Un piano di cinque punti per contrastare lo scenario negativo della Brexit. E’ quello del cancelliere dello scacchiere britannico George Osborne, in sostanza il ministro delle Finanze. E tra quei 5 punti anche una decisione che potrebbe rovesciare questa situazione di incertezza in un’opportunità per il Regno Unito: portare le tasse alle imprese al 15 per cento abbattendolo dall’attuale 20 per cento in modo da attrarre realtà aziendali. A illustrare il piano è il Financial Times. Una mossa di dumping fiscale nei confronti degli altri Paesi europei che porterebbe la Gran Bretagna su livelli simili a quelli della vicina Irlanda (dove le tasse per le imprese sono al 12,5 per cento). La paura di Osborne è lo spettro della recessione, dopo l’uscita dall’Ue. Il Financial Times spiega che – secondo Osborne – l’abbattimento dell’aliquota per le aziende darà un segnale agli investitori: Londra è ancora aperta al business. In questo modo, ovviamente, il prezzo politico sarebbe alto perché i Paesi europei non esulterebbero di certo.

Tra le altre questioni del piano Osborne c’è che la Banca d’Inghilterra aprirà al credito alle imprese ed evitare quella contrazione del credito che fu tra i fattori della crisi finanziaria del 2008. Una presa di posizione in materia della banca centrale britannica è attesa nei prossimi giorni e non è escluso che l’istituto si muovi sul credito insieme al governo. Terzo e quarto punto: l’apertura di canali commerciali bilaterali, con particolare interesse per laCina (il governo è già pronto a una visita ufficiale entro quest’anno). Il cancelliere Osborne chiederà al prossimo premier (Cameron si dimetterà a ottobre) di continuare a investire sul progetto della linea ferroviaria HS2 verso il nord dell’Inghilterra e su altre grandi opere pubbliche che riguardano il trasporto ferroviario. In attesa che la Gran Bretagna abbia un nuovo primo ministro Osborne precisa di non appoggiare nessuno. Al Financial Timespuntualizza soltanto che il premier dovrà cercare il massimo accesso possibile al mercato europeo.

Intanto, dall’altra parte, l’Ocse sembra invitare alla calma, perché qualsiasi operazione il Regno Unito compia per attrarre investimenti non significa che diventerà un “paradiso fiscale”. In una relazione dell’organizzazione, citato dalla Reuters, si conferma che effettivamente Londra potrebbe utilizzate la libertà di cui godrà rispetto alle regole della Ue per tagliare le tasse alle imprese. Ma il responsabile del settore Fisco dell’Ocse, Pascal Sanint-Amans, aggiunge che alla trasformazione in un’economia analoga a quella di un paradiso fiscale si opporrebbero barriere pratiche e di politica nazionale.

FONTE: Il Fatto Quotidiano

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