Di Lino Bottaro

Chi ama deve amare anche il “brutto”, il poeta statunitense guardava l’umanità dal basso

Quando sono ubriaco la mia ispirazione è al massimo, questo significa essere un gran figlio di puttana”. Lo sappiamo bene Charles che eri un alcolista e anche un puttaniere. Ma noi non siamo inquisitori o moralisti, ce ne guardiamo bene. Tutti ti vedevano così, ciondolante, alcune volte biascicavi e sembravi un po’assente e, per questo, ti chiamavano “poeta maledetto”. Perché si discuteva a lungo su quanto tu fossi violento nell’analizzare la società. Crudo, a volte volgare, osservatore dei vizi e dei mali che tutt’oggi ammanettano l’uomo alla vita. Sì è vero, in parte eri così: maleducato e randagio. Ma maledetti loro che non capivano e non capiscono quanto tu fossi trascinato anche dall’amore. Già, amore per l’essere umano. Lo stesso umano che denigravi e smembravi con le tue poesie e i tuoi racconti. Amavi i vizi dell’uomo, le sue debolezze, il fatto che potesse sbagliare al contrario delle macchine. Tu, come tutti i veri innamorati, amavi i difetti. Troppo facile, troppo “romantico” raccontare i pregi. Chi ama qualcuno veramente deve amarne anche il “brutto”. E tu lo sapevi e c’eri riuscito. Guardavi l’umanità dal basso, non giudicavi. Raccontavi e sorridevi perché c’è sempre, come scrivevi, la possibilità di arrivare alla luce, almeno in vita: “non puoi sconfiggere la morte, ma puoi sconfiggere la morte in vita, qualche volta. E più impari a farlo di frequente, più luce ci sarà. La tua vita è la tua vita. Sappilo finché ce l’hai. Tu sei meraviglioso, gli dei aspettano di compiacersi in te”.
Per poi non parlare di quando dicono che, per te, le donne erano tutte puttane. Di certo tu non frequentavi marchesine e contesse, ma amavi la femminilità in modo dannunziano, unico. Perché si sa, “l’amore è un cane venuto dall’inferno”. Tutto questo inchiostro per chi ti conosce, in caso contrario ecco una tua breve biografia.
Charles Bukowski, il 16 agosto avrebbe compiuto 91 anni. A due anni si trasferì a Los Angeles. La vita negli States non era facile, erano gli anni della depressione economica e la sua situazione familiare era travagliata. Nel 1938 si diplomò alla L.A. High School, subito dopo cominciò a lavorare come magazziniere, ma era un mestiere che non sopportava e così dopo essersi licenziato, lasciò casa andando a vivere in squallide camere in affitto. Cambiava città di continuo, New Orleans, San Francisco, St. Louis, Philadelphia, perché sempre al centro di risse. Arrestato per renitenza alla leva, riuscì lo stesso ad inviare i suoi racconti a delle riviste popolari che, nel 1944, pubblicarono il suo primo racconto. Una volta uscito dal carcere, però, la sua vita non cambiò: ritrovato spesso in condizioni disperate a causa dell’alcolismo, scommettitore, frequentatore di bordelli, la sua anima non trovava pace.
Negli anni ’50 collaborò con riviste come Harlequin, l’underground Epos e Outsiderl Breakthru. Nel 1964 ebbe una figlia, Marina, nata dall’unione con Frances Dean, una giovane poetessa. Collaborò con il settimanale underground Open City, dove curò la celebre rubrica “Nofes of a Dirty Old Man”. Successivamente si mise a viaggiare per tenere i suoi reading, che spesso finivano con lui ubriaco e il pubblico in delirio. Nel 1976, alla fine di una lettura, conobbe Linda Lee Beighle, la donna che visse con lui fino alla sua morte. Linda riuscì a fargli cambiare abitudini di vita, a diminuire il suo consumo di alcool. È da questi anni in poi che scrisse i suoi grandi capolavori come “Compagno di sbronze”, “Storia di ordinaria follia”, l’”Amore è un cane venuto dall’inferno”. Libri su libri, poesie e racconti. Nel 1988 si ammalò di tubercolosi, ma continuò a scrivere ed a pubblicare libri fino a quando, il 9 marzo 1994, all’età di 74 anni morì stroncato dalla leucemia.
Fu uno spirito libero che, come già detto, rimase sempre incastrato fra amore e odio, fra bianco e nero. Bukowski fu il cantore di questa società capitalista malata, marcia e, quindi, non poteva far altro, per capirla, che farne parte. E forse fu proprio questo che lo portò a dire, con la sua solita ironia, che “la differenza tra Democrazia e Dittatura è che in Democrazia prima si vota e poi si prendono ordini; in una Dittatura non c’è bisogno di sprecare il tempo andando a votare”.
Inutile rendergli omaggio in modo stucchevole, parlando di quanto fosse bravo, maledetto etc. Sicuramente si arrabbierebbe, insulterebbe nel leggere articoli che lo idolatrano e lo dipingono come uno dei più grandi scrittori americani. Lui che odiava la fama e che quando scrisse “Dinosauria, We” estese l’odio a tutto il genere umano. Ma lasciando sempre un filo di speranza. Il miglior omaggio che ti si può rendere Hank, infatti, è quello di leggere e capire la preveggenza e la profondità dei tuoi scritti.
“Nati così in mezzo a tutto questo, tra facce di gesso che ghignano e la signora morte che se la ride mentre gli ascensori si rompono…mentre i pesci sporchi di petrolio sputano la loro preda oleosa… siamo nati così in mezzo a tutto questo… tra queste guerre attentamente matte…tra la vista di finestre di fabbrica rotte di vuoto in mezzo a bar dove le persone non si parlano più…nelle risse che finiscono tra sparatorie e coltellate…tra ospedali così costosi che conviene lasciarsi morire, tra avvocati talmente esosi che è meglio dichiararsi colpevoli… in un Paese dove le galere sono piene e i manicomi chiusi, in un posto dove le masse trasformano i cretini in eroi di successo. Il cuore è annerito, le dita cercano la gola, la pistola, il coltello, la bomba; le dita vanno in cerca di un dio insensibile, le dita cercano la bottiglia, le pillole, qualcosa da sniffare… Siamo nati in un governo in debito da 60 anni che presto non potrà nemmeno pagare gli interessi su quel debito e le banche bruceranno il denaro; il sole sarà invisibile e sarà la notte eterna, gli alberi moriranno e tutta la vegetazione morirà…gli ultimi pochi superstiti saranno oppressi da malattie nuove ed orrende e le piattaforme spaziali saranno distrutte dalla collisione… il sole nascosto attenderà il capitolo successivo”.
(estratto da “Dinosauria, We”)

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