Che cosa sia in realtà l’operazione israeliana “barriera protettiva” iniziata lo scorso 8 luglio lo dicono i nomi dei 1000 morti, tutti civili, registrati dall’inizio della guerra. Perché non è un intervento circoscritto ma una vera e propria guerra. Il casus belli è stato offerto dal ritrovamento dei tre ragazzi ebrei uccisi, secondo il governo israeliano,da Hamas: non esiste nessuna prova che le cose siano andate così. E’ do oggi la notizia che Ronsenfeld, capo della polizia israeliano avrebbe rivelato alla BBC che dietro l’uccisione del tre ragazzi ci sarebbe una cellula separata di Hamas. Aggiungendo che se il rapimento fosse stato ordinato dai leader di Hamas lo avrebbe saputo prima. Israele era inoltre informata della morte dei tre coloni. Un castello di menzogne ha consentito a Nethanyau di cogliere la palla al balzo per lanciare una sfida finale al movimento islamico, sferrando una massiccia operazione militare di cui non si vede la fine. Ecco Gaza: colonne di fumo, palazzi sventrati e sfollati. Amid, Medh, Amjad sono morti. Aveano 30, 40, 50 anni. Vite perse per le spietate logiche della realpoltik, che sta decidendo di riscrivere le coordinate della regione. La Striscia, secondo fonti di operatori umanitari, è un via vai di sfollati che hanno perso tutto, alla ricerca di un luogo sicuro. Israele non ha risparmiato neppure gli ospedali di Beit Hanoun, neanche fossero degli animali. Nelle zone meno colpite regna la paura che si estenda l’operazione militare, l’angoscia è alle stelle. L’attacco alla scuole dell’UNRWA testimonia le vere intenzioni dello stato ebraico. Israele punta ad una sorta di soluzione finale che elimini il problema palestinese dalla storia, per rendere un Medio Oriente docile alle istanze americane. Non a caso Hezbollah dichiara di voler aiutare Hamas mentre falliscono, come foglie al vento, tutti i tentativi di mediazione. A Gaza manca l’acqua e ben 42 famiglie hanno perduto più di tre parenti. Alcune Ong occidentali hanno avviato missioni umanitarie in favore dei civili aprendo raccolta fondi. L’Occidente sta a guardare, l’Europa sembra impotente mentre si compie l’atto finale di un lento genocidio, partito dal 1948 anno della Nakba palestinese. Un silenzio di piombo avvolge l’innocenza dei gazawi. Che si tratti proprio di questo lo testimonia il teatrino americano e israeliano sulle trattative. Israele, rifiutando le condizioni di Hamas, ossia la fine dell’embargo di Gaza, dimostra di volere la strage dei palestinesi. Tensione alta anche in Cisgiordania, dove si manifesta duramente, quasi fosse una terza Intifada. Il mondo tace colpevolmente davanti alle immagini dell’esodo, ma è un silenzio voluto: si accetta che la questione palestinese venga cancellata nella storia, riposta in un cassetto quasi non fosse mai esistita. L’intero equilibrio mediorientale si regge sulla soluzione del conflitto arabo israeliano. L’attuale destabilizzazione dell’area, con i fronti iracheni e siriani, dipende dalla mancata soluzione di essa. La soluzione finale a Gaza porterebbe la regione al collasso geopolitico. Mentre dentro Hamas ferve il dibattito. C’è chi vuole accettare la bozza diplomatica egiziana che non riconosce alcun ruolo al movimento pur di scoprire le carte degli attori regionali e internazionali , anche se non ci sono garanzie sulla revoca del blocco né sulla sua funzione. Altri invece sono più favorevoli ad accettare quel che chiede l’ala militare del movimento, ossia la continuazione delle ostilità. Chi spunterà la partita non si sa. Per adesso la diplomazia internazionale non ha fatto nessun passo in avanti l’intransigenza di Israele è assoluta. Anche la bozza egiziana è figlia dell’odio nazionale verso i palestinesi. Nel gioco a scacchi della partita mediorientale si vedrà quali saranno, sul filo del rasoio, le prossime mosse.

Stefania Pavone, giornalista free lance – Le Monde Diplomatique – collaboratrice per Cogito Ergo Sum

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