di: Francesca Dessì
f.dessi@rinascita.eu
Le immagini diffuse dal canale televisivo francese Itele, trasmesse ieri pomeriggio, non lascerebbero dubbi: il presidente della Costa d’Avorio, Laurent Gbagbo, è stato arrestato dalle forze della Licorne, la missione francese nel Paese, e si troverebbe nelle mani di Alassane Ouattara. Pochi minuti dopo, Guillaume Soro, capo dei ribelli delle Forze Nuove, il primo ministro di Ouattara, ha detto alla nazione: “Ivoriani, asciugate le vostre lacrime l’incubo è finito” .
Ma l’incubo è appena iniziato. I cadaveri ammassati sulle strade di Abidjan, i villaggi rasi al suolo, le donne violentate, i bambini presi e arruolati nelle forze repubblicane, i massacri di civili in tutto il Paese lo dimostrano. Anzi un nuovo girone di morte è alle porte.
Lo sanno bene gli ivoriani che, appresa la notizia dell’arresto di Gbagbo, sono scesi nelle strade di Abidjan a protestare contro l’usurpatore del potere, Ouattara, contro l’invasore, la Francia, contro il complice, gli Stati Uniti, e infine contro il traditore, l’Onuci, che invece di difendere la popolazione, si è macchiato per l’ennesima volta di crimini contro l’umanità.
L’arresto di Gbagbo, che per ora si troverebbe all’Hotel Golf, il quartier generale di Ouattara, è avvenuto dopo nuovi bombardamenti della Licorne e dell’Onuci sulla residenza presidenziale, che si trova nel quartiere di Cocody. Nel frattempo, i soldati della Legione straniera e della Licorne, con il sostegno delle forze Repubblicane, hanno sferrato un attacco via terra contro le Forze di difesa e di sicurezza che non sono riuscite a respingere l’ennesima offensiva.
Con quale autorità e con quale mandato la Francia e le Nazioni Unite hanno arrestato un capo di Stato?
Il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki Moon, ha sostenuto di aver chiesto all’Onuci di fare “ricorso a tutti i mezzi necessari” per bloccare l’uso di armi pesanti da parte dei sostenitori del presidente Gbagbo.
“Il continuo uso di armi pesanti contro la popolazione civile e i nostri soldati – scrive Ban Ki Moon in una dichiarazione diffusa al Palazzo di Vetro – come anche gli attacchi contro il Quartier Generale del governo legittimo, mi hanno obbligato, ancora una volta, a chiedere all’Onuci di sfruttare tutti i mezzi necessari per prevenire l’uso di queste armi, come previsto dalle risoluzioni 1975 e 1962” del Consiglio di Sicurezza.
Ma l’uso delle armi pesanti  contro i civili è avvenuto solo per mano delle forze repubblicane di Ouattara. Lo ha denunciato anche  ieri l’organizzazione umanitaria, Human Rights Watch che ha accusato i ribelli di aver ucciso migliaia di civili, violentato le donne e bruciato villaggi durante l’offensiva lanciata nell’Ovest. Altre organizzazioni non governative hanno denunciato saccheggi, rapimenti, gravi violazioni quotidiane dei diritti umani e un numero imprecisato di vittime, i cui corpi sarebbero  lasciati in mezzo alla strada.
Hanno lasciato dietro di loro solo morte e distruzione ma si continua ad accusare Gbagbo di crimini contro l’umanità. E sicuramente le Nazioni Unite avranno il coraggio di portare il presidente ivoriano davanti al Tribunale Penale Internazionale accusandolo di crimini di guerra e di genocidio. Ma i veri criminali sono altri: il signor Ban Ki Moon e il presidente francese Nicolas Sarkozy.
È stata Parigi infatti a dare l’ordine di bombardare sul bunker dove si trovavano Gbagbo, i suoi familiari e i suoi fedelissimi, prima che fosse troppo tardi. La Russia aveva infatti intimato ai soldati della Licorne di abbandonare il Paese entro martedì, prendendo il loro posto nel “proteggere i civili”.
