Nel 2012, a quasi ottant’anni di distanza dagli eventi bellici in corno d’Africa, gli italiani pagano  l’accisa di 1.90  lire che il Regime impose sul carburante nel ’35, anno in cui le nostre truppe invadevano l’Etiopia.

Va da sé che, allora, l’uso di carburante fosse limitato rispetto ad oggi: automobili  poco diffuse, maggiore concentrazione di consumo per mezzi pubblici, militari o per riscaldamento. In più i Trenta furono il periodo di maggiore consenso per il fascismo e l’occupazione del paese africano farà rapidamente dimenticare quella lira e novanta di tassa.

Dimenticare ai contribuenti, certo, ma non ai governi successivi.  Negli anni della ricostruzione (e della defascistizzazione), l’accisa guerrafondaia della campagna d’Abissinia continuerà ad essere pagata da ignari automobilisti, attenti ormai anche selezionare le pompe e le stazioni di rifornimento in base ad anche minime variazioni di prezzo.

Succede, dunque, che il ragazzino in sella allo scooter o il pendolare che sulla macchina passa metà della giornata, si ritrovi a finanziare una guerra lontana, una campagna coloniale che appartiene alla storia ed è celebrata da canzonette nostalgiche.

E poi arriva Mario Monti. Dal 1° Gennaio nuove imposte sui carburanti che fanno salire i costi a cifre finora mai viste in Italia. Un esempio eclatante quello della piccola stazione di servizio di un paesino dell’Amiata, dove un litro di verde si paga più di un euro e ottanta.

Viaggi e ti accorgi che metà del budget va via solo per far salire la lancetta del serbatoio. Ti informi, ti documenti, spaventato da aumenti che mettono a dura prova cittadini come te, tra aumento del costo della vita e disoccupazione galoppante.

Wikipedia, sito che raccoglie e confronta informazioni di diversa provenienza, riporta dati sconcertanti sugli idrocarburi e su quanto un cittadino continui a pagare per il servizio di rifornimento:

?  1,90 lire (0,00103 euro) per il finanziamento della guerra di Etiopia del 19351936;

?  14 lire (0,00723 euro) per il finanziamento della crisi di Suez del 1956;

?  10 lire (0,00516 euro) per il finanziamento del disastro del Vajont del 1963;

?  10 lire (0,00516 euro) per il finanziamento dell’alluvione di Firenze del 1966;

?  10 lire (0,00516 euro) per il finanziamento del terremoto del Belice del 1968;

?  99 lire (0,0511 euro) per il finanziamento del terremoto del Friuli del 1976;

?  75 (0,0387 euro) lire per il finanziamento del terremoto dell’Irpinia del 1980;

?  205 (0,106 euro) lire per il finanziamento della guerra del Libano del 1983;

?  22 (0,0114 euro) lire per il finanziamento della missione UNMIBH in Bosnia Erzegovina del1996;

?  0,020 Euro per il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004;

?  0,0073 Euro in attuazione del Decreto Legge 34/11 per il finanziamento della manutenzione e la conservazione dei beni culturali, di enti ed istituzioni culturali.

?  0,040 Euro per far fronte all’emergenza immigrati dovuta alla crisi libica del 2011, ai sensi della Legge 225/92

?  0,0089 per far fronte all’alluvione in Liguria ed in Toscana del novembre 2011.

?  0,112 Euro sul diesel e 0,082 Euro per la benzina in seguito al Decreto Legge 6 dicembre 2011 n. 201 “Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici” (Manovra Monti) del governo Monti.

Le ultime significative tassazioni del combustibile fossile hanno riguardato momenti tragici del passato del Paese: alluvioni, terremoti, tensioni internazionali. Per intenderci, tra le imposte più alte quella della guerra in Libano del 1983, quando gli italiani subirono un rincaro di dieci centesimi di euro (moneta corrente). C’era una missione in corso, tra le prime cui prendemmo parte nel dopoguerra. A 29 anni di distanza il governo tecnico fa lievitare di undici centesimi i prezzi, per venire incontro alla difficile situazione internazionale.

Undici nuovi centesimi che, se andati a sommare a tutte le accise in lista, fanno raggiungere il tetto di 0,41 euro. Dal 1935 alla crisi libica dell’anno passato abbiamo accumulato trenta centesimi di euro, più gli undici di fine anno, ed ecco 0,40.

Eliminando tutte le voci sopra riportate e partendo da un costo base di 1, 80 euro, dovremmo pagare più o meno 1, 389 euro per ogni litro acquistato. “Salvando” le ultime tre accise arriveremmo al 1,54 euro/cents per ogni litro. Prezzo già alto, senza dubbio, ma certo più accessibile in tempi in cui a forza di stringere la cinghia finiremmo per non respirare più.

La domanda potrebbe apparire banale, ma… perché durante tutta la I Repubbblica e anche dopo il ’94 le tasse per Suez, per il Belice e per Firenze non sono state eliminate? D’altronde (sprechi e speculazioni a parte dei quali sono responsabili le amministrazioni locali), Toscana e Friuli hanno visto rinascere località devastate dalla Natura, riconsegnate alla vita e al prestigio dei quali erano state private.

Non si comprende poi il senso del finanziamento di campagne militari lontane, come quella etiope o la missione in Bosnia. Una contestazione legittima a Mario Monti dovrebbe concentrarsi sulle spese inutili che gli italiani continuano a sostenere per colpa di funzionari poco diligenti o ministri che, in mezzo secolo ed oltre, susseguendosi hanno chiuso tutte e due gli occhi di fronte a tributi completamente inutili, incassati col solo fine di contribuire a quadrare il bilancio di uno stato messo in difficoltà non dalla crisi internazionale, ma da decenni di sperperi, assistenzialismo, lussi dell’amministrazione pubblica che ora gravano sulle spalle e sulle tasche dei cittadini.

Marco Petrelli

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