I Soloni Ue mentono e lo sanno benissimo: la moneta unica europea rischia di saltare. La situazione dell’Eurozona infatti non migliora, piuttosto si aggrava di settimana in settimana. I tecnocrati di Bruxelles preferiscono raccontare la favoletta che piano piano tutto andrà meglio, che la situazione è complicata ma tutto è sotto controllo e nel giro di un anno vi sarà finalmente la ripresa economica e una timida crescita in tutta l’Eurozona, anche negli Stati membri più colpiti dalla crisi e sotto il peso dei prestiti ad usura della troika internazionale. E così quando i solerti eurocrati parlano di potenziale ripresa economica da qui a breve, come hanno ripetuto finora nella maggior parte dei vertici europei, allora esplode l’ennesima crisi del debito sovrano e aumenta l’incertezza sul futuro dell’Eurozona. Si tratta dell’isola di Cipro che insieme a Malta era stata inserita nei Paesi membri Ue sotto osservazione. Ebbene, dall’Unione europea e dai suoi tecnocrati di Bruxelles si è deciso di concedere un prestito da 10 miliardi di euro, a causa del sistema bancario che presenta un settore creditizio definito “ipertrofico” dal neopresidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, che non a caso è un olandese desideroso di porre sotto stretto controllo i debiti pubblici di tutti quei Paesi dell’Europa meridionale poco ligi al dovere come gli Stati con la tripla A. Il prestito, che come al solito sarà molto oneroso, diviene possibile grazie ad alcuni interventi da parte del governo e soprattutto della Banca centrale, che hanno imposto il congelamento dei conti correnti privati e societari dei cittadini e di chiunque abbia del denaro depositato presso le banche cipriote e che hanno deciso di applicare una tassa straordinaria che andrà a pesare per il 6.75% sui depositi inferiori ai 100.000 euro e per il 9,9% su quelli superiori. Oltre a questa, non potevano mancare i previsti piani di privatizzazioni per 1.4 miliardi e l’aumento delle tasse sulle società dal 10% al 12,5%.
Da parte loro le banche, dimostrando tutto il loro impegno quando si tratta di incamerare danaro, hanno provveduto nel fine settimana a congelare tali percentuali sui conti correnti. La tassa dovrebbe garantire un gettito di ben 5.8 miliardi di euro. I più colpiti saranno sicuramente i non residenti, soprattutto russi. Il governo di Nicosia, per timore che le banche dell’isola possano perdere altri miliardi a causa del panico innescato dalla decisione dell’Eurozona di tassare i depositi, ha deciso che oggi gli istituti di credito resteranno chiusi per “ferie”, mentre ieri era già prevista la chiusura degli istituti di credito per un giorno di festività. E come se non bastasse, ha annunciato la Banca centrale europea, le banche dell’isola resteranno chiuse fino a giovedì, quando riapriranno. “Le banche resteranno chiuse martedì e mercoledì”, ha osservato un funzionario dell’Eurotower al fine di evitare una corsa agli sportelli bancomat per ritirare i soldi dai conti correnti. Del resto questo è il risultato di un piano senza precedenti, con una clausola che prevede un prelievo forzoso su tutti i depositi bancari ciprioti.
Una tassazione quella decisa dalla troika sgradita anche ai russi, ma le privatizzazioni dovrebbero rendere la vita difficile soprattutto ai greco-ciprioti. Questo al fine di scongiurare una nuova implosione bancaria, e con essa, del mercato del credito e per non dover ricorrere al prestito completo di circa 17 miliardi che sarebbe necessario per scongiurare i problemi, facendo così salire il rapporto debito/Pil, che nel gennaio 2012 si era attestato al 71,1%, addirittura al 145%. La reazione sui mercati non si è fatta attendere e allo stesso tempo abbiamo assistito a forti vendite di euro che hanno fatto aprire i mercati asiatici in misura decisamente negativa. Le Borse hanno accusato il colpo. E così ieri si è avuta l’ennesima giornata nera per i mercati del Vecchio Continente, soprattutto per la Borsa e i titoli italiani. Ma non solo. A pesare naturalmente il futuro di Nicosia e il prestito assegnato alle sue casse dissestate. Il caso Cipro potrebbe riaccendere la crisi del debito nell’area della moneta unica. Ed è questo timore che ha fatto crollare ieri mattina le Borse e i titoli del Vecchio Continente. L’Euro Stoxx cede l’1,63%, Milano e Madrid (-2,2%) sono le prime a piegarsi sotto il peso delle vendite. Londra cede l’1%, Parigi l’1,3% e Francoforte l’1,22%. In particolare a Piazza Affari nel mirino delle vendite con le sue banche. Mediobanca viene sospesa in asta di volatilità e poi riammessa cede il 4,3%, Unicredit cede il 4,9% e Intesa Sanpaolo il 3,49 per cento.
