Nel 2013, per gli over 50, l’incremento dei disoccupati ha infatti sfiorato il 147% rispetto al 2008: un esercito di 438 mila lavoratori troppo giovani per la pensione, troppo vecchi per essere reinseriti sul mercato, in assenza di politiche efficaci. 

E la difficoltà a ritornare in pista si aggrava con il tempo: per un ultracinquantenne infatti la ricerca di una nuova occupazione può durare in media, dato 2013, anche più di 2 anni, 27 mesi per l’esattezza, 6 in più rispetto al totale dei disoccupati. E’ uno studio dell’Adapt, il centro studi fondato nel 2000 da Marco Biagi, a fare il punto sulla situazione occupazionale dei lavoratori ‘maturi’.

Tra il 2008 ed il 2013, inoltre, quasi il 60% della crescita dei disoccupati uomini ultracinquantenni è stata alimentata dai settori delle costruzioni e dell’industria manufatturiera. Le donne, invece, hanno perso lavoro soprattutto nei comparti dei servizi collettivi e alla persona. I canali utilizzati dai disoccupati maturi per cercare lavoro non si discostano troppo, comunque da quelli della media dei disoccupati. Circa 9 su 10, dice ancora l’Adapt, si affidano infatti, al passaparola di parenti e amici mentre 1 su 3 si affida ai centri per l’impiego. Meno diffuso, invece, rispetto al totale dei disoccupati, l’invio dei curricula (54% contro il 69,4%), la consultazione di internet (31,9% rispetto al 53,5%) e il ricorso alle agenzie interinali (15,3% rispetto al 19,2%). Rispetto al periodo pre-crisi, inoltre aumenta la frequenza di chi si trova senza occupazione o in Cig, dal 5,5% del biennio 2007-2008 al 7% del periodo 2012-2013. Transizioni, queste, più frequenti nel Mezzogiorno (8,9%) e per i meno istruiti; il 28% non ha infatti titolo di studio e il 18,3% solo la licenza elementare. Le professioni maggiormente richieste tra gli over 50 si concentrano ai due estremi tra le cosiddette low skill (62%) e quelle che richiedono competenze ”dirigenziali” high skill.
Sono solo 8 le Regioni che hanno varato interventi mirati, in 4 sono stati adottati incentivi generici mentre in altre 8 regioni su 20 è assente qualsiasi forma di sostegno. La maggior parte degli interventi locali, dedicati agli over 50, si legge nel Report, sono di tipo economico mentre i rimanenti si dividono in azioni integrate o in azioni strettamente formativa, queste ultime però davvero rare. In generale però, rileva l’Adapt, gli incentivi economici alle assunzioni “non sembrano di fatto particolarmente efficaci”. L’”effetto spiazzamento”, infatti, legato all’affollamento degli incentivi, nazionali o locali, rivolti a diverse categorie di lavoratori, è dietro l’angolo. Per essere efficaci, invece, prosegue il Report, “gli incentivi alle assunzioni dovrebbero essere concentrati soltanto su pochi e specifici target”.
Al primo posto ci sono le professioni operaie specializzate (26,2%), le professioni non qualificate (21%) e quelle operaie qualificate (15%). Seguono le professioni esecutive del commercio e dei servizi e tecniche (11-12%), impiegatizie a carattere esecutivo (7,3%) ed intellettuali (6,3%). A fronte di tutto questo dunque, il suggerimento che arriva dal centro studi si concentra sui servizi all’occupazione. “Potrebbero essere più efficaci l’incentivazione dell’adozione di buone pratiche manageriali e di un’efficiente rete di servizi di outplacement e ricollocazione degli over 50?, conclude. Tra le Regioni che non hanno attivato nessuna normativa che disponga incentivi all’assunzione di lavoratore over 50enni applicabili direttamente, l’Abruzzo, la Basilicata, la Campania, l’Emilia Romagna, la Liguria, l’Umbria e il Veneto. Ma anche nelle realtà territoriali che hanno varato programmi ad hoc l’allarme resta alto, soprattutto al Sud. In Calabria, per esempio, che pure ha adottato benefici economici in favore di ultracinquantenni disoccupati, il dato è ancora allarmante. Risulta occupato infatti, nella fascia 55-64 anni, solo il 38% della popolazione complessiva nella corrispondente classe d’età.
Pubblicato il luglio 14, 2014 da informazioneinunclick
(Fonte: controlacrisi.org)

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