L’Ucraina attacca i ribelli filo-russi: sciacallaggio sul disastro. Gli osservatori Osce entrano nella zona e trovano tutto intatto 

Tante accuse, poche certezze e, soprattutto, nessuna verità. A tre giorni dall’abbattimento le indagini sullo schianto del Boeing 777 colpito da un missile intorno al villaggio di Torez, nei territori dell’Ucraina controllati dai ribelli filo russi, sono ad un punto morto.

In compenso la triste desolata campagna dove 298 cadaveri smembrati si consumano accanto ai rottami bruciati e ai giocattoli degli 80 bambini morti nel disastro sembra diventata un banchetto per gli avvoltoi della propaganda e della disinformazione.

I primi a cercar di approfittarne sono i responsabili del governo ucraino. Complice anche una prima pagina del quotidiano inglese The Guardian Kiev accusa i ribelli di spostare cadaveri e rottami manomettendo le prove e facendo razzia di denaro, carte di credito e preziosi sparsi nell’immenso cimitero a cielo aperto. Accuse parzialmente smentite da Michael Bociurkiw, il portavoce della squadra di osservatori internazionali dell’Osce (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) che dopo esser stata, venerdì, allontanata e minacciata dai ribelli è riuscita, ieri, ad accedere al luogo del disastro. «In verità nessuno sembra avere il controllo della zona» spiega il portavoce che – pur lamentando limitazioni nei movimenti a causa del comportamento non proprio «disponibile» dei filo-russi – sottolinea come «da quelle parti regni il caos». Secondo Bociurkiw i rottami dell’aereo non sono stati toccati e nessuno dei corpi sembra esser stato spostato. «Non penso che la scena del crimine possa ancora dirsi compromessa, i corpi sono ancora lì. Non sono stati rimossi. Abbiamo anche parlato con alcuni volontari civili che ci hanno detto di aver soltanto segnato dove si trovano i cadaveri». In compenso il portavoce dell’Osce cita la presenza tra i relitti di borse di liquori acquistati al «duty free shop» rimaste miracolosamente intatte nonostante lo schianto. Un particolare che escluderebbe l’ipotesi della razzia visto la nota ed irresistibile attrazione dei ribelli filo russi per gli alcoolici.
E a smentire Kiev arriva anche una troupe della Cnn che smentisce, in un reportage dalla zona dello schianto, gli atti di sciacallaggio ai danni di bagagli e cadaveri. Alex Borodai, primo ministro dell’autoproclamata Repubblica di Donetsk, nega invece le accuse di Kiev secondo cui i suoi uomini avrebbero portato in un obitorio di Donetsk i cadaveri di almeno 38 vittime.

Anche le prove sulla responsabilità dei ribelli filo russi nell’abbattimento del Boeing 777 stentano per ora a trovare una conferma effettiva. L’ambasciatrice Samantha Fox, la valchiria degli interventi umanitari che spinse Obama a bombardare Gheddafi e premette per l’intervento in Siria, interviene dai banchi del Consiglio di Sicurezza dell’Onu ammonendo Mosca ed avvertendola di non alterare le prove. Dalla Casa Bianca il presidente Obama cita invece un indagine d’intelligence «preliminare» e accusa i russi di aver fornito ai ribelli l’addestramento e i dispositivi necessari per lanciare il missile assassino. Nonostante queste apparenti certezze Washington continua a non esibire alcuna prova concreta. Una circostanza alquanto strana visto che l’area dell’abbattimento era sicuramente sotto il controllo dagli aerei Awacs in volo sui cieli del Baltico e dei satelliti Cia pronti a raccogliere prove sul coinvolgimento russo nel conflitto. La latitanza dei satelliti statunitensi appare ancor più strana alla luce delle foto esibite ieri dal capo del controspionaggio ucraino Vitaly Nayda.

Nelle immagini si vedono tre sistemi anti aerei Buk 1, dello stesso tipo di quelli che avrebbero abbattuto il Boeing, muovere dalle aree ribelli verso il confine russo. Le foto scattate nella notte successiva alla tragedia proverebbero che i tre blindati sono stati fatti velocemente rientrare in Russia. Ma come mai i sistemi di osservazione satellitare americani studiati e progettati per individuare l’emergere di minacce impreviste su territori ostili non ne hanno segnalato l’arrivo? E come mai, ore dopo lo schianto, gli stessi satelliti americani non hanno colto i movimenti dei sistemi d’arma immortalati invece dall’intelligence ucraina? Stranezze che fanno pensare. E dubitare. Anche perché il primo caduto di ogni guerra è sempre la verità. E la tragedia del Boeing malese non sembra fare eccezione.

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