Che tutti i titoli di debito siano aboliti e il mondo intero riconciliato

2 settembre 2011 (MoviSol) – Patriota e cittadino del mondo, il poeta tedesco e cittadino d’onore della Francia Friedrich Schiller, fa sentire la sua voce nel dibattito vitale sull’annullamento dei debiti illegittimi opprimenti i popoli dell’Europa odierna. Il quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung, infatti, ha posto in prima pagina, sulle edizioni di domenica e lunedì scorso, la fotoriproduzione di un frammento mancante del suo famoso Inno alla Gioia, il poema che ispirò la Nona Sinfonia di Beethoven:

Duldet mutig Millionen,
duldet für die bessre Welt,
droben überm Sternenzelt
wird ein großer Geist belohnen.

Jeder Schuldschein sei zernichtet
ausgesöhnt die ganze Welt,
Brüder überm Sternenzelt
Richtet man, wie wir gerichtet.

Traduzione

Con coraggio, oh milioni, sopportate,
sopportate per un mondo migliore;
delle stelle, lassù, oltre il bagliore
saran le grandi anime ricompensate.

Sia distrutto di debito ogni certificato,
riconciliato il mondo intero;
Fratelli, oltre lo stellato emisfero
si giudica, come noi abbiamo giudicato.

Il FAZ sottolinea che il ricatto rappresentato dal debito verso i poteri finanziarii esisteva già negli anni 1780 e che ciò che Schiller attaccò non era qualcosa di tanto differente dall’attuale contesto europeo. Il principale quotidiano tedesco non dimentica di sottolineare con grande ironia come l’Inno ripreso da Beethoven sia l’inno ufficiale dell’Europa “unita”.

Schiller mirò a liberare i francesi dal tragico conflitto tra la fredda ragione e il sentimento bruto. Vi invitiamo ad ascoltare, o riascoltare, la parte corale eseguita dai nostri fratelli militanti nel partito tedesco BüSo:

Popout
Esecuzione nell’accordatura verdiana del BüSo 

ALLA GIOJA

Brindisi

SEMICORO.

O figlia dell’Eliso,
Gioja, eterea scintilla! Alla tua sede
Drizziamo il piede
Tutti infiammati di celeste ardor.

Ciò che diviso
Fu dalla stolta moda,
La tua virtù rannoda;
Stringesi, ovunque voli, il core al cor.

CORO.

Milla accolga un solo amplesso,
Sia d’un bacio il mondo impresso;
Oltre i soli, in quel soggiorno
Dove puro, eterno è il giorno,
Miei fratelli, un padre sta.

SEMICORO.

Mesca il giubilo con noi
Chi di voi
Tien la gemma avventurosa
D’un amico o d’una sposa,
Se dal Ciel altro non ha.
Ma chi dentro un core alberga
Che non ama e non amò,
Volga in lagrime le terga,
Allacciarsi a noi non può.

CORO.

A quanto vive e spera
La Simpatia sorrida;
Essa è del ciel la guida
Dove l’Ignoto impera.

SEMICORO.

Suggon la gioja tutte le vite
Al sen fecondo della natura;
Sia rea, sia buona, l’orme fiorite
Ne segue ardente la crëatura.
Il bacio ella ne dona,
Il licor che le mense a noi corona,
L’amico, fino al tumulo, fedel.
L’angelo esulta nel divino aspetto,
Segue il diletto
Nella polve contorto il vermicel.

CORO.

O miriadi di viventi,
Atterratevi al Signor!
Universo, e tu non senti
Che ti regge un fren d’amor?
Chiedi agli astri, a cui dà luce,
Quella man che ti conduce.

SEMICORO.

Delle create cose
La gioja è la radice,
La gioja animatrice
Della rota che volge e terra e ciel.
Essa del germe fa sbocciar le rose,
Essa splendere i soli, e nel profondo
De’ cieli più remoti
Vagar pianeti ignoti,
Che cela alla scïenza arcano vel.

CORO.

Lieti noi come il sole che misura
La celeste infinita pianura,
Come il forte – che corre alla morte
Se la fama, – la patria, lo chiama,
Della gioja seguiamo il sentier.

SEMICORO.

A chi cerca le bella sua traccia
Ella volge serena la faccia
Dallo speglio raggiante del Ver.
Ritempra al martire
La schiavitù.
Conduce al vertice
Della Virtù.
Fin dell’austera
Fede sul colle
La sua bandiera
Bella s’estolle.
E fuori de’ tumuli
Rosi dagli anni
Confusa agli angeli
Solleva i vanni.

CORO.

O figli del tempo, soffrite, soffrite,
Pel grane conquisto d’un mondo miglior;
Lassù nella luce di stelle infinite
Côrrete la palma del lungo dolor.

SEMICORO.

Compensar ti talenta gli dei?
Imitarli, o mortale, tu dei.
Si rimesca colla gioja
L’infortunio e l’abbandono.
La vendetta e l’odio muoja,
Il nemico abbia perdono.
Ch’ei non provi il duro morso
Della colpa e del rimorso.

CORO.

Il libro delle offese
Gettiam, fratelli, al foco.
Lo sdegno che ne accese
Al solo amor dia loco.
Come il nostro, inflessibile o pio
Ne sta sopra il giudizio di Dio.

SEMICORO.

Spuma la gioja e crepita
Sull’orlo del bicchiero;
Il sangue aureo de’ grappoli
Spegne ogni vil pensiero.
S’ammansa anche il Cannibale;
L’eroe di speme esausto
Bee dal ricolmo calice
L’ardir dell’olocausto.
Allor che la tazza rallegri il convito
Stringetevi insieme, da’ seggi v’alzate;
Risponda ciascuno cortese all’invito,
E al Genio del bene, fratelli, libate.

CORO.

Libate al Potente che lodan le stelle,
Che cantano gl’inni dell’anime belle.
Animo invitto ne’ patimenti,
Soccorso al grido dell’innocenza,
Fede immortale nei giuramenti,
Virile orgoglio – dinanzi al Soglio;
Ed all’amico – come al nemico
Non apparenza – ma verità.
Di ciò, fratelli, di ciò soltanto
Preghiamo il Santo – che tutto dà.
Una corona premii ogni merto,
Sia lo spergiuto d’onta coverto.

CORO.

Serriamo il circolo,
Giuriam che vuoti
Per noi non suonino
Mai questi voti.
Giuriamo al Giudice
Che vede il cor,
Su questo calice
D’aureo licor.

SEMICORO.

Siano infrante le ritorte
Dell’oppresso e dello schiavo;
Sia la grazia emenda al pravo
Pur sul palco della morte.
Che consoli la speranza
Di più lieta eterna stanza
Quel fatale – estremo vale
Che dà l’alma – alla sua salma.
Un viva, fratelli,
Leviamo ai passati.
Che il nume cancelli
Dal mondo i peccati.
Che chiuda in eterno
Le porte d’inferno.

CORO.

Sia tranquillo, sereno l’addio
Che daremo, o fratelli, alla vita.
Dolce sonno e de’ mali l’obblìo
Ne prepari il funereo lenzuol.
E pronunci la Grazia infinita
Una mite benigna sentenza
Quando liete alla diva presenza,
L’alme nostre sollevino il vol.

(da Gemme Straniere – Poeti Tedeschi, di Andrea Maffei)

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