a seguire Pressione tributaria Italia al top in UE

Disoccupazione raddoppiata con la crisi. Ripresa? Solo dopo il 2020

I BILANCI TRUCCATI DELLE BANCHE ITALIANE…..ALTRO CHE ARGENTINA….

I bilanci in genere sono notoriamente truccati, quasi tutto si basa su una truffa, dai crediti a rischio prestati senza garanzia ai bilanci delle aziende che in gran parte stanno in piedi con i soldi pubblici.
Il gruppo Unicredit, nella relazione trimestrale al 30 settembre 2008, riportava che “l’applicazione dei nuovi criteri contabili ha determinato un impatto (positivo) complessivo sull’utile ante-imposte di 866 milioni di euro“.
Senza la riforma, gli 866 milioni di euro avrebbero dovuto essere classificati come

“minusvalenze”, portando a una perdita di bilancio pari a 90 milioni di euro. Lo stesso è successo con la trimestrale di Intesa-Sanpaolo (673 milioni di utile netto contro una perdita attesa di 141 milioni) e con Carige (52 milioni di utile netto contro gli attesi 9 milioni di perdita).

Nell’ottobre del  2008, viene modificato il Regolamento della Commissione Europea che, in piena crisi , ha cambiato in corsa le regole contabili. Una norma tagliata su misura per le banche che, da un giorno all’altro, sono riuscite ad abbellire i bilanci con un’operazione cosmetica molto semplice. In pratica i titoli tossici, che prima venivano valutati al prezzo di mercato (secondo il principio mark to market), hanno cominciato ad essere valutati in base al prezzo “a scadenza”.Tradotto in termini semplici si potrebbe riassumere così: “avete comprato i titoli tossici a 100 e finché il loro valore saliva li avete potuti valutare in bilancio al prezzo di mercato. Ora che il prezzo è crollato, quasi a 0, cambiamo il modo di contabilizzarli: invece di usare il prezzo di mercato facciamo riferimento al valore che avranno quando, a scadenza, saranno rimborsati cioé100,( ammesso che qualcuno ve li rimborsi)“.
Appena scoppierà (perché scoppierà, non ci sono più dubbi in merito), il problema delle insolvenze sui mutui, scenderanno i prezzi degli immobili e ci vorranno altri soldi per non far fallire le banche. Dove li prenderanno? Non è uno scenario fantastico. L’Italia viaggia sempre con qualche anno di ritardo, nel bene e nel male e quello che abbiamo visto in Spagna può accadere anche da noi seppure in termini ridotti. La legge che limita il contante a 1000 euro é fatta apposta per le banche … (perchè non hanno più liquidità) e, non certo, nell’interesse del fisco, quindi degli italiani, visto che questa, come tutte le c.d. riforme (del cazzo) montiane, hanno prodotto solo ed esclusivamente recessione. E non poteva essere diversamente: occorreva tutelare il sistema bancario, questo sistema, quello dei bilanci truccati ed evitare che qualsiasi banca potesse fallire, trascinandosi tutte le altre dietro.
Immaginate di voler smobilitare il conto in banca e voler portar via i quattrini. Immaginate, perchè metterlo in pratica non è più una cosa semplice: Inizierebbero con il chiedervi: “Cosa dovete fare con questi soldi?”. In caso di insistenza – legittima – da parte vostra al prelievo – i soldi sono ancora vostri, almeno – iniziano con l’intimorirvi su possibili controlli fiscali. Vi sembra normale? I soldi fino a prova contraria sono i vostri e perchè qualcuno vi deve impedire di disporne liberamente? Vi sembra credibile il fatto che il tutto avvenga nell’interesse vostro, della fiscalità generale, della lotta contro l’evasione? Nient’affatto, il tutto avviene nell’interesse esclusivo loro, degli istituti, delle banche, che quattrini in realtà, veri, liquidi, non “bit virtuali” che affondano le loro radici nei bilanci super truccati, non ne hanno più a sufficienza.
