Ho sempre avuto qualche diffidenza nello scrivere sul tema della creazione della moneta bancaria perché sono convinto che le rivoluzioni e i cambiamenti partano dal basso e temi del genere, troppo complessi, non interessino la massa dei cittadini vessati e truffati.
Fino a quando non incontro Giuseppe Quarta, ispettore capo della polizia di Stato.
Ma il paradosso risiede nella sceneggiatura, non nell’attore.
IL NODO DELLA CONTABILITÀ. Non meravigliamoci del fatto che la denuncia della ennesima situazione di illegalità sia partita da un ispettore capo della polizia (libero dal servizio e non nell’esercizio delle sue funzioni), ma piuttosto sorprendiamoci di fronte allo studio che ha permesso a Quarta di mettere in luce alcuni (altri) aspetti bui dell’attività bancaria.
Aspetti che delineano situazioni, secondo lui, di illegalità ben nascosti dalla stessa contabilità legittimata dagli organi di Vigilanza e dalla Banca d’Italia.
La premessa sta nella subdola ‘confusione’ creata ad hoc dalla Casta bancaria, che continua a considerare le circolari di Bankitalia come norma dello Stato legittimando gli istituti di credito a fare cose che non potrebbero e accecare chi con loro si interfaccia.
La legge deve essere progettata e scritta da un organo legislatore, e Bankitalia non lo è.
LA DENUNCIA DI QUARTA. La denuncia è frutto di studi interdisciplinari che vedono al centro del caso il famoso studio di Werner, stimato docente dell’Università di Southampton, titolato Banking and Law: The Lawfulness of Banking (2016), con cui Quarta ancora collabora per portare a termine il nobile progetto di continuare a svelare i piccoli trucchetti di cui le banche si servono per eludere la legge.
Secondo Quarta, «se il processo è lo strumento con il quale si accertano le responsabilità individuali […] allora la magistratura ha l’obbligo istituzionale di perseguire i responsabili del degrado bancario». E Giuseppe ha denunciato il caso alla procura del suo distretto.
Il caso di denuncia è forse più complicato a scriversi che a capirsi.

L’unica banca che può stampare moneta è la Bce

Il presidente della Bce Mario Draghi.

(© Ansa) Il presidente della Bce Mario Draghi.

Partiamo da una premessa: la sola banca preposta a stampare, quindi immettere nuova moneta legale nel circuito economico, è la Bce.
Il trattato unico bancario specifica infatti che gli istituti sono autorizzati al solo esercizio del credito, ossia al prestito e alla raccolta. Prestito di denaro già esistente, non creazione di mezzi monetari.
La realtà dei fatti però risulta essere ben diversa.
Nel momento in cui la banca riceve denaro dai depositanti, denaro che dovrebbe essere utilizzato per svolgere l’attività di prestito, questo viene automaticamente investito in attività speculative. Quindi l’istituto non ha realmente denaro per svolgere una delle sue funzioni fondamentali.
SITUAZIONE PATRIMONIALE FALSA. Dove sussiste il problema? I prestiti vengono erogati lo stesso. Come? Attraverso movimenti contabili, senza che nessun euro sia realmente disponibile per essere prestato.
L’illecito, che secondo Quarta dovrebbe essere perseguito penalmente, risiede nella contabilizzazione.
La banca contabilizza l’uscita di denaro in seguito all’erogazione di un prestito in modo tale da far risultare che i fondi derivano dalla raccolta.
In questo modo si delinea una situazione economica e patrimoniale falsa, perché il denaro prestato viene creato dal nulla. Le banche prestano denaro che non hanno.

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