Contractor profumatamente pagati per combattere a fianco delle circa 300 forze specialiamericane in Siria. A rivelarlo è The Daily Beast che cita una comunicazione pubblica con cui il Pentagono dimostra apertamente la volontà dell’amministrazione Obama di iniziare a fare sul serio senza però pesare sui “boots on the ground” delle truppe effettive.

È la prima volta dall’inizio della guerra terroristica in Siria che la Difesa Usa ammette l’esistenza di soggetti privati nella regione con ruoli attivi nella lotta a Daesh. La notizia – passata in sordina – si trova nella newsletter diffusa dal U.S. Department of Defense lo scorso 29 luglio.

Il ricorso al mercato esterno non è di per sé una novità. Sin dalla fine dalla metà del Novecento le milizie private hanno giocato un ruolo centrale nel warfare americano arrivando, ad inizio degli anni Duemila, a toccare il 50% delle forze dispiegate nei teatri iracheno e afghano. E, proprio all’epoca dell’occupazione americana in Iraq del 2003, il sistema di esternalizzazione dei servizi di intelligence viene coinvolto nello scandalo legato ai crimini commessi nel carcere di Abu Ghraib, vicino a Baghdad.

Alle torture denunciate dai detenuti e documentate dalle fotografie diffuse da CBS News – tra cui scosse elettriche, violenze sessuali e finte esecuzioni – presero parte, secondo l’accusa, anche alcuni dipendenti della Caci Internetional Inc, la società statunitense allora partner del Pentagono.

Tornando ai nostri giorni, ad aggiudicarsi l’appalto di 10 milioni di dollari per la fornitura di “servizi di analisi” in Siria è una nuova società: la Six3 Intelligence Solution Inc con sede in Virginia. Arrivati sul sito web della compagnia, all’indirizzo “six3systems.com”, veniamo inaspettatamente reindirizzati su “www.CACI.com”.

A chiarire il meccanismo di scatole cinesi interviene un articolo di The Washigton Post, datato 9 ottobre 2013. Dalle colonne del popolare quotidiano statunitense scopriamo che Six3 è stata acquistata da Caci alla cifra record di 820 milioni di dollari.

A più di dieci anni di distanza dagli orrori di Abu Ghraib, vergogna dell’amministrazione targata George W. Bush, la mossa con cui Washington rinnova la fiducia alla società coinvolta in quello scandalo solleva qualche perplessità sui termini del rafforzamento della presenza americana in Siria.

Commenta su Facebook