Tutti i provvedimenti del “Prof. Mortis”, sono stati adottati nell’inetresse esclusivo delle Banche e delle fondazioni bancarie – altra manomorta oggi in Italia, dopo il Vaticano -. Per legge, in pratica, vi stanno obbligando a tenere i soldi in banca, la quale, dopo averli incassati non puó darveli più indietro nella stessa maniera con la quale li avete depositati e, tra l’altro, con la stessa facilità. Esempio praticissimo: depositate in un un’unica tranche 10mila euro, e dopo una settimana cercate di prelevare la stessa somma nelle stesse modalità del deposito. Non è affatto una cosa semplice. E sapete perchè: i vostri liquidi – soldi veri – sono stati risucchiati nel buco nero dei bilanci bancari truccati.
Altro che Argentina!!!
Considerando la BCE una società per azioni, di cui siamo azionisti, come soci BCE, abbiamo quindi prestato soldi alle banche al tasso dello 0,75% che a loro volta lo hanno reinvestito in Bot e Cct (ce lo hanno riprestato), al tasso del 4% circa! Per sostenere le banche, non gli stati. Avete iniziato a capire perchè: salvare le banche è diventato obiettivo prioritario rispetto a quello di salvare gli stati e, siccome gli stati non possono, anzi non devono fallire, si dissangua la popolazione, fino all’ultima goccia di sangue. Risultato: si distrugge anche l’economia, ma “chi se ne frega, son salve le banche”.
A questo è servito il “Prof. Mortis”, non ad altro…
Fonte: falcorossodapulia.com
Le parole dell’Ocse, sull’impossibilità di tagliare le tasse in Italia perché vogliono suggere fino all’ultima goccia del nostro sangue è l’ennesima riprova che non siano “La Germania” o la singola “merkel” a dettare l’austerità, contrariamente alle accuse che mettono stranamente d’accordo tanto il mainstream quanto i cosiddetti alternativi. A detta di costoro, i cittadini tedeschi, dopo aver delegato la Deutsche Bank a rappresentarli, pare si arricchiscano spremendo gli altri. Nessuno  sottolinea come i tedeschi dicano no ai salvataggi, non dei paesi, MA DELLE BANCHE. Ma non importa, quel che conta è trovare un capro espiatorio al quale addebitare ogni male, dimenticando che sono 20 anni che si firmano trattati che butta in discarica la nostra sovranità. Ora si lagnano che “la Germania non può decidere in casa nostra”, è quanto la gente ripete, imboccata dai media. Peccato che quegli stessi media non abbiano mai parlato del Trattato di Maachstricht e dei suoi vincoli dai quali deriva l’austerità di bilancio, rendendo noto che non fu “la Germania” a costringerci a firmarlo, (tra l’altro pure tale nazione lo sottoscrisse) e al momento della sottoscrizione nessuno ebbe niente da eccepire. Come per il Trattato di Lisbona, di Velsen, il Mes, Il fiscal compact, il TWO Pack che conferisce all’Ue l’ultima parola su ogni manovra finanziaria degli stati membri.
La stessa Commissione Ue, organo composto da persone non elette da nessuno ma nominate dai membri eletti dalle varie nazioni, ribadisce il 30 aprile scorso:
Si vede che la merkel, o la Germania, all’insaputa di tutti e senza nessuna obiezione domina:
La Commissione, il Parlamento Ue, la Bce (quindi Mario Draghi), il FMI, la BM, le tre agenzie di rating americane, le banche della City e di Wall Street. Questa sarebbe la mitologia cara a molti, usata per nascondere le proprie responsabilità, della stampa in primis, dal momento che ha sempre mantenuto nell’ombra questi trattati, sorvolando completamente sulle loro conseguenze.
Barbara
Pressione tributaria Italia al top in UE
L’Italia è tra i primi 4 Stati europei con la pressione tributaria più elevata. La pressione tributaria, che è diversa da quella fiscale, è data dal rapporto tra imposte, senza contributi, e il Pil. Consente di misurare il carico fiscale: al numeratore ci sono le imposte le tasse e i tributi versati, al denominatore il Prodotto interno lordo
Secondo uno studio della Cgia di Mestre che ha elaborato i dati presentati nei giorni scorsi dall’Eurostat (l’istituto di statistica europeo) al primo posto della classifica c’è la Danimarca, dove la pressione tributaria è al 47,4%, seguita da Svezia (36,8%) e Finlandia (30,5%). Paesi in cui, com’è noto, l’alta tassazione cui sono sottoposti i cittadini viene ripagata con servizi pubblici e sistemi di welfare che praticamente non hanno pari in quasi nessun altro Paese europeo.
