Un articolo sulla proposta di riforma della cassa integrazione a zero costi per lo stato, in grado di rilanciare il settore industriale, del Dott. Domenico Leva che sarà presentata alle conferenza di Montegranaro in programma il 9 novembre.

L’opinione pubblica è quotidianamente bombardata su tutti i mezzi di informazione dal dibattito sulle grandi “riforme strutturali” che dovrebbero servire a far ripartire l’economia e contrastare la crescita della disoccupazione. Uno degli strumenti ritenuti più importanti per raggiungere questi obiettivi è l’innovazione, ma troppo spesso questi ragionamenti vanno a cozzare contro la difficoltà a finanziare questo tipo di investimento.

Che la nostra classe politica fosse lontana dalla realtà ce lo ha dimostrato in molte occasioni e, troppo spesso, chi siede in parlamento, ha poca conoscenza dell’apparato di norme che regolamentano l’attività economica e le sue ricadute sociali. Eppure, basterebbe approfondire questi argomenti per scoprire che intervenendo su certi istituti che già esistono si potrebbero ottenere non solo soluzioni efficaci, ma anche immediatamente attuabili, soprattutto dal punto di vista finanziario.

Questo è il caso, ad esempio, della cassa integrazione, della quale il pubblico sente spesso parlare, presentato come uno strumento per “ammorbidire” gli effetti delle crisi aziendali, che grava (ma così non è) sulle finanze pubbliche. Forse è il caso di chiarire le idee ai nostri lettori.

Attualmente la CIGO e la CIGS, ammortizzatori sociali previsti solo in Italia, intervengono rispettivamente per crisi determinata da eventi temporanei (es. mancanza di lavoro, fine commessa ecc.) o straordinari (es. ristrutturazione, riconversione ecc.) ma presentano alcune dinamiche negative per i lavoratori, in quanto comportano una forte contrazione del reddito mensile disponibile (massimo € 800,00 circa) con conseguente riduzione della spesa e dei consumi familiari e, forse ancora più grave, la perdita di professionalità e di dignità in caso di Cassa Integrazione “a zero ore” per lunghi periodi continuativi.

Anche per le aziende le ripercussioni sono significative: perdita di capacità produttiva e di quote di mercato, difficoltà nell’innovazione, nella ricerca e sviluppo e riduzione della competitività

Per la collettività, infine, significa contrazione dei consumi e degli investimenti, ricadute negative sulle attività commerciali e sull’indotto industriale e peggioramento degli indicatori economici quali occupazione e PIL

E’ pertanto necessario e indifferibile “cambiare verso” e riformare la vigente normativa della CIG passando da mero ammortizzatore sociale di puro assistenzialismo a dinamico motore propulsivo di difesa e sviluppo dell’imprenditoria e dell’occupazione.

Ciò anche in considerazione del fatto che, nonostante il perdurare della crisi, gli ultimi dati per l’anno 2013 stimati dall’INPS prevedevano per CIGO e CIGS (vedi Sintesi bilancio di previsione INPS 2013):

  • Entrate Contributiveal Netto Trasferimenti di Stato: circa 3,763 Miliardi di Euro

  • Uscite per erogazione CIG e contribuzione “figurativa”: circa 3,637 Miliardi di Euro

  • Risorse Residue : circa 126 Milioni di Euro

I benefici economici e gli obiettivi sociali possibili da conseguire con la riforma sarebbero numerosi ma, soprattutto, avendo a disposizione quasi quattro miliardi stanziati già nel bilancio INPS, sarebbe realizzabile in tempi brevissimi.

Si dovrebbe agire tramite una riforma legislativa che consenta all’imprenditore disposto ad investire e convinto nello sviluppo futuro della sua Azienda, la possibilità di utilizzare nella attività produttiva il lavoratore della propria azienda fruitore di CIGO/CIGS ;

Questa riforma dovrebbe Consentire nel contempo all’Impresa di EROGARE al proprio “lavoratore Cassaintegrato” LA SOLA DIFFERENZA tra retribuzione contrattuale e CIGO/CIGS esentandolo dall’obbligo contributivo previdenziale, in quanto nel periodo di fruizione delle prestazioni di integrazione salariale vi è la relativa contribuzione “figurativa” a carico dell’INPS (attualmente la normativa consente l’utilizzo del lavoratore in CIG presso altro datore di lavoro ma lo vieta presso la propria azienda).

Non si tratta di un processo particolarmente complicato, tanto più che vi sono già molti strumenti amministrativi che possono essere utili allo scopo.

  1. L’impresa dovrebbe presentare un piano di investimenti da realizzare nel periodo di CIGO/CIGS (6-12-18 mesi), finalizzato al miglioramento/innovazione di prodotto/processo produttivo e/o di risparmio energetico e/o di riduzione impatto ambientale, ecc.;

  2. L’impresa dovrebbe presentare un piano di mantenimento e/o sviluppo occupazionale e di formazione professionale teorico/pratica, ivi compresa la sicurezza sul lavoro, per lo sviluppo e/o la riqualificazione dei lavoratori in sinergia con Enti Accreditati/Istituti scolastici pubblici superiori/Università e con l’impiego delle risorse dei Fondi Nazionali ed Europei destinati alla Formazione professionale;

  3. Regolamentazione Unificata e semplificata delle procedure autorizzative, sia per l’ammissione alla CIGO/CIGS e alle relative prestazioni che per quelle connesse alla effettiva realizzazione dell’investimento (“burocrazia a impatto zero”).

