DI GUSTAVO PIGA
gustavopiga.it

Oggi l’Europa è in lutto. Un passo importante verso la sua implosione, se non fattuale almeno valoriale, si è drammaticamente recitato presso la Corte Generale dell’Unione europea in Lussemburgo con la sentenza sul caso T590-10 emessa oggi.

Il caso? Lo scandalo dei derivati del governo greco, firmati nel 2001 con Goldman Sachs, che hanno fatto saltare i conti greci nel 2010, rivelando solo molto anni dopo la loro sottoscrizione la natura pseudo-fraudolenta dell’operazione volta a truccare i conti ellenici.

La BCE è in possesso di alcuni documenti legati a queste transazioni. L’agenzia stampa Bloomberg, con coraggio, ha chiesto che questi documenti fossero pubblicati. La BCE si è rifiutata, Bloomberg l’ha citata in giudizio, appunto presso la Corte europea.

Oggi la sentenza a favore. Scandalosamente a favore della BCE, condannando la trasparenza e la responsabilità delle istituzioni a mera ipocrisia.

Con il sospetto che si stia nascondendo tantissimo sotto il tappeto, in particolare sul comportamento della BCE di fronte ad una transazione che ha coinvolto una grande banca d’affari americana ed un’altra in cui è coinvolta direttamente la stessa BCE.

Oggi la carta europea è più carta straccia di ieri. Perché se dietro la moneta non ci sono valori, quella moneta diventa solo quello che appare, un mero pezzo di carta, spesso sporco.

 

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Vediamo di ricostruire temporalmente i fatti.

26 febbraio 2009. Titlos plc, un SPV, società veicolo, viene creato dalla Banca nazionale di Grecia. Titlos emette un certo ammontare in euro di ABS (obbligazioni garantite da crediti) con scadenza settembre 2039.  L’asset a garanzia è un derivato, uno swap tra la Banca Nazionale greca e la repubblica (governo) della Grecia. L’obbligazione di Titlos, dice la sentenza, “doveva” (“was required”) essere accettabile (“eligible”) come collaterale per le operazioni creditizie dell’eurosistema e  tale accettabilità fu sancita dalla banca centrale di un altro stato membro europeo dopo consultazione con la BCE. Non è chiaro cosa la Corte intenda per “doveva” essere accettabile.

8 gennaio 2010. Eurostat, l’autorità statistica europea, comunica pubblicamente e per la prima volta che la debolezza dei conti pubblici greci è dovuta a fenomeni di incorretto reporting da parte delle autorità elleniche su dati che riguardano debito e deficit.

Il 24 febbraio 2010 Eurostat fa per la prima volta riferimento ad una operazione in derivati (off-market rate swap) nel 2001 dichiarata da parte del Governo greco. Eurostat comunica anche l’intenzione di chiedere maggiori chiarimenti.

Il 2 marzo 2010 il Board della BCE esamina per la prima volta i due documenti in questione citati da Bloomberg nel giudizio. Questi documenti sono stati redatti dallo staff della BCE su informazione disponibile prima della fine di febbraio (forse la stessa a disposizione di Eurostat?). Il giorno dopo, il 3 marzo, questi documenti sono stati mostrati al Consiglio esecutivo della BCE.

Il 22 aprile 2010 Eurostat pubblica i dati del deficit e debito dal 2006 al 2009 per gli stati membri dell’Unione europea con riserva sui dati greci facendo riferimento ad incertezza sul valore di alcuni derivati.

Il 20 agosto 2010, la giornalista Gani Thesing di Bloomberg richiede che i dati sui due documenti siano resi pubblici. Il primo documento, rivela la Corte, contiene assunzioni e opinioni dello staff BCE riguardanti l’impatto dello swap “illegale” sui conti pubblici greci, basati su “dati parziali disponibili a quel tempo quando il documento fu redatto” per dare una fotografia della situazione ai primi di marzo 2010 (ai vertici BCE). Il secondo documento contiene la descrizione della transazione Titlos da parte dello staff della BCE nonché la possibile esistenza di transazioni similari. Secondo la Corte esso contiene anche “diverse conclusioni che riguardano la Grecia e l’eurosistema” basato sulle analisi svolte.

Il 17 settembre 2010 la BCE risponde negando l’accesso ai due documenti.

Il  28 settembre 2010 Bloomberg chiede alla BCE di riconsiderare la sua decisione.

Il 21 ottobre 2010 il Presidente della BCE Trichet ribadisce il diniego.

Il 27 dicembre 2010 Bloomberg fa ricorso presso la Corte di Giustizia.

 

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Fin qui i fatti. Ora veniamo al contenzioso in tribunale.

