Verrò definito da emeriti irresponsabili e incoscienti fascista? Non m’interessa. [Gianfranco La Grassa]
venerdì 29 luglio 2016

di Gianfranco La Grassa

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Non ho intenzione di mettermi a discutere se le stragi di massa, ormai piuttosto frequenti, siano attribuibili a settori islamici o a folli o a neonazisti. Fra l’altro, l’informazione è completamente fasulla ormai, in mano a falsificatori, qualcuno magari anche in buonafede. E comunque, anche se non fosse alterata, ritengo importante, ma fino ad un certo punto, sapere chi ha commesso l’atto stragista. Sia anche chiaro che non giustifico in nulla l’atteggiamento stupidamente buonista (non buono, buonista cioè ipocrita) di tanti “sinistri” che vorrebbero sempre maggiore indulgenza verso i cosiddetti diseredati, accogliendoli in massa. Intanto, non sono affatto i più poveri che scappano dal loro paese poiché hanno ben pagato gli scafisti che li trasportano qui. Inoltre, non si possono accogliere masse di migranti in una situazione di stagnazione strisciante come l’attuale, in cui nei nostri paesi le occasioni di occupazione diminuiscono o cresce il lavoro precario, la richiesta di competenze inferiori a quelle conseguite dai nostri giovani. Non convince la scusa che allora queste occupazioni, rifiutate dai nostri connazionali, possono essere affidate a chi arriva da un altro paese. Sono moltissimi i nostri giovani che accettano soluzioni insoddisfacenti (anche come retribuzione); e semmai dovranno abituarsi ancora di più a tale situazione, non certo però trovare i posti occupati da altri. Si raccontano inoltre balle colossali anche in un altro senso; perché una gran parte dei nuovi arrivati si dà alla malavita o ad organizzazioni di mendicanti, la cui ben scarsa positività sociale era già raccontata nel 1931 nel capolavoro di Fritz Lang: “Il mostro di Düsseldorf”. Gli attuali buonisti di sinistra non lo sanno, ma guarda un po’! Coglioni o maledetti imbroglioni?

Sono poi vivamente irritato dagli stupidi discorsi intorno alla diversità che arricchisce. Arricchisce (e nemmeno sempre) se gruppi di popolazioni diverse s’incontrano senza tuttavia essere sradicati dal loro territorio, dalla loro cultura e modo di vita e via dicendo. L’incontro di diversità è un conto; la mescolanza confusa e indifferenziata impoverisce culturalmente, crea attriti e conflitti, impoverisce e abbrutisce sotto tutti i punti di vista. Gli Usa da quasi due secoli ricevono migranti di tutti i colori e culture. Si è ben visto proprio in questi giorni come si sono ben integrati neri e bianchi, ecc. E gli Usa reggono perché sono ancora, e già da un secolo o poco meno, la più grande potenza mondiale, quella con più ampie sfere d’ influenza. Se dovessero conoscere un periodo di vero declino, i loro guai in tema di convivenza sociale diverrebbero traumatici. E poi basta con questa storia dell’amor cristiano, della misericordia, ecc. Serve ormai a minare società già stabilizzate da secoli. Che questo Papa se ne vada al diavolo, seguirlo ci fa andare incontro ad una catastrofe sociale di primaria grandezza. In definitiva, ritengo utile difenderci dalle invasioni, è necessario strabattere “sinistre”, buonisti, pieni d’amore. Sarei d’accordo con chi introducesse misure di difesa dure e poco pietose.

Verrò definito da emeriti irresponsabili e incoscienti fascista? Non m’interessa. So che oggi non c’è più quel fenomeno storico così definito, malgrado alcuni pochi individui (in genere non del tutto normali) che ancora lo coltivino. So invece che dietro il termine antifascista si nascondono i peggiori nemici della nostra civiltà, del nostro modo di vivere, della nostra cultura ormai ridotta ad un colabrodo dove penetra ogni possibile orrore. E desidero ricordare che, anche quando si parla di rivoluzione, non si parla di distruzione di tutto ciò che è stato, di tutto ciò che appartiene alla storia di un popolo. Nel caos di una rivoluzione s’introducono certo anche elementi malsani che vorrebbero fare piazza pulita di ogni e qualsiasi tradizione. Tuttavia, nelle rivoluzioni riuscite, questi settori vengono alla fine ridotti a tacere con mezzi “poco gentili”; e così si salvano le vere rivoluzioni che altrimenti conducono poi al disastro un paese o alla loro ripulsa violenta per poter salvare il salvabile.

