Combustibili alternativi, lo schema di Decreto legislativo è arrivato  in Senato. Il testo ed è stato emanato come attuazione della Direttiva Europea 2014/94/UE che invita gli Stati membri a creare infrastrutture per lo sviluppo di mobilità sostenibile, lasciando ai singoli di scegliere sulla base e in vista della propria Strategia Energetica Nazionale.

Il provvedimento è stato presentato dal Governo il 16 settembre scorso e attende entro il 27 ottobre l’emissione del parere ufficiale. Il nostro Paese, con questa legge, sceglie su quali combustibili alternativi puntare. L’attuazione italiana della direttiva comunitaria può ostacolare la mobilità elettrica e il biometano? L’abbiamo chiesto alle parti in causa.

Ciro Acampora, Presidente Associazione nazionale veicoli elettrici e a propulsione alternativa (ANVEL):

Con l’approvazione del Decreto sui combustibili alternativi, ancora una volta si è persa l’occasione per evolvere verso una mobilità veramente sostenibile, a impatto ambientale quasi nullo ed a bassissimo costo, come quella elettrica, ponendo più che mai l’accento sulpeso che hanno le lobbies nella scelta strategica nazionale sulla mobilità.

Puntare su infrastrutture eroganti gpl e gnl, in luogo dei punti di ricarica dei veicoli elettrici è alquanto bizzarra. Il costo di una colonnina, infatti, è praticamente  irrisorio rispetto all’investimento in impianti di erogazione del gpl e del gnl.

Inoltre, le emissioni inquinanti dei veicoli a trazione alternativa (gpl e gnl) non sono così diverse da quelle a trazione tradizionale. Un motore che utilizza gpl consumerà, a parità di km percorsi, una quantità di combustibile maggiore di un motore a benzina o diesel, bruciando maggiori quantità di ossigeno.

É altresì interessante rilevare che le emissioni di anidride carbonica per km tra gasolio e GPL siano pressoché identiche mentre il vantaggio del GPL rispetto alla benzina sia di appena 0,074 g/km. Addirittura con il GPL si emettono più HC (composti organici volatili da idrocarburi) rispetto ad un motore a gasolio e più NOx (ossidi di azoto) rispetto al funzionamento a benzina.

Le voci a favore del GPL, in termini di emissioni, si limitano all’assenza di PM (polveri sottili), aspetto che tuttavia interessa solo i diesel e all’assenza di benzene.

Che dire… se le scelte che la politica pone come obiettivi prioritari per la mobilità nazionale si basano su queste premesse, è ancora lontana la luce in fondo al tunnel.

Pietro Menga, Presidente Commissione Italiana Veicoli Elettrici a Batteria, Ibridi e a Celle a combustibile (CIVES):

La direttiva comunitaria non intende assolutamente ostacolare tutto, anzi è aperta a tutte le alternative. Il recepimento, ovvero la stesura originaria fatta in Italia, non è invece così neutrale, perché “predilige” tecnologie già diffuse come il metano. Le novità hanno palesemente subito una certa pressione.

La direttiva originaria nasce all’insegna della neutralità tecnologica, posizione salomonica ma forse di difficile attuazione. Questa “filosofia” si prefigge di confrontare una serie di tecnologie che presenta magari gli stessi parametri ambientali e di scegliere quella, per es., che costa meno, ma in realtà un confronto del genere non esiste.

I veicoli elettrici hanno la prospettiva reale ‘emissioni zero’ se la ricarica è alimentata dafonti rinnovabili, e questo non è comune a nessun’altra tecnologia, ma d’altro canto non possono avere percorrenze di 2000 chilometri.

Ciascuna tecnologia è propria di un settore di applicazione, che deve essere individuato e favorito da regole idonee, ma con un atteggiamento di concretezza: neutralità tecnologica non vuol dire nulla.

In prospettiva mezzo mondo si sta orientando ai veicoli elettrici a emissioni zero, che siano a ferro o a batteria. Il Salone di Parigi ha dimostrato che sono ormai compatibili con le auto tradizionali (siamo sui 1500 chilometri), quindi il buonsenso vorrebbe che ciascun Paese facessero delle scelte orientate alla sostenibilità, scegliendo di volta in volta la tecnologia più conveniente, anche se deve fare delle selezioni.

Nella direttiva italiana un privilegio viene fatto e con una certa insistenza: lo status quo. Comunque è ancora in discussione. Vedremo come si metteranno le cose.

Paolo Vettori, Presidente Assogasmetano:

Non mi esprimo per quanto riguarda il settore elettrico, ma per quanto riguarda il biometano penso che questo disegno di legge possa contribuire ad affermare questo prodotto, in sinergia con il metano compresso per autotrazione, anche per le sue caratteristiche di maggiore pulizia.

Questo, naturalmente, a meno che il testo non venga snaturato: questa è la vera preoccupazione. È ancora lunga la strada per l’attuazione: ci sono audizioni in atto e altri atti formali ancora da compiere.

Diciamo che, se non viene snaturato, per il biometano è un decreto positivo e ci auguriamo che possa contribuire all’approvazione del decreto sulla rete che è fondamentale.

In questo momento non mi sento di dire come andrà a finire, ma posso affermare che è una buona base per consolidare il metano e biometano.

Roberta De Carolis

 

FONTE: Greenbiz

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