Lo strapotere delle lobby dei produttori europei di biocarburanti sta condizionando la riforma europea del settore, privando le comunità dei paesi poveri della terra necessaria alla propria sussistenza. Nel contempo, aumentano le emissioni di Co2 in atmosfera.

Lo rivela l’ultimo rapporto di Oxfam sui biocarburanti. Già nel 2013 si parlava di nuove regole per i biocarburanti in Europa ma evidentemente la situazione non è migliorata. L’Europa può favorire i biocarburanti, ma senza ulteriore deforestazione e land grabbing e ad esempio utilizzando soltanto i veri scarti agricoli e non risorse coltivate appositamente. Se mal gestiti i biocarburanti potrebbero addirittura rivelarsi peggiori della benzina. Senza contare che la produzione di biocarburanti potrebbe basarsi su sostanze realmente di scarto che abbondano in Europa, come i fondi di caffè.

Secondo Oxfam l’UE deve rivedere al più presto la propria politica sui biocarburanti perché quella attuale costa ai cittadini europei tra i 5,5 e i 9,1 miliardi di euro ogni anno. Fino al 2012 tale politica ha inoltre richiesto 78 mila chilometri quadrati di terra in più.

La legislazione europea attuale consente alle grandi aziende una produzione fondata soprattutto su combustibili derivanti da colture ad uso alimentare, su una scarsa attenzione per l’impatto sull’ambiente e sull’espropriazione di terra ai danni di migliaia di piccoli contadini.

Il rapporto di Oxfam svela che la potente lobby dei grandi produttori di biocarburanti stia fortemente influenzando la riforma della legislazione europea sul tema a spese delle comunità locali in molti paesi poveri.

Biocarburanti e land grabbing

Il report analizza l’impatto devastante di questa politica in tre continenti, riportando casi emblematici di intere comunità private dei propri diritti e rimaste vittime dell’esproprio di terre abitate per generazioni in Tanzania, Perù e Indonesia. Una conseguenza della crescente domanda di materie prime agricole per produrre bioenergia in Europa.

I dati di Oxfam parlano chiaro. La lobby dei produttori europei di biocarburanti, da sola, è adesso finanziariamente potente quanto la lobby del tabacco e impiega 121 lobbisti per difendere i propri interessi. Ciò significa che, per ogni funzionario che lavora alla nuova politica sulla sostenibilità delle bioenergie della Commissione europea, l’industria ha sette lobbisti che lavorano per indebolirla.

Secondo gli ultimi dati contenuti nel Registro per la trasparenza dell’Unione europea, solo l’anno scorso i produttori europei di biocarburanti hanno speso oltre 14 milioni di euro per l’assunzione di quasi 400 lobbisti per influenzare la politica europea. In tutto parliamo di 600 lobbisti: un numero superiore all’intero staff della Direzione Generale per l’Energia della Commissione europea.

La produzione di biocarburanti da coltivazioni ad uso alimentare inquina il 50% in più dell’energia prodotta da combustibili fossili.

Così facendo, avverte Oxfam, l’Unione europea sta rischiando di venire meno ai propri impegni internazionali per lo sviluppo sostenibile e di mettere a repentaglio gli impegni assunti per contrastare il cambiamento climatico. In media, la produzione di biocarburanti da coltivazioni ad uso alimentare porta al 50% in più di emissioni di gas serra rispetto alla produzione energetica da combustibili fossili.

Una politica che ha un impatto ben oltre i confini europei soprattutto per il consumo di terra. Solo nel 2012, oltre il 40% della terra necessaria per la produzione europea di biocarburanti era infatti situata in paesi extraeuropei. Un fattore che non ha fatto che accrescere la dipendenza dell’Unione europea dalle importazioni di biocarburanti.

Biocarburanti e olio di palma

La domanda globale di olio di palma, una delle principali materie prime utilizzate nella produzione di biocarburanti, sta continuando a crescere. Un settore in cui l’Unione europea è tra i tre primi importatori mondiali. Poiché la terra disponibile nel sud-est asiatico diminuisce, l’industria dei biocarburanti sta cercando aggressivamente di espandersi dall’Indonesia e dalla Malesia in nuove aree come la regione amazzonica, diventata la nuova frontiera per la produzione di olio di palma.

Se l’Ue non si doterà di criteri minimi per la sostenibilità sociale dei biocarburanti, impedendo ai produttori europei di approvvigionarsi di olio di palma dalle terre dove i diritti umani e il diritto alla terra delle comunità locali sono stati violati, sarà di fatto complice di un sistema profondamente ingiusto.

Le richieste di Oxfam all’Unione europea

Oxfam fa appello all’Unione europea, affinché investa di più e meglio nell’efficienza energetica e in fonti energetiche che siano realmente sostenibili. Tale politica deve includere le emissioni indirette di carbonio derivanti dal cambio di destinazione di uso della terra e deve senza dubbio esigere, dalle aziende operanti nel settore delle bioenergie, l’ottenimento del consenso libero, preventivo e informato da parte delle comunità locali coinvolte nelle loro filiere di produzione.

Leggi qui il rapporto di Oxfam sui biocarburanti.

Marta Albè

FONTE: Greenbiz

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