.00 PST, il sabato, su KPKF, Los Angeles, California. Scrive anche per la Strategic Culture Foundation (SCF) a Mosca, Russia.

Tutte le versioni di questo articolo:
– From Srebrenica and Racak to Benghazi and Homs
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