capitolo 20 – COME DEPREZZANO I VOSTRI SOLDI
tratto dal libro “Schiavi delle banche”;
Autore: Maurizio Blondet ;
casa editrice Effedieffe.

Ma quello che abbiamo spiegato nel precedente capitolo non è ancora se non una parte del processo inflazionistico messo in moto dalle banche. Perché la banca inflaziona il denaro in un modo ancora più radicale, con la sua stessa esistenza. Per capirlo, bisognerà illustrare una verità fra le più nascoste: oggi la moneta è essenzialmente, fondamentalmente, debito.

Quando ha bisogno di denaro, infatti, lo Stato emette dei gradi fogli di carta filigranati, chiamati Buoni del Tesoro. Sono i titoli del debito di Stato: promettono a chi li detiene di pagargli una somma specifica, con un tasso di interesse specificato, a una data futura determinata.
Ma questi titoli non sono ancora denaro, non sono ancora euro, o dollari. Perché la facoltà di trasformare il debito di Stato in denaro appartiene alla Banca Centrale: ormai da noi alla Banca Centrale Europea (BCE). La BCE compra questi titoli dallo Stato, e li iscrive nei suoi libri contabili come attivi.
Sono attivi perché si ritiene che lo Stato emittente pagherà, un giorno o l’altro, il suo debito. Da dove viene questa sicurezza, che lo Stato è un debitore sicuro? Dalla convinzione che lo Stato è in grado di estrarre dai suoi cittadini tutto il denaro che vuole, attraverso la tassazione; è dunque sui contribuenti – sul loro lavoro, sui loro guadagni – che riposa in ultima analisi la solvibilità dello Stato.
La Banca Centrale dunque non rischia praticamente nulla. Iscrive i Buoni del Tesoro come attivi, e può usare questi attivi per aprire un corrispondente passivo. Tale passivo è il conto, che la Banca Centrale apre allo Stato emittente, e da cui lo Stato può prelevare.
In quel conto presso la Banca Centrale non c’è, beninteso, denaro. Chiunque facesse altrettanto – provasse cioè a prelevare con assegni da un conto vuoto – finirebbe in galera. Chiunque, tranne la Banca Centrale e lo Stato.
Lo Stato infatti comincia ad emettere assegni di Stato, o mandati di pagamento, su quel conto, per pagare le sue spese..

Questi mandati di pagamento pubblici sono la prima ondata di moneta ex nihilo che, creata ad hoc, aumenta la massa monetaria presente nell’economia, facendo alzare i prezzi dei beni e dei servizi. Ma è solo l’inizio.
I fornitori e i dipendenti dello Stato, infatti, quando ricevono questi assegni, li depositano nei loro propri conti correnti. Dove cambiano natura: diventano depositi delle banche commerciali.
La loro è una natura doppia: la banca li scrive come passivi (perché un giorno deve restituirli al depositante, e ci paga sopra gli interessi), ma li iscrive anche come attivi perché li rende disponibili per prestarli ad altri (e ci guadagna sopra interessi molto maggiori di quelli che paga a voi).
Anzi: una volta iscritto nei libri, questi depositi cambiano persino nome: diventano riserve bancarie.
Grazie a questo magico cambiamento di nome, comincia qui la fantastica moltiplicazione di pseudo-capitale. Il trucco viene chiamato nel gergo bancario (perché noi profani non lo capiamo) credito frazionale. Come abbiamo più volte illustrato, un deposito di 100 euro versato da un cliente diventa per la banca la riserva, che le consente di prestare dieci volte di più. Questo, se la Banca Centrale ha ordinato alle banche commerciali di detenere riserve del 10%. In pratica, la banca commerciale può fare prestiti di 900 euro (mille euro meno 100 euro, la riserva del 10%). Ma se la Banca Centrale vuole aumentare la massa monetaria, agevolare il credito e iniettare liquidità, basta che ordini alle banche commerciali di tenere una riserva inferiore, del 3%, persino dell’1%: miracolosamente, la massa monetaria aumenta di trenta, cento volte.

Restiamo all’ipotesi, particolarmente benigna, della riserva al 10%. In quel caso, su 100 euro depositati, la banca dispone di riserve in eccesso per 900 euro, che offre in prestito.
Il lettore resterà interdetto: come fa la banca a prestare denaro, quando il depositante può ritirare quel denaro ad ogni momento?
Come fa a prestare nove volte di più di quanto ha in cassa?
Ha ragione: la banca è radicalmente insolvente. Confida sul fatto che, statisticamente, è assai improbabile che tutti i loro depositanti ritirino interamente i loro depositi nello stesso momento.
Già, ma il denaro dei prestiti, da dove viene?
Il denaro non è quello che la banca ha in cassa. È denaro creato ex nihilo, nel momento dell’apertura del fido. Denaro nuovo di zecca. Denaro contabile. Molto più interessante del denaro vecchio per la banca: sul denaro vecchio paga gli interessi (per quanto minimi)sul denaro nuovo creato dal nulla riceve gli interessi, e molto più alti di quelli che paga ai depositanti, e su una cifra 9 volte superiore. Non è male, visto che creare denaro dal nulla non le costa nulla.
Solo, quel denaro nuovo accresce del 90 per cento la massa monetaria circolante dell’economia.

