In attesa della fine del mondo prevista in Italia intorno nel cuore dell’autunno, visto che ormai tutti scrivono che il referendum costituzionale è più importante della stessa Brexit, noi torniamo ad occuparci di mesi di terrore e paura, sciolti come neve al sole…

 Bce: conseguenze Brexit meno marcate di quanto temuto

MILANO (Finanza.com)

Le conseguenze sui mercati del voto a favore dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea sono state meno drastiche di quanto temuto e anche l’euro, dopo l’iniziale arretramento ha recuperato. La Banca centrale europea ha pubblicato le minute dell’ultima riunione di politica monetaria, tenutasi tra il 20 e il 21 luglio. Nel primo meeting dopo il voto britannico a favore della Brexit, le conseguenze della scelta dei cittadini del Regno Unito sui mercati e sulla stabilità dell’euro sono state uno degli argomenti principali. E il bilancio, dopo quasi un mese dal voto, non è stato drammatico come si temeva.

Come si temeva o come si voleva far temere? O meglio ancora, si temeva che in caso di uscita dall’Europa del Regno Unito si creasse un precedente difficile da cancellare e quindi era necessario seminare incertezza, dubbi e paure.

Ci voleva davvero uno scienziato per comprendere che una svalutazione della sterlina di oltre 25 punti in meno di un anno avrebbe portato beneficio all’economia inglese?

Eccola qua la fine del mondo!

Volano vendite al dettaglio ovunque e non si trova un volo per Londra!

Gran Bretagna: la sterlina debole e l’estate calda risvegliano …

MILANO (Finanza.com) La svalutazione della sterlina, crollata ai minimi dal 1985 dopo il referendum del 23 giugno che ha dato la vittoria alla Brexit, e l’estate calda di Londra hanno risvegliato le vendite al dettaglio nel Regno Unito. A luglio le “retail sales” hanno evidenziato un aumento dell’1,4% rispetto al mese precedente, decisamente oltre le attese del mercato ferme a un +0,2%. Su base annua la crescita è stata del 5,9%, contro il +4,2% previsto dagli analisti.

Figurarsi se non c’era chi traeva già le conclusioni dopo un naturale aumento dei prezzi all’import…

Dopo le illusioni della Brexit, arriva la realtà: l’Inghilterra è in recessione ..

Per ora nessuno osa dirlo a gran voce, ma se prolungato, il mix di alta inflazione, bassi consumi e crescita lenta o pari a zero significa soltanto una cosa: recessione. Uno scenario che per la verità tanto la Bank of England quanto l’Office for the National Statistics avevano previsto chiaramente già durante la campagna referendaria, ribaltato dai sostenitori della Brexit.

Ma quale recessione, non fate ridere e finitela di scrivere fesserie!.

Giusto per ricordare sei mesi di puro terrore, nei quali è stata prevista la fine del Regno Unito, per ora, ma solo per ora dicono loro non è successo nulla, anzi, tutto il contrario…

L’incertezza, nel trimestre clou della Brexit,  è stata così tanta che la disoccupazione è scesa ai minimi da otto anni!

Non solo, recentemente l’Inghilterra  ha rivisto la deflazione…United Kingdom Inflation Rate MoM

Brexit: caduta sterlina non ancora visibile sull’inflazione, per ora

O si certo per ora, mentre escono dati uno più bello dell’altro che noi ci sogniamo…

Brexit spinge l’inflazione inglese ai massimi da 20 mesi

Per ora è tutto qui!

A no dimenticavo, per ora non è successo proprio nulla anzi, non succederà nulla ancora per anni…

La Brexit si allontana sempre di più. Berlino e Londra trattano sul 2019

A gestire le complicate conseguenze della Brexit non sono pronti né il governo di Londra, né quello francese, né tantomeno quello tedesco. A Parigi si vota in primavera, a Berlino in autunno, ma prima di allora Angela Merkel ha due test elettorali importanti, nella capitale e nel Lander più grande di Germania, in Nordreno Vestfalia. La destra populista non ne vuol sapere di pagare il conto dell’uscita di Londra (undici virgola tre miliardi di contributi al bilancio comunitario) e così nel faccia a faccia di metà luglio la Merkel ha chiesto alla collega di prendersi tutto il tempo necessario. La leader tedesca vuole che a gestire la trattativa sia il pletorico Consiglio europeo a 27, e non il negoziatore scelto dalla Commissione, Michel Barnier. Del resto come si fa a chiedere l’uscita dall’Unione mentre le Borse di Londra e Francoforte annunciano le nozze fra gli squilli di tromba?

Per ora per ora per ora per ora… andate avanti Voi che a me, vien da ridere!

Che poi l’economia inglese sia un’economia di carta straccia quello è un’altro discorso, ma come per l’America, è solo questione di corrente elettrica, fino a quando c’è quella, le stampanti delle banche centrali funzionano a pieno regime!

Scritto il  da icebergfinanza

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