Instabilità e insicurezza per gli abitanti aumentano nel paese. All’emergenza di quasi 200mila profughi centrafricani si unisce la disperazione delle popolazioni a nord, nel mirino delle razzie di Boko Haram ma anche oggetto delle violenze dell’esercito.

di Arianna Salan

Una voce autorevole si leva a denunciare la difficile situazione che il Camerun sta vivendo: è quella diAmnesty International che ha intensificato l’attenzione rivolta a quel che accade nel paese. Da diversi anni l’organizzazione monitora il rispetto dei diritti umani nella zona: in due successivi rapporti, del 2009 e del 2013, aveva evidenziato la necessità impellente di agire per garantire il rispetto delle libertà individuali, dei diritti dei carcerati e delle persone perseguite per diversa identità sessuale, cercando, anche se con scarsi risultati, la collaborazione delle autorità locali.

Negli ultimi tempi l’instabilità che già caratterizzava diverse zone del paese è cresciuta e, con essa, anche l’insicurezza degli abitanti. A causa delle violenze in corso nella vicina Repubblica Centrafricana, almeno 180mila persone hanno cercato rifugio in Camerun, trovandosi a vivere in condizioni precarie, in campi profughi affollati, lungo il confine sudorientale del paese.

Nella regione all’estremo nord, invece, stretta tra Nigeria, Niger e Ciad, il gruppo armato Boko Haram porta avanti una serie di sistematici attacchi alla popolazione: «Attentati suicidi, esecuzioni sommarie, torture, sequestri di persona, estorsioni, reclutamento di bambini soldato, saccheggi e distruzioni di proprietà pubbliche, private e religiose», si legge nell’ultimo rapporto di Amnesty International del 30 agosto scorso. Per rispondere a questi attacchi e per cercare di contenere l’avanzata del gruppo, il governo camerunense ha deciso di inviare una notevole quantità di forze armate nella regione, le quali però, oltre a risultare poco efficaci nella protezione dei civili, si sono rese responsabili a loro volta di violenze e di crimini puniti dal diritto internazionale.

L’approvazione, alla fine del 2014, di una legge speciale contro il terrorismo ha determinato l’ampliamento dei casi a cui applicare la pena di morte. Secondo la classificazione di Amnesty International, il Camerun è un paese “abolizionista de facto”, non praticando esecuzioni da almeno 10 anni; ciò non esclude, però, che in situazioni critiche non possa essere ripresa l’applicazione della pena capitale. Le vicende recenti hanno aggravato il cronico stato di sovraffollamento delle carceri, peggiorandone le già precarie condizioni igieniche, sanitarie e alimentari, soprattutto per quanto riguarda il carcere di Maroua, il più grande della regione del nordest. Si sono verificati, inoltre, numerosi casi di persone arbitrariamente arrestate per sospetti legami con Boko Haram, detenute illegalmente senza processo, seviziate o uccise, senza eccezione per bambine e bambini. Si contano anche morti o sparizioni di persone nei momenti successivi al loro arresto, ancor prima di essere trasferite in carcere.

Molti nigeriani attraversano il confine cerando rifugio nei campi profughi, nei quali però si sono verificati casi di rimpatri forzati – che violano le disposizioni Onu per i rifugiati – ai danni di presunti sostenitori di Boko Haram. La maggior parte dei profughi è costituita da bambini e adolescenti.

Le autorità camerunensi, tuttavia, sembrano poco inclini ad accettare critiche al loro operato: attivisti per i diritti umani subiscono continuamente minacce, intimidazioni e attacchi mediatici per il loro lavoro di denuncia; numerose violazioni della libertà di espressione e di manifestazione sono state registrate ai danni di oppositori politici reali o presunti, mentre alcuni giornalisti hanno ammesso di dover auto-censurare eventuali critiche al governo su temi scottanti, in particolare in materia di sicurezza, per evitare ripercussioni. Amnesty International ha lanciato una Campagna per chiedere alle autorità camerunensi di fermare gli abusi compiuti dalle forze armate ai danni della popolazione e di cercare di proseguire la lotta contro Boko Haram garantendo la protezione dei civili.

FONTE: Nigrizia

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