Andrea D’Urso 24 settembre 2014
Francesco Crispi

Lettera da Crispi a Garibaldi – Caprera.

Torino, 3 febbraio 1863.

Mio Generale!

Giunto da Palermo, dove stetti poco men che un mese, credo mio dovere dirvi qualche cosa della povera isola che voi chiamaste a libertà e che i vostri successori ricacciarono in una servitù peggiore di prima.

Dal nuovo regime quella popolazione nulla ha ottenuto di che potesse esser lieta. Nissuna giustizia, nissuna sicurezza personale, l’ipocrisia della libertà sotto un governo, il quale non ha d’italiano che appena il nome. Ho visitate le carceri e le ho trovate piene zeppe d’individui i quali ignorano il motivo per il quale sono prigionieri. Che dirvi del loro trattamento? Dormono sul pavimento, senza lume la notte, sudici, nutriti pessimamente, privi d’ogni conforto morale, senza una voce che li consigli e li educhi onde fosser rilevati dalla colpa.

La popolazione in massa detesta il governo d’Italia, che al paragone trova più tristo del Borbonico. Grande fortuna che non siamo travolti in quell’odio noi, che fummo causa prima del mutato regime! Essa ritien voi martire, noi tutti vittime della tirannide la quale viene da Torino e quindi ci fa grazia della involontaria colpa. Se i consiglieri della Corona non mutano regime, la Sicilia andrà incontro ad una catastrofe.

E’ difficile misurarne le conseguenze, ma esse potrebbero essere fatali alla patria nostra. L’opera nostra dovrebbe mirare ad evitare cotesta catastrofe, affinchè non si sfasci il nucleo delle provincie unite che al presente formano il regno di Italia. Con le forze di questo regno e coi mezzi ch’esso ci offre, noi potremmo compiere la redenzione della penisola e occupar Roma. Sciolto cotesto nucleo, è rimandata ad un lontano avvenire la costituzione d’Italia.

Della vostra salute, alla quale tutti c’interessiamo, ho buone notizie, che spero sempre migliori. Di Palermo tutti vi salutano come vi amano.

Abbiatevi i complimenti di mia moglie e voi continuatemi il vostro affetto e credetemi

Vostro ora e sempre

F. Crispi.

Serve aggiungere altro? La catastrofe del Sud è già anticipata da Francesco Crispi nella lettera inviata a Garibaldi nel 1863. In quale anno siamo oggi? Non saremo mai consapevoli della nostra storia se non saremo noi stessi a scoprirla: la storia dell’Italia ci è stata negata.

A cosa serve? Prima di tutto serve per capire questo paese. E poi serve per selezionare una migliore classe dirigente, che sappia affrontare e risolvere anche questi problemi storici.

Continuando a negarlo, continueremo a negare noi stessi. Alimentando sempre gli stessi problemi.

P.S. Per chi volesse leggere il documento originale, basta scaricare il Pdf e cercare ‘sudici’: troverete solo la pagina 182, ovvero la pagina in cui è riportata la lettera 146 [Crispi a Garibaldi – Caprera].

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