Questo è il guaio, la causa dell’inflazione: perché ora ci sono nelle tasche dei consumatori il 90% di euro in più per comprare uova e zucchine e appartamenti. E poiché gli appartamenti, uova e zucchine non sono cresciuti in quantità del 90 per cento, c’è più denaro a competere per l’acquisto di beni più scarsi. Così i prezzi di quei beni salgono. In realtà, è la moneta che si deprezza.
Ma non è ancora finita.
Anche quei 900 euro creati dal nulla, una volta entrati nel circolo economico, torna prima o poi nel sistema bancario sotto forma di depositi.
E questi depositi diventano anch’essi nuove riserve.
E su queste nuove riserve, la banca apre nuovi prestiti.
Nel caso della riserva primaria del 10%, se la prima ondata ha consentito alla banca di creare denaro dal nulla per 900 euro (su un deposito di 100), in questa seconda ondata di crediti, la banca crea denaro per 810 euro (900 meno il 10% di riserva). E così via, con cifre sempre minori.
Ci vogliono circa 24 passaggi nella magica porta girevole dei depositi che si mutano in prestiti, perché il processo si completi.

Alla fine del processo, l’ammontare del denaro che la banca ha creato dal nulla sarà circa 9 volte il denaro originariamente creato dal nulla dallo Stato, che per questo s’è indebitato con la Banca Centrale.
Il 900 per cento del denaro circolante non è dunque denaro dello Stato, ma denaro creato dalle banche private.
E questo denaro è debito. Anzi una piramide di debiti ammassati l’uno sull’altro. Sul debito dello Stato – da cui è stata creata la moneta – si accumula il debito del circolante di origine bancaria.
La moneta-debito, che è moneta degli stati moderni, ha questo di allarmante: che il suo valore poggia su una promessa di pagamento, su un Everest di cambiali (i titoli di Stato anzitutto), che sono emesse da qualcuno che può essere insolvente. E’ questa la massima differenza con la moneta-oro: il valore dell’oro non dipende da un debito, una moneta d’oro ha in sé il suo “attivo”. E questo ci fa capire perché, oggi, nessuna moneta d’oro può essere emessa. Solo la moneta-debito deve circolare. Perché su quella la banca cava gli interessi.
Ora si capirà meglio il detto di Ezra Pound, profeta duramente punito per le sue verità: “un popolo che non si indebita fa rabbia agli usurai”.

E chi paga gli interessi? Quelli che lo Stato paga sui Buoni del Tesoro, quello che i debitori pagano alle banche? Il lavoro. Il lavoro degli uomini è quello che riempi di ricchezza reale gli assegni di Stato prelevati su un conto vuoto presso la Banca Centrale, lo pseudo.capitale creato dal nulla dalle banche. Il denaro, si dice, comanda il lavoro: l’oro che ha in sé il proprio attivo ci viene comandato da chi crea il denaro dal nulla. Lo Stato, ma soprattutto la banca.
Non perdiamo di vista la questione centrale. Il denaro viene creato dal debito dello Stato. Se lo Stato non s’indebitasse con la Banca Centrale, non ci sarebbe denaro.
È dunque il debito nazionale che crea il denaro. Ma non basta: su questo denaro il sistema bancario crea moneta per nove volte la prima emissione di Stato. Anzi, ancor più: perché quanto più cittadini s’indebitano, ancor più cresce la massa monetaria. E se i cittadini estinguono i loro debiti (come accade in epoche di incertezza politica e di rallentamento economico), la massa monetaria si contrae.
Generalmente, però, è l’espansione che prevale. La creazione di moneta ex nihilo. E questa creazione diluisce il valore di ogni euro nelle nostre tasche.
Si dice che l’inflazione sia una tassa occulta. Ora possiamo aggiungere: la tassa occulta che la banca crea dal nostro lavoro, che crea ricchezza reale.
A quanto ammonta questa tassa occulta? A nove-dieci volte l’intero debito dello Stato. E’ quel che ciascuno di noi paga, col suo lavoro, in aggiunta alle tasse e ai tributi visibili da cui è colpito.