 

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Ciò premesso – e acclarato che il “fascista”, cioè in realtà l’anti-antifascista, GLG è per difendersi dall’ aggressione stragista (da qualsiasi parte venga) e dall’invasione di migranti non soltanto “poveri diavoli” – affermo altrettanto esplicitamente che terrorismo islamico e migrazioni non sono il problema cruciale, in quanto sono effetti di ben altri processi. E sono effetti i cui autori, orientati da altri, vengono magari cambiati; così come il gruppo terroristico sulla cresta dell’onda fu fino all’epoca di Bush jr. Al Qaeda mentre adesso è divenuto l’Isis. Organizzazione finanziata direttamente da Arabia Saudita e Qatar (ma sicuramente anche dalla Turchia almeno fino a poco tempo fa) con alle spalle, tuttavia, gli Stati Uniti. Cosa stia accadendo ultimamente – con l’apparenza di una veemenza dell’Isis contro Erdogan (sunnita come loro) e uno strano golpe militare, mal fatto e non riuscito, in Turchia con chiare connivenze statunitensi – non è del tutto spiegabile con le conoscenze che possiedo. In ogni caso, all’origine di tutto sta la principale potenza mondiale.

Già nell’epoca bipolare, abbastanza cristallizzata malgrado il sorgere e crescere della terza potenza, la Cina, si constatarono talvolta dualismi strategico-tattici nei gruppi dirigenti statunitensi. Per esempio, nell’epoca Kennedy quando vi fu la nota crisi dei missili (sovietici) a Cuba. Fu fatto un grande battage sul pericolo di scontro mondiale e mai si rivelò quanto è assai più probabile che fosse accaduto. Krusciov era in difficoltà ed era l’uomo (cioè il gruppo dirigente) preferito dall’ambiente kennediano per la direzione dell’Urss. Gli si permise di mettere quei missili per contrastare chi all’interno del partito comunista nutriva contrarietà verso i suoi cedimenti in politica estera. Si opposero però altri gruppi Usa, evidentemente forti, e Kennedy fece marcia indietro mettendo il capo sovietico nella condizione di doversi ritirare, scelta che provocò la sua liquidazione nel giro di un anno e mezzo.

Qualcosa di simile accadde all’inizio degli anni ’70 con la mossa Nixon (Kissinger) di aprire alla Cina (e di conseguenza anche al Vietnam) allo scopo di accentuare lo scontro tra le due potenze sedicenti “socialiste”, già avversarie dall’inizio degli anni ’60 (anzi l’urto iniziò subito dopo il XX Congresso del Pcus nel 1956, ma si acuì appunto nel 1963 e anni seguenti). Altri ambienti americani, convinti che fosse meglio non indebolire troppo l’Urss (e non farle perdere l’influenza preminente in Vietnam), organizzarono il Watergate e liquidarono Nixon. Gli Usa dovettero accettare un’umiliazione nel sud-est asiatico e tuttavia gli ambienti in questione, evidentemente, non volevano rafforzare Mao in Cina (forse non compresero bene che l’era maoista stava per finire) mentre probabilmente erano al corrente che in Urss, sotto la cristallizzazione brezneviana, esistevano gruppi kruscioviani che sarebbero tornati alla ribalta, ancora più liquidatori della potenza sovietica, con la corrente gorbacioviana. Difficile dire se questi ambienti statunitensi fecero bene o male i loro calcoli; io continuo a credere che con la mossa di Nixon forse si sarebbe accelerato l’indebolimento sovietico e si sarebbe anticipato l’89-91. Posso però sbagliarmi, non lo sapremo mai.

