Dott. Gabriele Righetti

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L’antiriciclaggio ed il contrasto ai mezzi utilizzati a fini terroristici

Mentre la Comunità Europea ha emanato ben 3 direttive…

mentre l’Italia ha legiferato “abbondantemente” negli ultimi 21 anni addossando sulle professioni contabili, dell’avvocatura, ma anche su agenti immobiliari, gioiellerie e oreficerie, cambiavalute, oltre che -naturalmente- sulle banche una serie di adempimenti “lontani” sia dalla loro naturale mentalità professionale che, soprattutto, sulla loro effettiva capacità di battere il riciclaggio[1]

da un’altra parte del mondo la notizia clamorosa secondo la quale uno dei big mondiali faceva “affari” con narcos e terroristi: l’istituto HSBC ha messo a disposizione la propria operatività per i trafficanti di droga ed i terroristi.

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Da Il Sole 24 Ore di oggi:

Riciclaggio, Hsbc sotto scacco negli Usa

LOS ANGELES – Con il capo chino i manager della Hsbc ieri hanno chiesto scusa al Senato Usa per essere diventati i banchieri dei terroristi e dei trafficanti, e per avere di conseguenza messo a repentaglio la sicurezza nazionale americana. Un rapporto parlamentare ha concluso infatti che per anni la banca inglese ha riciclato il denaro sporco dei «narcos» messicani, ha incanalato soldi sui conti dei terroristi islamici, ha finanziato transazioni con l’Iran durante l’embargo e ha ignorato sistematicamente le avvertenze degli organi di sorveglianza e le proteste allarmate di numerosi dipendenti preoccupati per i rischi associati a operazioni sospette.

«È giusto accettare la responsabilità ed è giusto rimediare agli errori commessi» ha detto l’a.d. Stuart Gulliver, costretto oggi a gestire le conseguenze di due mega-scandali, quello del riciclaggio e quello delle manipolazioni Libor. In America le scuse davanti a un Senato visibilmente irato, e l’annuncio delle dimissioni dell’alto dirigente David Bagley, non sono che l’inizio di un lungo calvario per la banca finita anche nel mirino del Ministero della Giustizia Usa. Secondo i calcoli approssimativi degli analisti la Hsbc rischia multe nell’ordine di almeno un miliardo di dollari.

I dettagli emersi dall’inchiesta del Senato, raccolti in un rapporto di 400 pagine, lasciano di stucco. Solo tra il 2007 e il 2008 la filiale messicana della Hsbc  ha spedito per esempio 7 miliardi di dollari in banconote negli Stati Uniti, una transazione immediatamente segnalata con sospetto dalle autorità americane e messicane. Altri 8 miliardi di dollari di depositi in contante sono stati inviati in Usa tra il 2006 e il 2009 da altri Paesi tra cui la Russia.

La Hsbc ha anche aiutato l’Iran, la Corea del Nord e il Sudan a evadere le sanzioni imposte dal governo Usa per motivi politici, cancellando nomi o altri dati che avrebbero potuto allertare le autorità bancarie americane. La banca inglese ha inoltre allacciato rapporti con la banca saudita Al Rajhi, sospettata di finanziare i terroristi di Al Qaeda.

«In un’era di terrorismo internazionale, di violenza per droga per le strade e al confine, e di crimine organizzato è imperativo fermare i flussi di quel denaro che fomenta queste atrocità» ha detto il senatore Carl Levin, responsabile della commissione permanente del Senato sulle inchieste.
La Hsbc avrebbe anche aiutato gli evasori fiscali, aprendo 2000 conti a nome di società fantasma che detengono azioni di proprietà di chi le detiene, un espediente per non rivelare il nome del proprietario. Solo la filiale di Miami aveva simili conti per 2,6 miliardi di dollari. Dal rapporto è emerso anche che la banca ha una filiale nelle Cayman Islands con 50mila clienti e 2,1 miliardi di depositi senza né un ufficio né un dipendente. «Eravate al corrente di quanto stava accadendo? O avete preferito ignorare la realtà, le avvertenze e gli allarmi?» ha chiesto il senatore Tom Colburn all’ex-vicepresidente esecutivo Michael Gallagher. Quest’ultimo ha potuto solo rispondere che dal 2010 la banca ha speso 400 milioni di dollari per rafforzare la divisione di controllo internazionale.