Il meccanismo implica alcune conseguenze che sarà bene illustrare. La prima: da quel che abbiamo detto, può sembrare che l’entità del debito pubblico sia la causa dell’inflazione, e che le due cose siano l’una la conseguenza dell’altra. Non è così. Quando sono i cittadini privati a comprare la maggior parte dei titoli del debito pubblici, i Buoni del Tesoro, essi non creano denaro: usano per l’acquisto denaro che hanno guadagnato e risparmiato, e che sottraggono ai consumi. Solo quando i BOT sono acquistati in massa dalle banche, e dalla Banca Centrale soprattutto, queste pagano l’acquisto con denaro creato dal nulla. La vendita di BOT al sistema bancario è inflazionista, la vendita ai privati non lo è.
E’ per questo che, come si ricorderà, gli italiani stavano meglio negli anni in cui i BOT erano al 12%. Allora erano i cittadini che compravano il debito del loro Stato, in moneta nazionale (la lira), perché attratti dagli alti tassi:era in qualche modo un temporaneo circolo virtuoso, e gli alti interessi dei BOT consentivano a risparmiatori e pensionati un’ulteriore difesa del loro potere d’acquisto.
Poi ci è stato detto che l’inflazione calava, e che dunque lo Stato poteva emettere BOT a tassi di interesse minore. Si è arrivati così ad oggi: gli interessi dei BOT sono così bassi, che il risparmiatore privato non li compra più. Li comprano le banche. Così abbiamo la situazione paradossale che soffriamo tutti: gli svantaggi di una moneta forte (l’euro) uniti a quelli di un’inflazione occulta. Ci dicono che l’inflazione è del 2,7 , 2,8 per cento; la massaia constata che il prezzo delle zucchine e delle pesche è raddoppiato, e viene trattata da visionaria. Ci dicono che è una sensazione sbagliata, l’effetto psicologico dell’euro.

Ma c’è un’altra conseguenza da chiarire. E’ la più esplosiva, la più rivoluzionaria delle conseguenze. La creazione di moneta dal nulla, volontà dello Stato, rende superflua la tassazione. Lo Stato, facendo monetizzare i suoi titoli di debito dalla Banca Centrale, può procurarsi tutto il denaro che vuole. Provoca così facendo l’inflazione, che è già un tributo (anzi il più iniquo dei tributi, perché colpisce i pensionati, i lavoratori a reddito fisso; perché penalizza chi risparmia e favorisce chi fa debiti): ma appunto per questo, c’è bisogno di altri tributi?
È possibile che questa prospettiva paia al lettore incredibile. Che si convinca che noi stiamo sragionando. Perciò citeremo alcuni passi che un banchiere di nome Beardsley Ruml scrisse nel 1946, quando ricopriva l’incarico di presidente della Federal Riserve Bank di New York (la banca centrale americana, Federal Riserve, è formata da una dozzina di filiali): “grazie al controllo della Banca Centrale e una moneta inconvertibile è [cioè senza copertura aurea], uno Stato sovrano è finalmente libero da ogni problema di denaro e non ha più bisogno di imporre tributi per rifornirsi di soldi”.

Ripetiamolo: sono nero su bianco, le parole di un banchiere centrale. Un tipo di personaggio cui non capita spesso di parlare con tale franchezza dei trucchi del suo mestiere. È naturalmente, sta parlando per paradosso. Perché il realtà, Ruml in quell’articolo del 1946 dice: nonostante la creazione di denaro renda superflua la tassazione, è raccomandabile continuare a tassare i cittadini. E perché? Ecco la sua risposta: ” i dollari che il governo prende attraverso i tributi non possono essere spesi dalla gente, e dunque questi dollari non possono più essere usati per comprare le merci in vendita. La tassazione, quindi, è uno strumento d’importanza fondamentale nella politica fiscale e monetaria “.
E poi prosegue con il vecchio discorso sulla tassazione progressiva, come metodo per ridistribuire la ricchezza dai ricchi ai poveri. È puro e semplice bla bla, mascherato sotto falsi argomenti sociali. La verità sfuggita a Ruml è questa: le tasse servono, perché i cittadini – i lavoratori, i consumatori – devono continuare a credere che il denaro è scarso. E per loro è davvero scarso: se ne guadagnano di più, le tasse glielo tolgono. Su consiglio dei banchieri.
E questo, detto dalla bocca di uno che conosce il trucco per creare a volontà denaro dal nulla. La distinzione, e la diversità sociologica, fra servi e padroni, non è mai stata più chiaramente delineata.
Non è mai stata del resto così forte nella storia. Non lo è mai stata nel Medioevo, non nell’Impero Romano, non quado la moneta era d’oro e convertibile in oro. Solo oggi ci sono veri servi, e veri padroni. Chi crea denaro, col quale comanda lavoro a tutti noi, quello è il vero padrone che ci rende servi.

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