Di Alessandro Trinca

12 novembre. Come ogni teoria che pretenda di fornire soluzioni definitive alla crisi sistemica che viviamo, anche la Mmt (Teoria monetaria moderna) ha le sue criticità. Tra queste una riguarda il perno stesso attorno a cui ruota ogni teoria sulla moneta: a chi deve spettare la titolarità di emetterla? La Mmt, pur condannando i principi monetaristi adottati dall’Unione europea —per cui la Bce deve anzitutto seguire il dogma dell’inflazione zero—  difende infatti il modello anglosassone, nelle sue due principali varianti, quella inglese e quella americana — BoE e Fed sono pur sempre espressione di banchieri e azionisti privati.
Da questo primo punto ne deriva evidentemente un secondo —che solleva la questione del debito pubblico e della sua origine. Se l’emissione monetaria spetta ad una banca centrale privata, ne consegue che lo Stato è obbligato a farsi prestare da quest’ultima, al prezzo di un qualche interesse, la moneta necessaria al suo fabbisogno.
Trinca, nel contributo che qui pubblichiamo, contesta alla radice questa tesi e avanza quella che la creazione della moneta debba essere esclusivo monopolio dello Stato.
«Non sono totalmente d’accordo quando si afferma che “il debito pubblico è solo un fatto contabile” e provo a spiegare perché. Innanzitutto dobbiamo comprendere la differenza esistente tra uno stato che emette direttamente la sua moneta e uno stato in cui il potere di creare il denaro è attribuito ad una banca centrale sul modello FED, la Banca d’Italia di un tempo, ecc.
Tralascio volutamente sia la condizione dei paesi dell’area Euro, che sappiamo tutti essere la più deleteria possibile, sia la distinzione tra Banca Centrale pubblica e privata poiché, pur comprendendo molto bene la differenza tra le due circostanze, ai fini del mio discorso questa differenza è in questa fase “trascurabile” in quanto in entrambi i casi esisterebbe ciò che oggi comunemente è chiamato “debito pubblico” e che se anche ridefinissimo con un altro nome, non cambierebbe la sua sostanza.
Veniamo al dunque: affermare (seppur correttamente) come fa la Mmt che se la banca centrale svolge un ruolo di sostegno diretto della al governo tramite la funzione di acquirente residuale dei titoli di stato, spariscono tutti i problemi, a mio avviso non è sufficiente perché in realtà se ne risolve solo una parte (quella legata al potenziale default dello stato e quella legata alla possibilità di spesa dello stesso), ma ne rimane un’altra altrettanto importante, e cioè quella legata:
– da un lato alla concentrazione di denaro e di potere;
– dall’altro all’obbligo implicito di continua espansione della base monetaria, che quindi di fatto viene sottratta al controllo governativo.
Questo perché, se da un lato è vero che lo stato potrà sempre onorare i propri pagamenti, è altrettanto vero che ciò potrà avvenire esclusivamente mediante la continua emissione di nuovo debito, che va ad aggiungersi al precedente —quando viene creato nuovo denaro tramite l’emissione di titoli di stato, la quota necessaria a coprire l’interesse su tali titoli non viene creata contemporaneamente e ciò comporta necessariamente che l’offerta di moneta dovrà sempre crescere esponenzialmente solamente per coprire l’interesse dovuto sul denaro già esistente.
La prima conseguenza di questo meccanismo è esattamente quello che è accaduto negli Stati Uniti sia l’anno scorso che un mese fa e che probabilmente accadrà di nuovo a febbraio e cioè la possibilità di operare un ricatto politico da parte del Congresso che, come ben sappiamo, è super infiltrato dai poteri finanziari. Questo significa che, anche se per ipotesi riuscisse a diventare Presidente un “uomo etico” che si ponesse come obiettivo il risanamento della società, avrebbe le mani legate. Diverso sarebbe se l’emissione monetaria avvenisse senza debito perché questo darebbe pieno potere decisionale al Governo, eliminando possibili ricatti.
