La Comunità dell’Africa orientale (Eac) ha deciso di rimandare ulteriormente la firma degli Accordi di partenariato economico con l’Unione europea (Ape/Epa) prevista per il 1 ottobre, che aveva già subìto uno slittamento nel corso dell’estate. «Abbiamo deciso di darci altri tre mesi di tempo per discutere ulteriormente la questione, ci incontreremo di nuovo nel gennaio 2017» ha dichiarato il presidente della Tanzania e capo dell’Eac, John Magufuli, all’incontro dei capi di Stato della Comunità, tenutosi ieri a Dar-Es-Salaam.

L’unità dell’Eac è stata messa alquanto in crisi da questa vicenda: data la forte opposizione alla firma da parte di Tanzania e Burundi, Kenya e Rwanda avevano deciso di procedere in solitaria, firmando lo scorso 1 settembre accordi individuali con l’Ue, nonostante un precedente accordo stabilisse che l’Eac avrebbe agito in modo unitario. Questi due paesi sono poi stati accusati di aver anteposto l’interesse nazionale a quello regionale: il Kenya, infatti, soffrirebbe molto più degli altri per un’eventuale interruzione degli accordi con l’Europa, e ne aveva già avuto una prova alla fine del 2014. Altri paesi della Comunità orientale, invece, continuerebbero a godere di vantaggi grazie ad altri accordi con l’Ue, essendo stati classificati come paesi sottosviluppati. Il ministro rwandese incaricato, ha voluto sottolineare come la discussione non riguardi la sostanza degli accordi, ma soltanto la firma degli stessi. «I processi di negoziazione erano già stati conclusi», afferma, ed è quindi sembrato logico ai due paesi con maggiori interessi in gioco procedere da soli, senza il timore di compromettere la solidarietà regionale. L’Uganda, dal canto suo, aveva criticato questa decisione ma si era dichiarato favorevole alla firma, nei tempi e nei modi stabiliti dalla Comunità, contrariamente a quanto aveva espresso in precedenza. Tanzania e Burundi, i maggiori oppositori del processo, erano stati accusati di indifferenza nei confronti dei paesi più coinvolti; nel suo discorso di ieri, il presidente tanzaniano ha rivolto un appello all’Europa affinché non punisca il Kenya, negandogli l’accesso ai suoi mercati, nell’attesa di una decisione comunitaria.

Fonte: The East African

Commenta su Facebook