Secondo pubblicazioni USA i danni per ogni chilowattora prodotto bruciando carbone costano economicamente il doppio rispetto al prezzo di mercato di quello stesso chilowattora.
di Giulio Meneghello.

Fonte: Qualenergia

Le centrali a carbone USA costano all’ambiente e alla salute degli statunitensi circa 53 miliardi di dollari all’anno. Il carbone è una fonte di elettricità economica solo perché i danni che provoca all’ambiente, al clima e alla salute umana vengono scaricati sulla collettività. A sostegno di questo concetto sono stati pubblicati diversi studi che cercano di quantificare economicamente le esternalità negative di questa fonte. L’ultimo, intitolato “Environmental Accounting for Pollution in the United States Economy”, arriva appunto dagli USA ed è stato pubblicato sull’American Economic Review di agosto “Le conclusioni del report” (che prendiamo sintetizzate da Think Progress e da Legal Planet, blog di politiche ambientali curato dalle facoltà di legge di Berkley e dalla Ucla) mostrano appunto che i danni per ogni chilowattora prodotto bruciando carbone costano economicamente il doppio rispetto al prezzo di mercato di quello stesso chilowattora. In totale, è l’impressionante conto fatto nello studio, le centrali a carbone USA pesano per un quarto del GED del Paese (ossia delle gross external damages, quantificazione del complesso delle esternalità negative). Un danno causato soprattutto dall’aumento di mortalità legato al biossido di zolfo e, in maniera minore, agli ossidi di azoto e al particolato fine. Secondo lo studio il conto dei danni ambientali e sanitari delle centrali a carbone USA per il sistema Paese è di 53 miliardi di dollari all’anno. Una cifra impressionante specie se si ricorda che il calcolo si limita a considerare le emissioni di alcuni inquinanti per via aerea e non comprende altre esternalità, come ad esempio quelle legate all’estrazione del minerale, ma sopratutto non tiene conto dell’impatto delle emissioni di CO2 sul clima e delle relative conseguenze, enormi ma difficili da quantificare. Se si aggiungesse al conto una stima conservativa dei danni legati alle emissioni di CO2, si spiega nello studio, il conto delle esternalità negative salirebbe del 30-40%. Ipotizzando che ogni tonnellata di CO2 emessa causi danni per 65 dollari (ma secondo altri studiosi il conto sarebbe molto più salato) ogni chilowattora prodotto da carbone costerebbe al paese 0,21 dollari. Il carbone è responsabile di circa il 41% delle emissioni mondiali di gas serra e del 72% di quelle per la produzione di elettricità (dati riferiti al 2007). L’ultimo studio che ha tentato una quantificazione economica delle esternalità negative di questa fonte è “The true cost of coal” di Greenpeace. Tra malattie respiratorie, incidenti nelle miniere, piogge acide, inquinamento di acque e suoli, perdita di produttività di terreni agricoli e cambiamenti climatici, aveva calcolato l’associazione, nel 2007 il carbone a livello mondiale aveva fatto danni per 356 miliardi di euro. In Cina dove si fa ricorso al carbone per i due terzi del fabbisogno energetico nazionale (aveva segnalato un precedente rapporto, sempre realizzato da Greenpeace in collaborazione con alcuni economisti cinesi) i costi esterni del carbone sono pari a 7 punti di prodotto interno lordo.

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