Probabilmente questo articolo del 22 settembre del 2000 l’avete già letto, ma sottoporlo nuovamente servirà a chi all’epoca non lo ha fatto.

Il pm Guariniello ha riscontrato gravi irregolarità

ROMA (CNN) — Riesplode la polemica sul caso Di Bella dopo che il procuratore aggiunto della Repubblica di Torino Raffaele Guariniello ha concluso un’inchiesta sui metodi seguiti nella sperimentazione del 1997 in otto centri di Torino e della provincia accertando che fu viziata da gravi irregolarità la sperimentazione che dichiarò la terapia anticancro del professor Luigi Di Bella era inefficace.

Il “caso di Bella” scoppiò nel 1997 quando l’allora ministro della Sanità Rosi Bindi rifiutò di rendere mutuabile la somatostatina, uno dei farmaci su cui si basa il metodo di cura dei tumori inventato da Luigi Di Bella, medico oggi ottantasettene, ex aiuto incaricato nelle cattedre di fisiologia umana alle università di Parma e Modena. Il medico da oltre da 30 anni applica una sua terapia anti tumore alternativa alla chemioterapia e sostiene di aver trattato, con buon successo, circa 10.000 persone.

Il metodo, che non presentava i pesanti effetti collaterali della chemioterapia praticata negli ospedale riscosse un enorme successo tra malati sia terminali che ai primi stadi di cancro, e divenne un caso politico quando il Polo delle Libertà accusò il ministro Bindi di negare ai pazienti la libertà di cura. Per la prima volta nella storia venne avviata una sperimentazione farmaceutica ‘a furor di popolo’ e venne stabilito un ‘prezzo politico’ (23.000 lire al milligrammo in luogo di quasi cento) per la somatostatina, nonostante non ne fosse stata ancora provata l’efficacia terapeutica.

Nel luglio del 1998 l’Istituto superiore di Sanità dichiarò “inefficaci” quattro degli undici protocolli su cui si basa la sperimentazione e decise di sospendere anche gli altri. A novembre venne anche revocato il prezzo politico del farmaco. Subito però partirono le denunce: il legale del professor Di Bella per invitare le procure a verificare l’esatto contenuto dei farmaci dai ai pazienti sottoposti a sperimentazione.

“Farmaci scaduti e dosi sballate”

 
Il procuratore Guariniello, secondo quanto riferisce il quotidiano ‘La Repubblica’ ha accertato che “alcuni dei 386 malati di cancro che provarono la ‘multiterapia’ (Mdb) del medico modenese sarebbero stati usati come cavie, trattati con farmaci ‘guasti e imperfetti’, non si sa con quali effetti sulla salute. E l’Istituto superiore di Sanità, pur sapendolo, non avrebbe avvertito 50 dei 51 ospedali d’Italia che sperimentavano i protocolli”

Quattro dirigenti dell’Istituto superiore di sanità (Iss): Roberto Raschetti e Donato Greco, coordinatori della sperimentazione del 1998, Stefania Spila Alegiani, responsabile dei preparati galenici, ed Elena Ciranni, che curava i rapporti con i vari centri clinici avevano ricevuto un “avviso di chiusura indagini in cui si configurava l’ipotesi di reato: “somministrazione di medicinali guasti o imperfetti” . A quest’avviso, Guariniello non ha fatto però seguire un rinvio a giudizio perché i difensori dei quattro indagati hanno chiesto e ottenuto il trasferimento dell’inchiesta a Firenze, procura che l’anno scorso ha archiviato un’altra inchiesta sui protocolli Di Bella.

Guariniello ritiene che gli errori compiuti nella sperimentazione non siano stati in buona fede e “la prova del dolo – scrive Repubblica – sarebbe in una lettera inviata nel ’98 a un ospedale romano, che chiedeva lumi sulla conservazione e la composizione delle “soluzioni ai retinoidi” previste per i protocolli 1 e 9. Nella lettera i dirigenti dell’Iss precisavano che quelle sostanze hanno una ‘validità’ di soli tre mesi, dopo di che ‘scadono’ e vanno buttate. Peccato che la stessa direttiva non sia stata diramata agli altri 50 ospedali che sperimentavano la cura. E che infatti continuarono, ignari di tutto, a somministrare quelle soluzioni ampiamente scadute (addirittura vecchie di 4, 5, 9 mesi) e ‘deteriorate'”.

Guariniello sostiene inoltre che nella multiterapia vi è stato un gravissimo errore tecnico con il dimezzamento del quantitativo dell'”axeroftolo palmitato, un principio attivo fondamentale per l’efficacia di quelle soluzioni.

Iss: “L’inchiesta è ancora in corso”

Le conclusioni di Guariniello vengono però contestate dal gruppo di coordinamento della sperimentazione del metodo Di Bella all’Istituto superiore di Sanità.

“Gli accertamenti, inizialmente condotti dal giudice – spiega il comitato in una nota – che ha seguito con attenzione tutte le fasi della sperimentazione a partire dalla sua predisposizione, sono ancora in corso alla procura di Firenze, sede considerata competente per tale indagine”.

Fi: rifare la sperimentazione

Dall’opposizione partono però già richieste di rifare la sperimentazione: Piergiorgio Massidda, vicepresidente della Commissione Affari sociali e Sanità della Camera ha chiesto che se il lavoro della magistratura confermerà i dubbi espressi sulle modalità con cui è stata condotta la sperimentazione del metodo Di Bella, questa venga riavviata.

Il responsabile Sanità di Forza Italia Antonio Tomassini ha invece chiesto l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta: “La magistratura – ha affermato l’esponente di Fi – ha messo a nudo una verità agghiacciante che Forza Italia e autorevoli ricercatori stranieri avevano denunciato più volte”. “L’intera vicenda quindi – conclude Tomassini – non può non coinvolgere il Parlamento che, attraverso una commissione di inchiesta, dovrà perseguire in tempi quanto più rapidi possibile l’accertamento della verità”.

Nel gennaio del 1999 anche il ‘British Medical Journal’ aveva criticato i criteri della sperimentazione, giudicando però il metodo Di Bella “una falsa terapia

http://www.atsat.it/articolo.asp?id_articolo=125

Il Professor Di Bella a Porta a Porta: http://youtu.be/3wFIdHQj0qg

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