Così sabato è circolata la voce che le forze di Gbagbo avessero attaccato l’ambasciata francese ad Abidjan. Un pretesto utilizzato dall’Eliseo per legittimare una nuova operazione militare. “Nel corso degli ultimi giorni, la popolazione civile, il personale dell’Onu e le missioni diplomatiche hanno continuato ad essere obiettivo di attacchi con armi pesanti e violenze in molte zone di Abidjan” ha dichiarato il presidente Sarkozy condannando “l’attacco delle forze di Gbabgo conto l’Hotel du Golf”, che sarebbe avvenuto nel fine settimana. Pretesti che hanno giustificato i bombardamenti indiscriminati della Francia per tutto il fine settimana sul quartiere di Cocody, colpendo abitazioni civili e tutto ciò che c’era intorno alla residenza presidenziale, completamente distrutta.
Ma il massimo dell’ipocrisia è stato raggiunto ieri  quando il consigliere speciale di Sarkozy, Henri Guaino, ha dichiarato che la partecipazione della Francia ai raid in Costa d’Avorio mira a scongiurare “un bagno di sangue”.
“La Francia non vuole cacciare Laurent Gbagbo militarmente”, ha detto Guaino ai microfoni della tv France 2, sottolineando che “l’intervento militare francese è stato richiesto dall’Onu per proteggere i civili”.
Alla domanda sul perché sia stato chiesto l’intervento della Francia, Guaino ha risposto: “Perché i soldati francesi sono in Costa d’Avorio da tempo”.
Troppo tempo. È infatti l’ora che la Licorne abbandoni il Paese africano.
Ma, secondo l’Eliseo le forze speciali francesi non sono mai penetrate nella residenza del presidente Gbagbo, che si “sarebbe arreso alle forze repubblicane poco dopo le 15 (13 ora locale)”.
L’arresto di Gbagbo si tinge dunque di giallo mentre in molti si chiedono di che morte perirà il presidente uscente, la cui unica colpa sembrerebbe essere quella di aver stretto rapporti economici con la Cina. Gbagbo ha preferito vendere il cacao a Pechino che per 1kg di prodotto pagava 12 euro a differenza dei 30 centesimi offerti da Parigi. Ha preferito affidare la ristrutturazione dell’aeroporto di Abidjan alla Cina perché chiedeva 20 milioni di dollari a differenza dei 100 milioni pretesi dalla Francia.
A Sarkozy non è andata proprio giù di perdere il monopolio economico sulla Costa d’Avorio, così ha deciso bene di togliersi dai piedi Gbagbo.
Non è un caso che domenica la Licorne abbia preso il controllo del porto di Abidjan e abbia cominciato a prelevare 400 mila tonnellate di cacao e a portare via su due navi francesi che erano in partenza per la Francia.
Interessi economici che ormai sono davanti agli occhi di molti nella comunità internazionale. Ecco perché la Francia è intervenuta militarmente ieri. La Russia, l’India e il Brasile, che insieme alla Cina formano il Bric, l’organizzazione che riunisce le economie emergenti, hanno condannato i bombardamenti e l’ingerenza della Francia in un conflitto interno. L’ambasciatore russo nella capitale economica avrebbe messo a disposizione del popolo ivoriano un indirizzo  e mail per raccogliere informazioni, video e foto sui massacri compiuti dalle forze francesi per denunciare la Francia davanti al Consiglio di sicurezza dell’Onu.
Inoltre, due senatori Usa, Jim Inhofe e il democratico John Kerry, hanno espresso pubblicamente i loro dubbi sulla legittimità di Ouattara, chiedendo al presidente Usa Barack Obama di “cambiare la loro posizione in Costa d’Avorio”  e  di condannare  i “massacri” perpetrati dalle forze di Ouattara e i loro alleati. Ma i primi sintomi del cambiamento si sono sentiti anche in Francia.
L’ex primo ministro Dominique de Villepin ha invitato il governo e il presidente Nicolas Sarkozy a “mettere più energia nella risoluzione diplomatica del conflitto”, esprimendo dubbi su “una soluzione militare”. Per Benoît Hamon, portavoce del Partito socialista (Ps), e per l’ex primo ministro socialista Laurent Fabius urge chiarire il ruolo della Licorne e stare attenti ad “un eccesso di interventismo accanto a una delle parti che potrebbe aver perpetrato un massacro a Duékoué”. Altre voci tra le forze politiche francesi chiedono un “ritiro immediato” e condannano “un’avventura militare neo-coloniale che non ha nulla a che vedere con la difesa dei civili ivoriani”.
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