di Matteo Marini

bce
Il 29 febbraio scorso la Banca Centrale Europea ha assegnato 529 miliardi di euro e mezzo agli istituti finanziari

Il 29 febbraio scorso la Banca Centrale Europea ha assegnato 529 miliardi di euro e mezzo agli istituti finanziari, una notevole quantità di denaro che dovrà essere restituita nei prossimi tre anni con un tasso dell’1%. Come verranno utilizzati questi soldi? Serviranno a rimettere in sesto le finanze dei paesi in crisi?

489 miliardi di euro. Tale è la cifra concessa sotto forma di prestito, nel dicembre dell’anno scorso, agli istituti di credito europei da parte della Banca Centrale Europea. Come si può interpretare questo gesto? Sostanzialmente con un: “Prima salviamo le banche poi, se c’è tempo, anche le economie dei paesi in crisi”.

La notizia è che il 29 febbraio la struttura guidata da Mario Draghi ha ripetuto l’operazione, assegnando questa volta 529 miliardi di euro e mezzo, in asta a 36 mesi, una quantità notevole di denaro che dovrà essere prestata agli istituti finanziari e che dovrà essere restituita nei prossimi tre anni con un tasso dell’1%. Entrambi le azioni, secondo molti, sono servite a riattivare il credito per le imprese, da tempo fermo.

Di questa cifra almeno 70 miliardi sarebbero stati richiesti dal sistema bancario italiano. Con questa prima fotografia degli ultimi avvenimenti negli ambienti di Wall Street, se così li possiamo definire, capiamo una cosa: le banche dell’Occidente sono sostanzialmente con il fiato corto e hanno un disperato bisogno di liquidità. Il problema che si pone è sull’utilizzo di questi soldi, su come vengano impiegati, se serviranno a rimettere in sesto le finanze dei paesi in crisi.

banca scritta
Almeno 70 miliardi sarebbero stati richiesti dal sistema bancario italiano

Una ricostruzione chiara di come vengano reinvestiti questi soldi, ce la dà Ticino News: “Questi enormi capitali vengono usati dalle banche per sopravvivere. Infatti gli istituti di credito europei (soprattutto di quelli dei Paesi in difficoltà) non riescono più a finanziarsi sul mercato emettendo obbligazioni (titoli di debito che attribuiscono al suo possessore il diritto al rimborso del capitale prestato all’emittente alla scadenza più un interesse su tale somma,ndr). Con questo prestito riescono dunque ad approvvigionarsi di liquidità a basso costo […].
Non sorprende quindi che la stessa Bce abbia comunicato che un quinto di questi capitali è stato richiesto dalle banche italiane e parecchi miliardi dalle banche spagnole. Queste banche hanno usato una parte di questi soldi per acquistare titoli statali dei loro Paesi che consegneranno […] alla Bce per ottenere nuovi prestiti. In pratica, si tratta di una specie di carry trade, in cui le banche si indebitano presso la Bce all’1% per acquistare titoli che hanno rendimenti superiori e che permettono quindi di ottenere un consistente utile senza fare nulla e soprattutto senza allentare la stretta creditizia che strozza l’economia”.

Ricapitolando: gli istituti di credito europei hanno bisogno di liquidità e ricevono il prestito dalla Bce, grazie al quale comprano titoli statali che consegneranno nuovamente alla Bce quando avranno bisogno di altri soldi. Le banche quindi, per avere il prestito, si indebitano con l’istituto di Draghi ad un tasso dell’1% per acquistare titoli che valgono molto di più, avendo così un utile pulito pulito. Geniale.

Oltre al problema liquidità però, le banche hanno anche una questione aperta con il discorso solvibilità, di difficoltà a pagare i debiti talmente importante che l’autorità di sorveglianza europea (EBA) ha indicato una ricapitalizzazione di alcuni istituti, dando anche la cifra complessiva da stanziare: 110 miliardi di euro.

mario draghi
“Le operazioni tampone di Draghi servono solo a guadagnare tempo”

Per far fronte alle richieste dell’EBA, le banche stanno restringendo i prestiti a famiglie e imprese, vendendo attività, per evitare di cercare altri capitali sul mercato. I prestiti della Bce, rientrano in queste operazioni visto che tali capitali vengono utilizzati anche per riacquistare sul mercato le proprie obbligazioni che naturalmente sono a prezzi scontati rispetto a quando sono state emesse.

Riprendendo però i quesiti che ci eravamo posti inizialmente, continuiamo a chiederci se questi interventi risolvano la crisi dell’euro e aiutano il rilancio delle economie europee periferiche. La risposta di molti opinionisti economici è un sonoro ‘no’. L’unica voce che si alza, su una possibile uscita dalla crisi dei paesi periferici, si attesta su una soluzione che vede una ripresa delle loro economie e una riduzione del loro svantaggio competitivo nei confronti della Germania. Le operazioni tampone di Draghi, come si può immaginare quindi, servono solo a guadagnare tempo.

Sulla fine che faranno i nostri soldi, è ancora presto pronunciarsi. Sappiamo solo che per ora si stampa un’enorme quantità di soldi per cercare di superare la più grave crisi di questo dopoguerra del sistema finanziario, con il rischio di azzerare il valore degli investimenti finanziari dei risparmiatori a causa di un improvviso aggravamento della crisi finanziaria e con lo spettro dell’inflazione che, anche per le continue iniezioni di liquidità operate dalle banche centrali, potrebbe fuoriuscire da un momento all’altro.

 

Fonte: www.ilcambiamento.it

Commenta su Facebook