Il fotovoltaico rallenta, eppure, stando all’ultimo report di Irena, l’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili, nel 2025 i costi medi di generazione elettrica possono ridursi del 43% per il solare a concentrazione e del 59% per il fotovoltaico, in presenza dei “giusti quadri normativi e politici”.

Cosa ancora più singolare, il nostro Paese risulta tra i top 5 dei paesi produttori, con il 6% della capacità di produrre energia dal fotovoltaico, ma, stando al Renewable Energy Report 2016    redatto dall’Energy&Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano, il mercato del fotovoltaico in Italia ha fatto registrare nuove installazioni per circa 290 MW, in contrazione di circa il 25% rispetto al 2014 e arrestandosi a livelli inferiori a quelli del 2008.

Dove sta il problema? Cosa hanno Germania e Francia più dell’Italia? L’abbiamo chiesto alle associazioni di categoria.

Agostino Re Rebaudengo, Presidente assoRinnovabili:

L’Italia ha fatto enormi passi avanti nel settore delle rinnovabili, che non ci fanno assolutamente sfigurare nei confronti degli altri Paesi membri dell’Unione Europea, compresi Francia e Germania. Se infatti è vero che la Germania ha all’incirca 40 GW di potenza fotovoltaica installata sul territorio contro i circa 20 GW nel nostro Paese, è anche vero che l’Italia è la prima al mondo per quota di energia solare su produzione elettrica totale(circa il 9%).

Questo significa che finora si è lavorato bene, nonostante le numerose problematiche. La Francia, invece, parte da una situazione differente, in quanto la rivoluzione del fotovoltaico non è mai veramente esplosa e quindi oggi presenta tassi di crescita dell’installato abbastanza alti (0,9 GW installati nel 2015) tipici di un mercato nelle fasi iniziali di crescita.

Ciò che effettivamente ci differenzia rispetto ai due nostri principali competitors europei è invece proprio il quadro normativo e politico. La già difficile transizione da un forte regime di incentivazione verso un contesto basato sulle regole di mercato è stata ulteriormente appesantita da modifiche fiscali, normative e regolatorie, che hanno comportato una caduta drastica dei rendimenti e delle installazioni.

Purtroppo manca un’idonea programmazione a livello centrale, una visione a lungo termine dell’indirizzo energetico da imprimere al futuro dell’Italia, nel settore delle energie rinnovabili e dell’autoconsumo in particolare.

In riferimento ai rapporti tra la pubblica amministrazione e gli impianti di energie rinnovabili, sono ancora molteplici i casi nei quali la mancanza di informazione/formazione/volontà politica ostacola le rinnovabili, ad esempio con rallentamenti o blocchi ingiustificati nelle procedure autorizzative, come nei casi di Sicilia e Campania per l’eolico.

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Paolo Rocco Viscontini, Presidente ITALIA Solare:

Il costo della generazione di energia elettrica da fonte fotovoltaica è sceso rapidamente negli ultimi anni grazie soprattutto agli schemi di incentivazione adottati dai vari paesi europei. L’Italia, insieme a Spagna e Germania, è stata pioniera nel promuovere le installazioni di impianti fotovoltaici. Oggi in Italia abbiamo oltre 500 mila impianti e la quota di fotovoltaico nel mix di generazione elettrica nazionale supera l’8%.

In Italia molto si può ancora fare sia con gli impianti esistenti che con quelli nuovi abbinandoli a soluzione tecnologiche per l’accumulo elettrochimico e il riscaldamento attraverso le pompe di calore in un’ottica di massimizzazione dell’autoconsumo e quindi del risparmio energetico. A questo scopo ITALIA Solare sta lavorando con le Istituzioni competenti per creare le condizioni per rendere semplice e conveniente integrare gli impianti fotovoltaici esistenti con batterie e pompe di calore.

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Giorgio Ruffini, Presidente Azione Energia Solare:

Grazie alla crescente diffusione delle energie rinnovabili in tutto il mondo, i costi di produzione dei generatori fotovoltaici, sono fortemente diminuiti e questo minore costo, sta aprendo enormi prospettive alla generazione distribuita, derivante dalla realizzazione di milioni di impianti in edilizia residenziale.

Francia e Germania hanno compreso da tempo questa opportunità ed hanno attivato forme di incentivazione finanziaria dedicata a queste fasce di clientela, abbinate ad una grande semplicità burocratica.

In Italia purtroppo, una macchina burocratica elefantiaca e farraginosa, incoraggiata da una politica orientata al supporto delle fonti fossili e che lascia trasparire una netta insofferenza alle energie rinnovabili, sta portando i costi ed i tempi della burocrazia a livelli tali da rendere non più interessanti i piccoli impianti, nei quali la sensibile diminuzione dei costi dei materiali viene annullata dall’aumento dei costi diretti ed indiretti della burocrazia.

A tutto questo va sommato un parossistico ritmo di cambiamento delle norme di gestionedegli impianti esistenti che scoraggiano coloro che vorrebbero corredare la loro abitazione di un piccolo impianto, ma sono spaventati da uno scenario normativo caotico ed instabile.

Infine le politiche tariffarie dell’energia elettrica, che avendo soppresso le fasce di consumo, rendono meno conveniente il risparmio energetico e l’autoproduzione di energia pulita ed hanno rappresentato un ostacolo quasi insormontabile alla nascita di un fiorente mercato dei sistemi di accumulo di energia.

La conclusione è che stiamo muovendoci verso un periodo che potrebbe essere estremamente favorevole allo sviluppo delle energie rinnovabili, ma è essenziale avere una classe politica che favorisca questo tipo di applicazioni, semplificando le procedure, almeno per alcune tipologie di impianti standard, realizzati secondo criteri predefiniti e quindi privi di pastoie.

Roberta De Carolis

FONTE: Greenbiz

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