La seconda conseguenza è che, seppur è vero che uno stato potrebbe ipoteticamente decidere di non porsi un tetto al debito, è altrettanto vero che, poiché il denaro è creato dalla Banca Centrale, l’offerta di moneta dovrà necessariamente sempre crescere esponenzialmente solamente per coprire l’interesse dovuto sul denaro già esistente.
Prendendo sempre l’esempio degli USA, le cifre della Federal Reserve confermano che dal 1959, anno in cui la Fed ha iniziato a fornire i dati, l’M3 è raddoppiato, e anche più, ogni 14 anni. Ciò significa che, ogni 14 anni, le banche convogliano in interessi tanto denaro quanto ne era presente nell’intera economia 14 anni prima.
Questo genera un arricchimento spropositato dei banchieri internazionali. Infatti ogni anno centinaia di miliardi di dollari di profitti vengono fatti dagli istituti bancari prestando denaro ai governi (tramite la compravendita di titoli di stato). Ad esempio, è notizia recente che La BCE ha tagliato il costo del denaro al livello storico dello 0,25%. Ebbene, questo denaro verrà ceduto a banche private (appunto ad un costo irrisorio) e verrà utilizzato prevalentemente per acquistare titoli di stato che rendono circa il 4,10% e questo dal mio punto di vista è inaccettabile!!!
Pertanto, anche se è giusto e doveroso spiegare che da un punto di vista tecnico un debito di questo tipo non rappresenta un problema in termini di solvibilità, è altrettanto giusto e doveroso comprendere le implicazioni in termini di potere (con potenziali ricatti politici) e concentrazione di denaro che questo sistema comporta.
Il problema del debito pubblico semplicemente è quello di non poter essere fermato con il sistema corrente. Il debito pubblico è stato matematicamente progettato per espandersi per sempre!
Vediamo invece come sarebbe un sistema nel quale la proprietà della moneta appartiene realmente allo Stato e quindi l’emissione avviene completamente senza debito, così da poter valutare se si tratta solo di sottigliezze o se veramente ci sono delle differenze sostanziali:
(1) se il governo emettesse moneta senza debito, potrebbe esserci un debito pubblico pari a zero;
(2) se il debito pubblico non ci fosse, non esisterebbe neanche la spesa per gli interessi passivi sullo stesso che, come ben sappiamo, è la parte di spesa più negativa perché non è legata a beni e servizi reali. Sempre con riferimento agli USA, il governo ha speso oltre 413 miliardi di dollari in interessi sul debito nazionale durante il solo anno fiscale 2010. Questo denaro è stato trasferito a ricchi banchieri internazionali e di altri governi stranieri. È inoltre in fase di proiezione che il governo degli Stati Uniti pagherà 900 miliardi di dollari solo in interessi sul debito nazionale entro l’anno 2019.
(3) se il governo potesse emettere moneta senza debito, non ci sarebbe nemmeno bisogno di un dibattito sul “tetto del debito” e quindi non sarebbe possibile ricattare il governo!!!
(4) se il monopolio della creazione del denaro fosse nelle mani dello Stato anziché in quelle delle banche centrali, le grandi banche commerciali non potrebbero arricchirsi a dismisura in brevissimo tempo come accade ora. Sappiamo bene infatti che negli ultimi anni la Federal Reserve ha dato enormi quantità di denaro quasi senza interessi alle grandi banche di Wall Street, che hanno poi cominciato a prestarlo al governo ad un tasso molto più elevato di rendimento (un po’ quello che avveniva in Italia ai tempi di Spaventa, episodio che ha portato lo stesso Mosler ad interessarsi al nostro paese!). La cosa mi sembra molto simile a quello che accade in Europa ora che la BCE ha ridotto il costo del denaro quasi a zero!;
(5) l’emissione di moneta a debito, come ho detto prima, comporta obbligatoriamente una parte di spesa (quella relativa agli interessi passivi) non collegata a beni e servizi reali e ciò comporta un’inflazione quasi automatica o per lo meno aumenta notevolmente il rischio di inflazione progressiva; mentre nel caso di moneta emessa senza debito l’inflazione dipenderebbe quasi esclusivamente dalle scelte governative in merito alla qualità della spesa, eliminando così la componente inflattiva quasi automatica, come dovrebbe giustamente essere in uno stato sovrano.