Daniela Roveda

HSBC Mexico City Chi a capo chino e chi...(clicca QUI per attivare il video)

Rischia una multa di 1 miliardo di dollari. Paga la società. E l’investitore? I tanto acclamati controllori, regolatori?

La notizia segue l’incredibile caso delle manipolazioni nella determinazione del libor, che sarrebbe andata a svantaggio dei clienti e degli Stati.

 

Ciò negli Stati Uniti. In Italia?

In Italia nulla si sa, va tutto bene sul versante bancario. E’ credibile che le organizzazioni del malaffare non operino con banche e regolino tutto in contanti?

Quindi:

– caro cittadino italiano: beccati le limitazioni del contante, le prepotenze interpretative delle banche e le ramanzine della Tabanelli,

– caro negoziante e operatore coi turisti extra-UE: beccati una normativa incredibile per non perdere affari;

– caro professionista: sottoponiti ad una normativa ridondante ed inefficace, capace eventualmente di metterti prono quanto a sanzioni.

A meno che non serva “solo” ad un sempre maggior controllo dei cittadini, ad una forma di Orwell fiscale, ad ostacolare la fuoriuscita di denaro dalle banche per il (miglior / meno peggior) mantenimento degli indici di bilancio bancari.

La “tracciabilità” bancaria per i comuni mortali (tratto da un post precedente)…

La limitazione all’uso del contante nacque per contrastare il riciclaggio di denaro sporco con la Legge 197 del 1991 (a quel tempo fino a 20 milioni di lire). L’Unione Europea ha emanato varie direttive da allora ed oggi, in recepimento della III direttiva UE (2005/60/CE) sul riciclaggio, la relativa normativa in Italia è regolamentata dal Decreto Legislativo n. 231 del 2007[2] il quale stabilisce che pagamenti da una certa cifra in su (la cosiddetta “soglia”, 1.000 euro dal 6.12.2011) devono essere effettuati in modo “tracciabile”, ovvero ricostruibile attraverso istituti bancari, parabancari (carte di credito) o di Poste Italiane S.p.A. .

Sennonchè… con un autentico blitz parlamentare del ministro Vincenzo Visco, di soppiatto, all’articolo 36 riguardante gli obblighi di registrazione degli “agenti antiriciclaggio” (intermediari finanziariprofessionistirevisori contabilimediatoricommercianti ed artigiani in oro ed altri) è stato inserito, piccolo piccolo, un ultimo commino: “6. I dati e le informazioni registrate ai sensi delle norme di cui al presente Capo sono utilizzabili ai fini fiscali secondo le disposizioni vigenti.” Ciò in eccesso rispetto alla Direttiva UE, che non contempla tale possibilità e che non trova analogie con le normative antiriciclaggio degli altri paesi dell’Unione Europea.

Il risultato è che, oggi, si vuole utilizzare una norma antiriciclaggio a fini fiscali: del resto il basso livello di 1.000 euro non si presterebbe a contrastare nulla se non l’evasione di piccolo cabotaggio. Ed i problemi sono certamente altrove, a cominciare dal Parlamento (link + link).

In realtà, nata per contrastare il riciclaggio di denaro sporco, la normativa antiriciclaggio è utilizzata per combattere l’uso della carta moneta; il che non va certamente a svantaggio delle istituzioni finanziarie ma non sta essendo in grado di limitare l’operatività delle organizzazioni criminali, che da anni muovono cifre folli addirittura nei circuiti bancari regolari.

 

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[1] Si, perché ad analizzare ben benino le norme e soprattutto le interpretazioni sia della Banca d’Italia – UIF che della Guardia di finanza, sarebbero proprio i professionisti che devono predisporre il loro bel “pacchettino antiriciclaggio” affinchè gli investigatori possano agevolmente solo verbalizzare il risultato.

[2] La relazione illustrativa al D.Lgs. 231/2007 evidenzia che l’utilizzo del contante continua a rappresentare, in Italia, una quota elevata dei mezzi di pagamento.

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