L’idea è quella di supportare la produzione locale e difendere il diritto del consumatore ad acquistare e mangiare cibo sano: così 16 cittadine del Maine (Usa) hanno deciso di dotarsi di una serie di leggi proprie in ambito alimentare.

E’ vero, esistono leggi statali e federali a tutela del consumatore, ma spesso questo si ritrova alle prese con multinazionali poco trasparenti, cibo la cui provenienza non è sempre chiara e poca protezione.

Nel Maine il problema era di dover fronteggiare ad esempio il divieto di acquistare prodotti come il latte crudo direttamente dagli allevatori o galline dai vicini, anche se ci si fidava ciecamente.

Nel 2010 lo Stato e le agenzie federali hanno varato alcune leggi indicando quali cibi e prodotti i produttori locali avrebbero potuto vendere direttamente al consumatore finale, ma proprio in quel momento un gruppo di persone di Hancock County ha preso in mano la situazione.

E’ nata così la prima ordinanza sovrana in materia di cibo, approvata in un incontro di tutti i cittadini e poi ripresa da altre comunità locali. Ora sono 16 le città che hanno dichiarato la propria sovranità in materia di cibo con ordinanze proprie, dando il diritto ai cittadini di produrre, vendere e consumare cibo locale secondo scelte proprie.

Non ci sono ispezioni né licenze statali finché le transazioni avvengono per il consumo casalingo o quando il cibo è consumato ad eventi locali o durante i pasti nelle chiese. Almeno secondo le loro ordinanze.

Naturalmente il dibattito è acceso, dal Department of Agriculture, Conservation and Forestry dicono che le ordinanze sono prive di valore giuridico e che prevale comunque la legge statale o nazionale. In tutti i casi hanno un forte valore simbolico anche soltanto per via della loro esistenza, che quel dibattito almeno lo accende. Sono ordinanze che lanciano messaggi chiari alle agenzie federali su argomenti che interessano davvero al consumatore, sempre più consapevole e orientato nella scelta di cibo proveniente da filiere corte, locali, e da produttori conosciuti, di cui si fida e di cui conosce le pratiche, produttori che a loro volta vogliono essere liberi di vendere il cibo di alta qualità che quel consumatore cerca.

Anna Tita Gallo

Fonte: Greenbiz

Commenta su Facebook