Di Tonguessy

 

Il decadimento di una civiltà si manifesta attraverso delle evidenti crepe nella tenuta degli aspetti culturali e dei comportamenti socialmente condivisi ed accettati. Ci sono delle prime avvisaglie da parte di sparute minoranze che urlano “la diga stra crollando” mettendo in bella evidenza tutte le nefaste incongruenze del sistema, seguite poi da un diffuso malcontento e senso di diffidenza nei confronti di quegli aspetti cui accennavo sopra. Poi la diga cede, di schianto.

Certamente i filosofi possono far parte di quelle sparute minoranze che sentono prima di altri l’olezzo della decomposizione sociale. Oh, certo, sono anche forieri di quelle innovazioni che poggeranno il sistema su nuove piattaforme, apparentemente più solide di prima ma per questo non meno soggette a quei processi di degrado che sono inscritti nel senso stesso di Civiltà Occidentale e che sono in qualche modo legati alla percezione popolare dei tempi in cui si vive.

Tempi che, nonostante le differenze che contraddistinguono i vari periodi storici, hanno da troppo tempo ormai un tratto comune: il potere decide in base a valutazioni proprie che poco o nulla hanno a che vedere con le valutazioni dei popoli, cui viene somministrata (se va bene) la dose richiesta di propaganda prima e di panem et circenses dopo in qualità di sedativi sociali. Che, ahiloro, non sempre funzionano, ci insegna la Storia.

Chiunque osi sfidare la solidità (quantunque apparente e sufficientemente effimera) del sistema si trova a doversi difendere da accuse di eresia. Scopriamo così che i sofisti (i quali vedevano nella democrazia di Pericle un’accozzaglia di intenti male assortiti e risultati spesso disastrosi) diventano gli inventori dei sofismi. Cioè di quelle tecniche atte a divergere l’attenzione dell’interlocutore dal vero nocciolo del problema. Il che è esattamente il contrario di quanto si prefiggevano i sofisti stessi, quando denunciavano l’inconsistenza di ciò che veniva affermato.

Facciamo ora un salto fino ai tempi nostri: è da diversi decenni che i filosofi affermano che la modernità è cosa morta e siamo in piena postmodernità. Se la modernità è la chiave unica che permette di interpretare il Reale usando concetti ed ideali come Progresso e Civiltà (o la stessa Scienza, veicolo di straordinario Sviluppo e Ricerca), la postmodernità si propone invece di criticare non solo l’uso ma anche la funzione della chiave unica.

Nella parole di Friederich Nietzsche, in netto anticipo sui tempi:

“L’umanita’ non presenta una evoluzione verso qualcosa di migliore o di piu’ forte o di piu’ elevato nel modo in cui oggi questo viene creduto. Il ‘progresso’ è semplicemente un’idea moderna, cioe’ un’idea falsa. L’europeo di oggi resta, nel suo valore, profondamente al di sotto dell’europeo del Rinascimento; la prosecuzione di uno sviluppo non è assolutamente, per una qualsivoglia necessita’, elevazione, potenziamento, consolidamento.” (L’Anticristo)

La spinta propulsiva della Modernità viene quindi spezzata. Secoli dopo la perentoria affermazione di Nietzsche la gente si trova a dover fare i conti con la Civiltà delle Macchine (ad esempio) che avrebbe dovuto liberare l’Uomo dal giogo del lavoro. E invece si lavora di più e con meno soddisfazioni. E le Macchine rappresentano un serio problema. Inquinano e logorano ambiente e relazioni, cose queste che nel manifesto modernista non comparivano. La propaganda modernista si è rivelata una truffa.

I nostri padri, la cui esistenza era votata alla realizzazione della Modernità, ci hanno consegnato un mondo alienato dove le preesistenti radici culturali e sociali sono state irrimediabilmente recise mettendo noi tutti nell’infelice posizione di non potere più né proseguire né tornare indietro. Cul de sac.

Com’è potuto avvenire tutto questo? Chi possiamo incolpare di tutto ciò? Sicuramente i Caronte che hanno saputo traghettare l’umanità da un passato descritto come “un ambiente largamente inselvatichito” dove “l’abitudine alla guerra, alle ferite, alla morte, alle malattie mortali”[1] regna sovrana, ai radiosi lidi moderni. Ma ancora più colpevole è chi ci ha presi in giro, riuscendo a far passare le inappuntabili critiche di Nietzsche per deliri di un nichilista, detrattore tout court, ed illudendoci di offrire Democrazia e Progresso mentre ci guidava nel vicolo cieco della moderna alienazione.

Non ci crediamo più, semplicemente. E’ un sistema che ormai non può più pretendere di convincere perchè ha mentito troppo. Il sogno modernista non interessa più a nessuno, se si escludono le elites. Che continuano a mentirci, ovviamente. E’ proprio qui che nasce il complottismo. Se le elites (siano esse i vertici politici, militari o economici) dicono qualcosa ci sono buoni motivi che lo facciano per mantenere in vita il sogno modernista, in coma irreversibile. Non dicono la verità né l’hanno mai detta perchè se l’avessero detta non ci troveremmo in questo pasticcio.

Se i sofisti per motivi analoghi hanno destrutturato il senso della comunicazione manipolatrice mostrandone i limiti, i complottisti antepongono lo scetticismo ai quei “lumi” che hanno finora preteso di illuminare la nostra sciagurata strada modernista. E’ una consapevolezza altra che muove dall’amara constatazione che da quei vertici mai potrà uscire una previsione sensata, un progetto condivisibile, una parola corrispondente a verità.

L’informazione è manipolata, la verità è manipolata e la percezione del mondo stesso è manipolata per impedire al sogno modernista di morire come merita. Versioni successive e contrastanti relative a identici fatti e significati si accavallano. La Democrazia, simbolo di partecipazione popolare ai destini del mondo, viene esportata a suon di bombe. Bombe intelligenti ovviamente, dove l’intelligenza non sta nel non uccidere chi non ti ha fatto nulla, ma nel centrare ospedali e scuole. Oppure impianti televisivi da cui può essere divulgata un’informazione non democratica ma corrispondente al vero.

I significati si perdono, la comunicazione svanisce e la percezione della Modernità si sgretola. Da qui il passo verso la negazione di tutto ciò che proviene da quelle fonti è breve. Voi dite che i fatti del 9/11 sono stati determinati da terroristi arabi? Dite che il reticolato bianco presente nel cielo è causato da scie di condensazione? Impossibile crederci fino in fondo: non c’è motivo sufficientemente valido per sperare che la vostra parola sia abbia subìto la trasformazione da propaganda a informazione onesta.

Sempre più significati si legano ad ogni singola parola, ed ogni significato può essere interpretato in mille modi diversi, in una diaspora semantica senza soluzione di continuità.

L’utilizzatore finale non è necessariamente l’acquirente di una apparecchiatura nata dopo anni di ricerche e prove, ma un puttaniere altolocato. I sofisti già 2500 anni fa ci avvertirono di questi rischi.

Se la scelta sta nel credere a Ghedini o sviluppare un pensiero complottista non penso di avere molte alternative. Né dubbi.

“Ogni significato presuppone una profondità, una dimensione nascosta che l’uomo postmoderno (cioè noi) ignora, abituato com’è alla mancanza di significati per eccesso di significati stessi.”

Jean Baudrillard

 

[1]http://www.presentepassato.it/Quali_diritti/Sicurezza/s10_fumagalli_violenzame

 

Link: http://www.appelloalpopolo.it/?p=6428

Commenta su Facebook