di: Francesca Dessì
f.dessi@rinascita.eu
Si è aperta la caccia in Costa d’Avorio contro i giornalisti che hanno sostenuto o che hanno avuto a che fare con il presidente Laurent Gbabgo. Lo ha reso noto la fonte di Rinascita, che vive ad Abidjan, che ha denunciato l’esistenza di una lista di 17 reporters che le forze di Ouattara intendono uccidere.
Si chiede dunque l’intervento dell’organizzazione internazionale Reportes sans frontieres per garantire la difesa della libertà di stampa in Costa d’Avorio prima che sia troppo tardi. Non si scherza in un Paese dove nei giorni scorsi sono stati uccisi dalle forze repubblicane diversi esponenti politici e persone legate a Gbabgo : Blé Christophe (il medico del presidente), Lida Kouassi (l’ex ministro della Difesa), Maitre Bahi (guardia del corpo del presidente), Desiré Tagro( ex ministro dell’Interno), Christine Adjobi (ministro della Salute) e altre trenta persone legate all’entourage di Gbagbo.
Ma sono soprattutto i civili innocenti, legati all’etnia del presidente, ad essere finiti nella trappola per topi messa in atto dalle forze di Ouattara che uccidono, violentano, saccheggiano e compiono delle vere e proprie esecuzioni di massa in tutto il Paese. Il tutto sotto lo sguardo delle forze delle Onuci e della Licorne che non fanno nulla per “proteggere i civili”.
 E la situazione umanitaria diventa ogni giorno più drammatica nel Paese: non c’è acqua, cibo, corrente e medicinali.
A lanciare l’allarme è stato venerdì il Comitato internazionale della Croce Rossa Internazionale che ha denunciato l’insicurezza in alcuni quartieri della capitale economica che  impedisce ai feriti e agli ammalati di poter accedere alle strutture mediche. Nell’ovest del Paese, in particolare a Guiglo, Duekoue, Daloa e sull’asse Bin Houyé – Toulepleu – Bloléquin, nei pressi del confine liberiano, “gli scontri e le violenze hanno causato numerosi feriti e numerose vittime, costringendo migliaia di persone alla fuga” scrive ancora in Cicr in un comunicato.
Sarebbero oltre un milione gli abitanti della Costa d’Avorio che si ritrovano senza casa, senza cibo e in condizioni igieniche disastrose. Lo ha reso noto l’Onu, che ha lanciato l’allarme di una “possibile diffusione di colera”. Dello stesso avviso Amnesty International che ha detto che “se non facciamo qualcosa urgentemente, gli sfollati più vulnerabili rischiano di morire di fame, di malattia, di stanchezza”. Gaetan Motoo, che si trova in Costa d’Avorio per Amnesty, ha detto che “migliaia di persone si stanno nascondendo nella macchia (…) senza cibo o medicinali”.
A soccorrere la Costa d’Avorio è subito spuntata la Francia che, dopo aver messo in ginocchio il Paese ivoriano, ha annunciato di aver stanziato 400 milioni di euro. Ma venerdì Parigi ha svelato l’arcano di tanta generosità: il dono è da intendersi però come un “prestito sovrano”. A questo va aggiunto un “prestito ponte” di 50 milioni di euro destinati a finanziare i debiti della Banca centrale ivoriana verso altri istituti finanziari internazionali, come la Banca Mondiale o la Banca africana per lo Sviluppo.
Intanto in molti si chiedono che fine abbia fatto il presidente Gbagbo. Voci lo dicono a Korhogo, altre ancora ad Abidjan. Senza dare alcuna risposta, il presidente Ouattara ha chiesto alla Corte penale internazionale, con sede all’Aja, di investigare sulle uccisioni e violazioni perpetrate nell’ovest del Paese a fine marzo attribuendole al suo rivale politico.
Viceversa, alcuni avvocati di Gbagbo, incaricati da Marie-Antoinette Singleton, una delle figlie del presidente, hanno inviato una lettera al segretario generale dell’Onu, Ban Ki Moon, chiedendogli chiarimenti sulle motivazioni sulla detenzione del capo di Stato ivoriano e denunciando violazioni dei diritti umani nei confronti dei simpatizzanti di Gbagbo.  
 
Manifestazioni a Torino, Verona, Milano e Firenze
Il Comitato per la difesa e il rispetto delle istituzioni ivoriane hanno organizzato per sabato manifestazioni in diverse città dell’Italia –  Torino, Verona, Milano e Firenze – per protestare contro l’occupazione neocoloniale della Francia e degli Stati Uniti in Costa d’Avorio, contro il genocidio di Ouattara, il colpo di Stato della Francia  e contro l’arresto del presidente Laurent Gbagbo.
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