PROPAGANDA

 di: Gli Idioti e Il Potere

Il modello di propaganda è una teoria avanzata da Edward S. Herman e Noam Chomsky che tenta di fornire un modello di funzionamento della propaganda.

Con il termine propaganda definiamo il conscio, metodico e pianificato utilizzo di tecniche di persuasione per raggiungere specifici obbiettivi atti a beneficiare coloro che organizzano il processo nei mass media (ivi incluse le forme di pregiudizio sistemico).

« Il XX secolo è stato caratterizzato da tre sviluppi di grande importanza politica: la crescita della democrazia, la crescita del potere economico, e la crescita della propaganda per proteggere il potere economico dalla democrazia »

(Alex Carey, Taking the Risk out of Democracy: Corporate Propaganda versus Freedom and Liberty, University of Illinois Press, 1997, p.19)

« La guerra ci ha insegnato il potere della propaganda…Adesso quando abbiamo qualunque cosa da vendere agli americani, sappiamo come farlo »  (Roger Babson, 1919. Babson è il fondatore del Babson College e del Webber College, due delle business school private più prestigiose degli Stati Uniti)

« La manipolazione consapevole e intelligente delle abitudini organizzate e delle opinioni delle masse è un elemento importante in una società democratica. Coloro che manipolano questo meccanismo nascosto della società costituiscono un governo invisibile che ha il vero potere di governare nel nostro paese. Veniamo governati, le nostre menti vengono modellate, i nostri gusti influenzati, le nostre idee suggerite per la maggior parte da uomini di cui non abbiamo mai sentito parlare. Questa è la conseguenza logica del modo in cui è organizzata la nostra società democratica»

(Edward Bernays, 1923)

“La mente collettiva non ragiona nel vero senso del termine. Al posto dei pensieri ha gli impulsi, le abitudini e le emozioni … il suo primo impulso è solitamente quello di seguire l’esempio di un leader fidato. Questo è uno dei principi basilari della psicologia di massa”.(Edward Bernays, Propaganda, p.53)

Il “modello di propaganda“, presentata per la prima volta nel libro “La fabbrica del consenso”, descrive i media come delle imprese che vendono un servizio ad altre imprese (gli inserzionisti pubblicitari). Questo “servizio” coincide con il controllo dell’opinione pubblica attuato per creare un consenso indotto e pianificato.

La teoria postula cinque “filtri” che determinano il tipo di notizie che vengono alla fine pubblicate, e che sono:

  • la proprietà

 

  • gli introiti (funding)

 

  • le fonti di notizie (sourcing)

 

  • la reazione negativa (flak)

 

  • l’ideologia (quella prima anticomunista e poi antiterrorista nel caso dei media americani).

 

La proprietà

Tutti i media dominanti sono grandi corporation che fanno a loro volta parte di conglomerati più grandi, che si estendono oltre i settori tradizionali dei media.

Queste aziende hanno forti interessi che potrebbero venire influenzati sfavorevolmente se alcune informazioni venissero divulgate. Secondo questo ragionamento, c’è da aspettarsi che le notizie che vanno in conflitto di interesse di coloro che posseggono il mezzo di comunicazione, vengano distorte.

Nei casi in cui massimizzare il profitto significhi sacrificare l’obiettività delle notizie, le notizie che alla fine verranno pubblicate saranno fondamentalmente distorte, qualora su queste i manager avessero un conflitto di interessi.

Osserva Herman, intervistato da David Ross:

Ne “La fabbrica del consenso”, mettiamo in evidenza gli interessi di coloro che controllano 25 delle più grosse corporazioni mediatiche. In mezzo alla tabella c’è il New York Times, proprietà della famiglia Sulzberger. Stiamo parlando di persone molto ricche facenti parte dell’establishment corporativo. L’idea secondo cui queste persone lascerebbero che i propri strumenti facciano qualcosa che potrebbe risultare contrario agli interessi della comunità corporativa è senza senso.

Gli introiti

I media di maggiore diffusione dipendono pesantemente dagli introiti pubblicitari per sopravvivere. Un giornale come il New York Times, per esempio, deriva il 75% dei suoi ricavi dalla pubblicità. I giornali in generale ricevono in media il 70 percento dei loro introiti dalla pubblicità, la televisione il 95%. Tutte le stazioni televisive e tutti i network hanno persone che vanno in giro per cercare di vendere i loro programmi alle aziende.

Osserva Herman, intervistato da David Ross:

Le aziende vogliono ciò che si definisce “un ambiente favorevole alla vendita” dei propri prodotti. Per cui c’è bisogno di competere per le aziende, e queste sono la principale fonte di finanziamento. Non c’è dubbio che le aziende influenzano ciò che fanno i media. La loro principale influenza deriva dal fatto che i media devono competere per loro, e i media devono convincere le aziende che i loro programmi soddisfano i loro bisogni.

Alcune aziende praticamente dettano condizioni specifiche sui programmi. Per esempio, Procter and Gamble, uno dei più grossi acquirenti di pubblicità, ha una regola pubblicitaria scritta. L’azienda non favorisce programmi che insultano le forze armate o che insinuano che la comunità imprenditoriale non sia una comunità benevola e spirituale. L’eccellente libro di Ben Bagdikian, “The Media Monopoly”’, cita direttamente Procter and Gamble. Egli mostra inoltre come certe aziende forniscono indicazioni dicendo che reclamizzeranno soltanto in quei media che si confanno a “certi standard”, standard che in realtà sono di natura politica. Per cui se veramente hai un messaggio che va a disturbare la comunità imprenditoriale, nessuno ti comprerà spazi pubblicitari. Questo filtro delimita i media che potranno ricevere contratti pubblicitari, e perciò, chi potrà permettersi di spendere un sacco di soldi per produrre programmi di buona qualità. Questo filtro ha effetto anche sulla programmazione e nella cernita di notizie in quanto i media non vogliono offendere e far così scappare le aziende.