Quarta in graduatoria l’Italia con una pressione tributaria del 30,2%, ovvero 1,3 punti percentuali in più rispetto a due anni fa. Ci piazziamo quindi subito dietro ai Paesi Scandinavi ma il loro Welfare possiamo solo sognarlo: siamo tra i più ta(rta)ssati d’Europa ma non godiamo di servizi e prestazioni propri di uno Stato sociale di tipo universalistico tipico dei Paesi del Nord Europa.
A fronte di un così elevato carico tributario, come sottolinea il presidente della Cgia Giuseppe Bortolussi:
dovremmo ricevere una quantità di servizi con livelli di qualità non riscontrabili altrove. Invece, tolta qualche punta di eccellenza che registriamo in tutti i settori, la giustizia civile funziona poco e male, il deficit delle nostre infrastrutture materiali ed immateriali è spaventoso, in molte regioni del Sud la sanità è al collasso, senza contare che la nostra Pubblica amministrazione presenta ancora livelli di inefficienza non giustificabili.
E ancora:
Se in Italia le tasse continuano ad aumentare e negli ultimi due anni il debito pubblico sul Pil è passato dal 120 a quasi il 130% e dall’inizio della crisi i disoccupati sono aumentati di circa un milione e mezzo, forse c’è qualcosa che non va. Dobbiamo assolutamente invertire la rotta, alleggerendo il carico fiscale su cittadini ed imprese, condizione necessaria per far crescere la domanda interna e, molto probabilmente, anche l’occupazione.
Nel resto d’Europa, sempre secondo i dati della Cgia, il Regno Unito registra una pressione tributaria del 28,6%, la Francia del 27,9%, la  Germania del 23,6%, 6,6 punti in meno rispetto al Belpaese, mentre la media dell’Unione europea si attesta al 26,5%. In Italia il peso delle tasse, delle imposte e dei tributi sul Pil è di 3,7 punti percentuali in più sulla media Ue e di 4,5 punti superiore alle media dei Paesi di tutta l’area Euro (25,7%).
Disoccupazione raddoppiata con la crisi. Ripresa? Solo dopo il 2020
Come sappiamo, la crisi del debito che ha colpito l’intera Europa ha avuto un effetto devastante sulla già fragile economia del Bel Paese. Il tasso di disoccupazione è praticamente raddoppiato in sei anni. Nel 2007, anno di inizio della crisi finanziaria, infatti, il tasso di disoccupazione era pari al 6,1%. Nel 2013, secondo le stime primaverili fornite dalla Commissione Europea, la disoccupazione toccherà quota 11,8% per poi arrivare al 12,2% nel 2014. Allo stesso modo anche il numero di disoccupati è raddoppiato passando dall’1,5 milioni del 2007 ai 2,9 di fine 2012.
La situazione, inoltre, è destinata a rimanere critica ancora per molti anni. Secondo l’istituto di ricerca e analisi macroeconomica Prometeia, infatti, prevede che nel 2020 il tasso di disoccupazione sarà pari al 9%, ovvero il tasso di disoccupazione di fine 2011.
Secondo il rapporto, inoltre, la crescita tornerà solo a partire dalla fine del 2014 con quest’ultima che tra l’altro sarà decisamente anemica nel quinquennio 2015-2020. In questo periodo, infatti, il tasso di crescita del pil nazionale si aggirerà intorno all’1,1%. Nel 2020, inoltre, il pil sarà ancora del 2% inferiore rispetto ai livelli registrati alla fine degli anni ’90.
Secondo Prometeia, quindi, una contrazione così severa dell’attività economica costringerà il sistema produttivo italiano ad adottare cambiamenti strutturali. Il settore industriale sarà quindi costretto a ridurre “in modo permanente” l’occupazione. Questa riduzione sarà bilanciata da un aumento di produttività che, in questo modo, tornerà a crescere dopo quasi 15 anni di palude totale.
In altre parole, la crisi, nonostante gli effetti nefasti, costringerà l’Italia a cambiare modello produttivo per salvaguardare la propria sopravvivenza economica. Come si suol dire, una magra consolazione.
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