Ramallah, 19 Agosto 2011, Nena News- E’ lapidario Marwan Barghuti, il leader di Fatah rinchiuso in una prigione israeliana da nove anni che sta scontando una condanna a cinque ergastoli.

Dopo aver pagato con l’isolamento l’appello rivolto a fine luglio  alla sua gente ad organizzare marce e raduni pacifici, il leader movimentista  torna a parlare della proclamazione unilaterale d’indipendenza che il presidente  dell’Autorità nazionale palestinese (Anp) Abu Mazen dovrebbe presentare a settembre.

Per Barghuti, “il veto da parte degli Stati Uniti” contro il riconoscimento dello Stato palestinese all’ONU equivale ad “un atto terroristico” e rappresenterebbe “un’aggressione contro la volontà della comunità internazionale”, dal momento che i quattro quinti dell’umanità sostengono uno Stato palestinese. Queste le sue parole, apparse, attraverso i suoi avvocati, in un’intervista esclusiva concessa a France Presse.

Il leader palestinese ha ribadito anche l’urgenza che le due fazioni rivali, Fatah e Hamas arrivino al più presto ad un accordo prima dell’iniziativa di settembre.  Secondo Barghuti, ogni mossa degli Stati Uniti di porre il veto avrà gravi conseguenze, rappresentando “un’aggressione contro la volontà della comunità internazionale” e portando ad un punto di svolta le relazioni tra Washington e palestinesi. Aggiungendo che in questo modo gli Usa “perderanno, se continuano a schierarsi contro la comunità internazionale, in difesa dell’occupazione, delle colonie, e delle politiche discriminatorie e razziste condotte da Israele”. “Non potremmo più fidarci degli Stati Uniti” ha continuato, dal momento che se opporranno il veto alla richiesta di riconoscimento formale da parte dell’Onu dello Stato di Palestina nei Territori occupati del 1967 (Cisgiordania , Gaza e Gerusalemme est capitale), “i palestinesi non potranno più fidarsi del patrocinio degli Stati Uniti nel quadro di un processo di pace che è fallito a causa di americani e israeliani».

Già nei mesi passati Barghuti aveva descritto l’iniziativa all’Onu come «la battaglia di tutto il popolo palestinese…un passo importante che richiede il sostegno di ampie manifestazioni popolari e pacifiche qui e nella diaspora, nei paesi arabi e islamici e nelle capitali internazionali». Nena News

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