E’ certo che, con la dissoluzione dell’Urss, gli Usa godettero di un periodo (un decennio o forse un po’ di più) di sostanziale monocentrismo. Indi, iniziò quel movimento multipolare che viviamo tuttora con accentuazione del disordine negli “affari mondiali”. E’ indubbio che vi sono, come al solito, differenziazioni strategiche (o forse sarebbe meglio dire tattiche) all’interno della potenza al momento ancora preminente, ma senza più la possibilità di attribuire vero ordine a nessuna parte del mondo. In particolare, secondo me, l’intero establishment americano sa che l’area di influenza principale per il paese, e per la sua forza ancora prevalente, è quella europea, unificata sotto il suo tallone dopo il crollo dell’Urss. Esso sa anche che la Russia è, nonostante il rafforzamento della Cina, il principale avversario poiché l’influenza cinese in Europa, pur con i vari investimenti di capitali, non può eguagliare quella potenziale russa, che è eminentemente politica e, appunto, “d’area”. In Europa, si notano rispetto ad un tempo malumori e la presenza di settori, molto ridotti ancora, critici verso gli Stati Uniti quali affossatori di ogni nostro possibile ordine, economico come politico. Non parliamo della nostra cultura in via di disfacimento sotto l’assalto delle “modernità” provenienti dagli Usa.

A questo punto, dobbiamo prendere atto che la nostra servitù di europei (in specie occidentali) è lunga di molti decenni e si è nettamente accentuata dopo la fine del mondo bipolare (perfino nell’area sempre stata sotto l’influenza americana). Dovremmo certo avere il coraggio di difenderci dal terrorismo, dalla massiccia invasione di altri popoli, ma questi sono eventi inevitabili fin quando non avremo sconfitto il nemico principale, cioè appunto l’asservimento di cui sopra. Il pericolo fondamentale che ci sovrasta proviene dagli Stati Uniti; e a causa di tutte le sue strategie, della politica di tutti i suoi diversi “ambienti”, che comunque saranno sempre alla ricerca del mantenimento della supremazia mondiale; senza la quale, quel paese corre il rischio di disfarsi. Smettiamola di rimanere attoniti davanti alle trombonate di Trump. Intendiamoci bene, mi farebbe piacere che vincesse lui contro la Clinton. Qualche “novità” potrebbe pur esserci; tuttavia, non cominciamo a credere che andremmo incontro al nostro affrancamento né alla fine di un conflitto multipolare che, pur tra sinuosità e giri e rigiri vari, andrà ineluttabilmente accentuandosi.

Gli Stati Uniti non sono però in pappe come qualcuno crede o comunque con le idee confuse, con sulla groppa una serie di fallimenti delle loro operazioni. Hanno creato un gran disordine, ma questo si sta riversando soprattutto in Europa, l’area che deve essere tenuta alle loro dipendenze e che dunque non deve veder crescere forze con idee troppo chiare di liberazione dalle stesse. E tale disordine tiene pure all’erta e in parte in scacco la principale avversaria, la Russia; e forse la costringe anche a qualche sotterraneo “pourparler” con gli Usa, che ne diminuisce la forza e soprattutto frappone ostacoli a suoi possibili rapporti con certi paesi europei. Quindi gli Stati Uniti non solo finanziano forze politiche e culturali apertamente filo-americane, ma anche altre che emettono brontolii, che li tirano talvolta in ballo come organizzatori di manovre contrarie ad ogni nostra autonomia, sempre poi ricadendo nella critica più netta alla Germania, paese che certo ha grandi torti ma in funzione della subordinazione europea ai prepotenti d’oltreoceano.

Quella che viene ancora detta “sinistra” è da sempre – e oggi con nuove svolte ulteriormente peggiorative – la forza più filo-americana che ci sia in Europa. E’ quella che attacca tutti gli altri come fascisti, razzisti, xenofobi e chi più ne ha più ne metta; ed è la raccolta dei peggiori servi. Non c’è nemmeno inizio di una speranza di affrancamento se non la si distrugge fino all’ultimo suo dirigente. Quanto a quella che viene detta “destra”, è a volte più ambigua, ogni tanto critica direttamente gli Usa, ma sempre con poca forza e spesso dirottandosi verso il cosiddetto “maggiordomo” del padrone. Direi poi che le sue “rimostranze” si sono assai indebolite negli ultimi tempi, salvo alcune lodevoli eccezioni, che non mi sembra possano fare testo. La conclusione è quindi al momento poco confortante. Certamente, non accettiamo buonismo, misericordia, pietà, verso chi ci uccide. Tuttavia, si deve combattere in primo luogo la causa di tutto ciò, situata nel paese più volte nominato.

 

Questo articolo è stato pubblicato il 25 luglio 2016 su Conflitti e strategie.

Infografica: Peter Lorre in una scena del film M – Il mostro di Düsseldorf (M – Eine Stadt sucht einen Mörder, 1931) diretto da Fritz Lang.

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