Lo spread Btp-Bund nonostante tutto torna sopra i 330 punti base toccando quota 334. Per i timori sugli sviluppi della crisi di Cipro il rendimento del Bund a 10 anni è sceso ai minimi dal 2 gennaio fino all’1,35%, per poi risalire all’1,39%, mentre il tasso dei titoli biennali tedeschi è tornato negativo (-0,003%) per poi riportarsi a +0,017%. Il differenziale tra i decennali di Spagna e Germania è a 362,5 punti base con il tasso dei Bonos sopra il 5% (5,02%).
Dinanzi ad una situazione così difficile il Parlamento cipriota si è riunito d’urgenza ieri per dare il via al processo di ratifica del negoziato con l’Ue, che prevede la tassazione di tutti i depositi bancari in cambio di un prestito da 10 miliardi di euro. Il Parlamento avrebbe dovuto riunirsi ieri l’altro, ma il dibattito è stato poi rinviato a lunedì e infine ad oggi. L’Assemblea nazionale è infatti impegnata in una corsa contro il tempo per ratificare l’accordo, prima della riapertura delle banche. Il timore è che i piccoli correntisti, spaventati, vadano in massa a ritirare i loro risparmi agli sportelli. Il dibattito parlamentare previsto per oggi si preannuncia senza alcun dubbio difficile. Il partito comunista Akel, che dispone di 19 seggi su 56, e il socialista Edek (5 seggi), hanno già annunciato che voteranno contro il piano, criticato anche dal partito Diko (centrodestra, 8 seggi), alleato del partito di destra Disy del presidente cipriota Nicos Anastasiades. Nel frattempo si cerca di prendere tempo. Il voto del Parlamento cipriota, ha annunciato il presidente dell’Assemblea nazionale Yiannakis Omirou, sul piano di aiuti negoziato con la troika previsto per le 16 di ieri è stato rinviato a domani alle 17.
Intanto Anastasiades ha dichiarato di aver scelto l’opzione “meno dolorosa”, accettando all’alba di sabato questo prestito che sfila come al solito i soldi dal portafogli del popolo, questa volta greco-cipriota. Del resto non è possibile dimenticare le posizioni assunte da altri politici dei Paesi della moneta unica che nei mesi scorsi hanno tenuto lo stesso atteggiamento rispetto ai prestiti ad usura ottenuti dalla troika internazionale (Commissione Ue-Bce-Fmi). Dal canto suo Anastasiades si è detto pieno di speranza, affinché l’Eurogruppo riveda le sue decisioni per limitare l’impatto sui piccoli correntisti di questo piano, che – a suo dire – dovrebbe salvare il Paese dalla bancarotta, ma che metterà in ginocchio l’isola. La scelta dei capi di Stato e di governo della zona euro tenta di mascherare l’attacco al popolo greco-cipriota, con il pretesto che gli aiuti dell’Eurozona, pari a 10 miliardi di euro – rispetto e questo non va assolutamente dimenticato – ai 17 ritenuti necessari, equivalenti all’intero Pil del piccolo Stato del Mediterraneo – si aggiungerà un contributo forzoso dei privati che avevano lasciato il loro denaro nelle banche dell’isola. Per questo verrà loro imposta una tassa “una tantum” sui depositi del 6,75% per somme fino a 100mila euro, e del 9,9% oltre questa cifra. Se pagheranno così tanto i privati, soprattutto russi, cosa accadrà ai ceti popolari greco-ciprioti con questa manovra? Un’isola di appena un milione di abitanti potrebbe da qui a breve finire nel caos e vedere un aumento progressivo delle tensioni sociali e della povertà, grazie alla recessione innescata dalle solite manovre di austerità. Ma un’ultima proveniente da Bruxelles sostiene che l’accordo su Cipro raggiunto nella dall’Eurogruppo potrebbe essere rivisto. In particolare potrebbe essere ridiscussa la parte relativa alla tassazione forzosa dei depositi bancari. Una voce questa messa in giro ad arte per calmare gli animi dei piccoli correntisti pronti a dare l’assalto nei prossimi giorni alle banche dell’isola per ritirare i loro risparmi?
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