Il Tribunale ha innanzitutto ricordato che la BCE può rifiutare l’accesso a qualsiasi documento la cui divulgazione  minerebbe la protezione dell’interesse pubblico per quanto riguarda la politica finanziaria, monetaria o economica dell’Unione o di uno stato membro.

La prova in carico alla BCE, continua la Corte, è quella di spiegare come la divulgazione dei documenti può specificatamente e effettivamente minare gli interessi protetti. Per di più tale rischio di minare deve essere ragionevolmente prevedibile e non meramente ipotetico.

La BCE argomenta come l’informazione contenuta nei documenti era divenuta “antiquata” (“outdated”) al momento della richiesta di Bloomberg (quasi  5 mesi dopo). La divulgazione di tale informazione avrebbe avuto tuttavia il rischio sostanziale e acuto di ingannare fortemente il pubblico e i mercati finanziari. In un mercato molto vulnerabile (come viene definito dalla BCE nella sua lettera di ottobre) tale divulgazione influenzerebbe il funzionamento corretto dei mercati finanziari. E dunque il rifiuto a Bloomberg. Non solo, aggiunge la BCE nella sua difesa, i documenti in questione erano negli stessi giorni sotto la lente della Commissione europea e gli esiti di tale esame sarebbero stati pubblicati nei “giusti tempi” (due time).

La Corte pare dare ragione  alla BCE sul fatto che i mercati erano allora molto vulnerabili, specie per le condizioni della Grecia e le perdite su titoli greci e “in un tale contesto, è chiaro che i mercati utilizzano l’informazione divulgata dalle banche centrali e che le loro analisi e decisioni sono considerate particolarmente importanti ed affidabili come fonte per valutare le attuali e future condizioni dei mercati finanziari.”

La Corte riconosce che al momento dell’ultimo rifiuto (ottobre 2010) le informazioni contenute nel documento non contenevano nuove informazioni rispetto a quanto divulgato da Eurostat sull’impatto dei derivati. Eppure la Corte sostiene che se il documento fosse stato divulgato non è detto che il mercato avrebbe reagito considerando come “antiquata” tale informazione:

“malgrado ciò, il fatto che, il 21 Ottobre 2010, i dati contenuti nel primo documento erano “antiquati” e davano solo una “fotografia” della situazione fattuale al tempo in cui il documento è stato scritto non permette di concludere che, se il documento fosse stato divulgato, i partecipanti di mercato avrebbero anche loro considerato antiquato e di poco valore le assunzioni e opinioni dello staff della BCE sull’impatto dei derivati sui deficit e debiti greci”.

Da tutto ciò emerge come:

a) la BCE parrebbe avere accettato come collaterale un titolo (Titlos) basato su swap “illegali” sulla base di un parere di una banca centrale nazionale e della BCE;

b) la Corte dice che la BCE doveva spiegare come la divulgazione dei documenti può specificatamente e effettivamente minare gli interessi da questa protetti. Per di più tale rischio di minare doveva essere ragionevolmente prevedibile e non meramente ipotetico. Alla luce di quanto letto rimaniamo basiti nelle valutazione sull’esistenza di un rischio per i mercati successivo alla divulgazione dei documenti. Il mercato vulnerabile? A settembre ed ottobre del 2010 lo spread BTP Bund è contenuto attorno ai 150 punti base, meno della metà di oggi. Se il mercato era vulnerabile allora come dovremmo chiamarlo oggi? Anzi, ci viene da dire alla Corte, il peggioramento dei mercati occorso da allora non è in parte dovuto all’incertezza sulla trasparenza dei conti pubblici e del loro monitoraggio in Europa a causa della gestione scandalosa dell’informazione su questi documenti?

c) La BCE dice che le analisi sarebbero state pubblicate dalla Commissione Europea successivamente. Non abbiamo notizia, a distanza di due anni, di tale pubblicazione.

d) La Corte sostiene che, anche se i documenti fossero stati pubblicati e privi di contenuto informativo (cosa probabile visto che erano documenti datati di 7 mesi e più), questa divulgazione avrebbe comunque fatto male ai mercati perché comunque si sarebbe interpretate (scorrettamente) le opinioni della BCE. Insomma non si pubblicano i documenti perché i mercati reagirebbero male comunque, anche se non ci fosse motivo per cui reagire male. Una bella dimostrazione di rischio “ragionevolmente prevedibile e non meramente ipotetico”.

Segavano i rami sui quali erano seduti e si scambiavano a gran voce la loro esperienza di come segare più in fretta, e precipitarono con uno schianto, e quelli che li videro scossero la testa segando e continuarono a segare. Bertolt Brecht

Gustavo Piga
Fonte: www.gustavopiga.it
Link: http://www.gustavopiga.it/2012/bce-goldman-sachs-grecia-la-sconfitta-di-bloomberg-e-quella-europea
29.11.2012

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