Vengo ora ad un altro aspetto che ritengo strettamente collegato a quanto detto finora e altrettanto cruciale: la gestione dell’intero sistema bancario.
Per farmi capire, parto dall’affermazione di Mathew Forstater : «Una volta raggiunta la piena occupazione non si dovrebbe permettere al deficit di aumentare. Quando l’economia è a regime di piena occupazione ogni ulteriore incremento della domanda aggregata non migliora la produttività ma anzi crea inflazione». Sottoscrivo pienamente!
E proprio per questo affermo con molta convinzione che deve assolutamente essere eliminata la possibilità per qualsiasi soggetto diverso dallo Stato di inventare moneta dal nulla! Mentre oggi le banche cosiddette commerciali hanno questo potere (ogni volta che concedono un prestito inventano nuovo denaro)!
Pur trattandosi di un tipo di denaro diverso da quello creato dallo stato —dal punto di vista del cittadino quest’ultimo è moneta ad alto potenziale, mentre l’altro è un credito bilanciato da un debito, in quanto i prestiti vanno restituiti—, ciò comporta in ogni caso l’aumento di liquidità in circolazione il quale sottrae il controllo della base monetaria allo Stato, che quindi avrà molta difficoltà a gestire la spesa pubblica senza generare inflazione.
Immaginiamo la situazione descritta da Forstater, in cui in un determinato momento lo Stato valuti che la moneta in circolo è sufficiente a garantire la piena occupazione e che quindi decida di non fare ulteriore deficit. Il sistema bancario potrebbe decidere di elargire una massiccia quantità di prestiti inondando di liquidità il paese (ed è molto probabile che metterebbe in atto una strategia del genere per contrastare uno stato che stia tentando di riprendersi la propria sovranità!!).
Ciò inoltre contribuisce enormemente al meccanismo di concentrazione di capitale e potere: il potere di creare denaro concesso al sistema bancario, infatti, ha contribuito fortemente alla costituzione delle multinazionali, che invece avrebbero avuto per lo meno qualche difficoltà in più se tutto il meccanismo di creazione del denaro stesso fosse gestito dal potere pubblico.
Quindi, premesso che l’attività di concessione del credito è fondamentale nell’economia di un paese (oggi il cosiddetto credit crunch oggi sta soffocando tantissime attività produttive), va ridefinito tutto il sistema bancario, innanzitutto reintroducendo la legge che separi le banche commerciali dalle banche d’affari e speculazione, per tutelare i risparmi dei cittadini, ma prevedendo anche l’eliminazione del potere di creare denaro dal nulla per gli istituti bancari privati.
In virtù del principio sopraesposto, secondo il quale lo Stato deve essere l’unico monopolista legale di creazione/emissione del denaro, le banche commerciali potranno concedere prestiti solo mediante l’utilizzo di capitale proprio, avendo quindi l’obbligo di mantenere una riserva del 100% o sottoscrivendo accordi con i propri correntisti che decidessero di partecipare all’attività di concessione del credito tramite i propri risparmi.
L’attività di prestito attraverso nuova creazione di denaro (ad. esempio la concessione di mutui o le aperture di credito alle imprese ecc.) verrà svolta direttamente dallo Stato, attraverso Istituti pubblici.
In questo modo lo Stato stesso potrà coordinare questa attività con quella di emissione primaria, evitando pericolosi rischi in termini di inflazione, concentrazione di denaro e di potere.
In conclusione affermo che non può e non deve esistere un meccanismo che permetta ad alcuni soggetti di interferire con la piena sovranità monetaria dello Stato, perché altrimenti questi soggetti comanderanno il mondo».
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