  4. Tempi predefiniti per la conclusione dell’iter autorizzativo (es. Max 60 gg) e conseguente possibilità di attivazione concreta e immediata dell’investimento produttivo da parte dell’azienda.

  5. Verifica dello stato di crisi e/o di mancanza commesse dell’azienda determinato dal mercato, nel settore produttivo e/o territoriale, sulla base di dati oggettivi relativi all’andamento economico-finanziario e tecnico-produttivo, rilevabili dai bilanci, dal fatturato, dai consumi elettrici, da riscontri bancari e dei bilanci degli ultimi 24 mesi;

  6. Valutazione della congruità del piano di investimento relativamente alla CIGO/CIGS richiesta/autorizzata (confronto/proporzione tra importo-durata investimento e importo-durata CIG erogabile);

  7. Valutazione dell’eventuale possibilità di incremento occupazionale giovanile e/o femminile conseguente all’investimento;

  8. L’iter si conclude con la stipula di un accordo, sulle modalità di impiego dei lavoratori durante la CIG e sullo svolgimento della formazione, sottoscritto dall’Azienda e dalle OO.SS./RSA presso la Commissione ad hoc;

  9. Controllo dell’ENTE preposto (Ministero del lavoro/ INPS/ Altro) e delle OO.SS./RSA, da effettuare periodicamente e al termine del periodo autorizzato, sullo stato e sulla realizzazione del piano di investimento e formazione, con applicazione di eventuali sanzioni consistenti appunto nel recupero totale/parziale della CIG erogata, proporzionato al livello della mancata realizzazione. Escussone della sanzione a mezzo fidejussione presentata a garanzia.

Di fatto la suddetta riforma permette al datore di lavoro di impiegare in azienda i propri lavoratori in costanza di percezione della Integrazione Salariale e dell’accredito della contribuzione figurativa, a carico del “Fondo di Solidarietà”, con evidente riduzione del costo del lavoro e, quindi, del costo di produzione, permettendo all’azienda di recuperare competitività sul mercato durante il periodo dell’investimento e ai lavoratori di conservare il potere d’acquisto. Tutto ciò è finalizzato al concreto rilancio e recupero di competitività e di produttività dell’azienda al termine della effettiva realizzazione dei piani di investimento e formazione e al mantenimento dei livello dei consumi familiari .

La riforma proposta supera anche l’ostacolo di non disattendere la Normativa Europea che vieta aiuti di Stato alle imprese, in quanto la riforma della “nuova” CIGO/CIGS prevede il finanziamento dei Fondi per l’erogazione delle prestazioni esclusivamente con la contribuzione a carico dei datori di lavoro e dei lavoratori, senza il contributo dello Stato che attinge alla fiscalità generale.

Attualmente il Finanziamento della Cassa Integrazione risulta INTERAMENTE coperto dalla contribuzione a carico delle Aziende e dei Lavoratori dipendenti dell’industria, come evidenziato in premessa;

Con Modifica Normativa di tipo Tecnico-Contabile si può introdurre nell’Ordinamento Previdenziale Italiano “il Fondo di Solidarietà tra Imprese e Lavoratori per la Difesa e lo Sviluppo degli Investimenti e dell’Occupazione” con rimodulazione delle aliquote contributive e contestuale SOPPRESSIONE dell’intervento finanziario dello Stato sui capitoli di spesa di CIGO e CIGS. Tutto ciò può avvenire SENZA AGGRAVIO DI COSTI per Imprese e Lavoratori e con RISPARMI per il Bilancio dello Stato da destinare ad altri interventi.

L’intervento del predetto “Fondo di solidarietà” dovrà essere in prevalenza autorizzato nei casi di perdurante crisi industriale e/o economica; l’attivazione di tali risorse in favore di lavoratori e imprese, pertanto, sarà ammesso senza “regola de minimis” in quanto non essendo “aiuto di Stato” non è in contrasto con le direttive del Trattato di Istituzione della Comunità Economica Europea (CEE) che, all’art. 1, recita testualmente: <<art. 1. Salvo deroghe contemplate dal presente trattato, sono incompatibili con il mercato comune, nella misura in cui incidano sugli scambi tra Stati membri, gli aiuti concessi dagli Stati, ovvero mediante risorse statali, sotto qualsiasi forma che, favorendo talune imprese o talune produzioni, falsino o minaccino di falsare la concorrenza.>>. In particolare con la presente congiuntura economica di crisi, riconosciuta a livello nazionale e internazionale, dovrebbe essere apprezzato anche a livello CEE l’utilizzo di risorse, senza aggravio del Bilancio dello Stato, per sviluppare gli investimenti produttivi e frenare l’emorragia di posti di lavoro e l’incremento vertiginoso della disoccupazione.

Dott. Domenico Leva

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