 Le fonti di notizie

Il terzo filtro sostiene che i mass media hanno bisogno di un flusso costante di informazioni per soddisfare la loro richiesta giornaliera di notizie. In un’economia industrializzata, dove i consumatori richiedono informazioni su molteplici eventi globali, essi sostengono che questo compito può essere assolto solo dai settori finanziari e del governo, che possiedono le necessarie risorse materiali. Questi comprendono principalmente Il Pentagono e altri enti governativi. Chomsky e Herman sostengono quindi che tra i media e le parti del governo sorge una “relazione simbiotica”, sostenuta da necessità economiche e reciprocità di interessi. D’altra parte, governo e promotori di notizie tentano di rendere più semplice, per gli organi di informazione, l’acquisto dei loro servizi; secondo gli autori, essi li forniscono di centri in cui riunirsi, danno in anticipo ai giornalisti copie di discorsi o di rapporti futuri, programmano le conferenze stampa in ore adatte alle scadenze dei notiziari, scrivono lanci stampa in un linguaggio sfruttabile, organizzano attentamente le loro conferenze stampa e sessioni fotografiche.

D’altra parte i media diventano riluttanti a pubblicare articoli che potrebbero danneggiare gli interessi corporativi che forniscono loro le risorse dalle quali dipendono:

È molto difficile dare del bugiardo alle autorità da cui si dipende, anche se mentono spudoratamente.

La complessità di questa presunta relazione dà anche origine ad una “divisione morale del lavoro”, in cui “i funzionari sono coloro che possiedono e forniscono i fatti”, mentre i “reporter hanno il mero compito di riceverli da loro”. Si suppone quindi che i giornalisti adottino un atteggiamento acritico in modo da accettare i valori corporativi senza sperimentare la dissonanza cognitiva.

La risposta negativa

Il termine “flak” (fuoco contraereo) è stato usato dagli autori per definire quegli sforzi mirati a screditare organizzazioni e individui che siano in disaccordo (o sollevino dubbi) con le assunzioni prevalenti, favorevoli al potere costituito. Mentre i primi tre fattori “filtranti” sono una conseguenza dei meccanismi del mercato, il flak è caratterizzato da sforzi concertati ed intenzionali per gestire l’informazione pubblica.

L’ideologia (sostitutiva dell’anticomunismo)

I sostenitori del modello di propaganda di Chomsky e Herman sostengono che, con la disgregazione dell’Unione Sovietica, si sia necessariamente persa l’enfasi principale del “sistema propagandistico”, in questo caso l’anticomunismo, ed abbia bisogno di un sostituto. Chomsky e Herman sostengono che un possibile sostituto per l’ideologia centrale dell’anticomunismo sembra essere emerso nella forma di “anti-terrorismo”, dove “terrorismo” viene grossolanamente definito come qualsiasi opposizione alla politica estera degli Stati Uniti.Il risultato di questi studi è allarmante ed è ovvio il motivo per cui i media non parlino di tutto ciò. Influenzare le masse, controllarle, plagiarne le opinioni, renderle acritiche, sono tecniche che viziano il processo democratico.

Il cittadino, o meglio l’elettore, se non ha una consapevolezza personale, se non è informato (o peggio, crede di essere informato), se non ha opinioni proprie ma solo indotte, come può effettuare una adeguata scelta del candidato che dovrà rappresentarlo? Ma non solo, come potrà operare un controllo critico delle politiche che i propri rappresentanti attueranno?

La risposta è semplice, il controllo delle masse, attraverso le tecniche di manipolazione (argomento già trattato in http://idiotiepotere.blogspot.it/2013/04/noam-chomsky-e-la-lista-delle-10.html) rende quella che tutti considerano democrazia, una grande illusione.

E’ di prioritaria importanza realizzare di non far (più?) parte di un sistema sociale democratico, smettere di perder tempo ed energie nel commentare e criticare quegli argomenti di “politica” che i media vi propinano quotidianamente. (Che il costo della politica, vedi gli stipendi dei parlamentari, sia l’epicentro del terremoto di indignazione di buona parte della popolazione,  dovrebbe essere un chiaro esempio pratico di quanto sia efficace il sistema di controllo dei media nel distogliere l’attenzione dai veri problemi della società)

Quella piccola minoranza di popolazione che ha avuto la “fortuna” (che oramai percepisco come condanna) di uscire dall’incantesimo del controllo mediatico deve, come obbligo morale, impegnarsi a divulgare queste nozioni, deve continuare ad informarsi ed informare. Siamo pochi e non abbiamo risorse, ma la verità è dalla nostra parte.

Solo la conoscenza può arricchire la coscienza della società.  (Rivoluzione silenziosa,  http://idiotiepotere.blogspot.it/p/rivoluzione-silenziosa.html)

Vi consiglio, per concludere, la visione di questo video di Mason Massy James.

Separa

FONTE: http://idiotiepotere.blogspot.it/

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