di No Big Banks

Ormai dovrebbe esser chiaro a tutte le persone pensanti che la politica dell’austerità non funziona. Non solo non rappresenta un risanamento economico che permette al paese di riprendersi, ma in molti casi è semplicemente di pretesto per fare delle “riforme strutturali” che gli interessi finanziari promuovono da anni. E’ il caso di molte liberalizzazioni, utili per permettere agli interessi privati di mettere mano su nuovi flussi di capitali. C’è poi il tentativo di privatizzare la previdenza che avviene in alcuni paesi, dove lo scopo è lo stesso, alimentare sempre di più la bisca dei mercati internazionali, a scapito delle garanzie di una vita decente per la popolazione.

Ora però tra gli oppositori della linea dell’austerità comincia a farsi strada una nuova illusione: negli USA alcuni pongono delle speranze nel “partito della liquidità” – rappresentato per esempio dal capo della Federal Reserve Ben Bernanke – per contrastare l’impulso verso i tagli di bilancio.
Sono in corso le trattative tra democratici e repubblicani per evitare il cosiddetto “fiscal cliff“, i tagli lineari che scatteranno il 1° gennaio 2013 se non si raggiungerà un accordo su come ridurre il deficit nei prossimi anni. Questo pericolo è stato inventato come soluzione allo scontro tra repubblicani e Obama del 2011 sull’aumento del debito pubblico USA. Riflette una fissa ideologica di chi blocca la realtà di come funziona un’economia: è solo con la crescita delle attività produttive che si potrà “risanare” il bilancio, non funziona mai attraverso il tentativo di raggiungere il pareggio di bilancio.

tagli lineari avrebbero grossi effetti sulla difesa e sulla sicurezza nazionale, da una parte, e sui programmi sociali, dall’altra. Così sia democratici che repubblicani vogliono evitarli, come anche l’establishment militare. Il dibattito pubblico è incentrato sull’aumento delle tasse per i ricchi, cavallo di battaglia di Obama nella campagna elettorale e osteggiato da decenni dai repubblicani, che però danno segni di cedimento dopo la sconfitta alle elezioni.

Ciò che giustamente fa preoccupare gli oppositori dell’austerità è che Obama stesso ha sposato la linea del deficit reduction ed è pronto a tagliare sanità e pensioni, come aveva già offerto nelle trattative del 2001, salvo non raggiungere un accordo. I gruppi democratici progressisti, rappresentati da numerosi associazioni, sindacati e anche un numero non indifferente di Senatori e Deputati, hanno iniziato una campagna pubblica per stoppare questi istinti “centristi” di Obama.

Un bel paradosso: da sostenitori ferventi in campagna elettorale, per paura dell’elezione di uno come Romneylegato mani e piedi alla finanza, ora si trovano a dover contrastare Obama stesso nella speranza di spostare il terreno di battaglia dalla loro parte; non più su come e quanto tagliare, ma su come fare riprendere l’economia con misure per evitare i pignoramenti e sostenere i disoccupati,  per garantire gli investimenti per la ricostruzione e le infrastrutture nelle zone colpite dalla megatempesta Sandy, che altrimenti rischiano di essere vittime a lungo termine della follia dei tagli al bilancio.

Con l’inizio del totonomine della seconda Amministrazione Obama alcuni sperano nell’arrivo di personaggi meno legati all’ideologia del liberismo finanziario, per esempio al Dipartimento del Tesoro finora guidato da TimGeithner. Mentre le indiscrezioni indicano che ci andrà Jack Lew – attuale Capo di Gabinetto alla Casa Biancacon legami forti a Wall Street – è cominciato un dibattito sul ruolo dell’attuale capo della Fed Ben Bernanke, visto da alcuni come contraltare alla politica dei tagli.

Sembra strano, ma vediamo dei personaggi che generalmente si oppongono alla politica della speculazione finanziaria invocare Bernanke, colui che ha continuato proprio la politica che ha permesso le bolle speculative.
(va precisato che non viene presentato come il candidato ideale, ma il migliore tra quelli “autorevoli” e quindi che potrebbero effettivamente essere nominati)
Due esempi, Robert Kuttner de The American Prospect
http://www.huffingtonpost.com/robert-kuttner/ben-bernanke-treasury_b_2156038.html
e il noto giornalista William Greider
http://www.thenation.com/article/171126/can-federal-reserve-help-prevent-second-recession

L’argomento è che l’approccio di Bernanke nel continuare a fornire quantità ingenti di liquidità all’economianel tentativo di far riprendere le attività in varie settori, è molto preferibile alla spinta verso ulteriore austerità, che garantirebbe che l’economia USA riprendesse a crollare verso il basso.
Infatti Bernanke non perde occasione di esprimere la sua preoccupazione per la corsa verso i tagli, seppure in modo soft, dicendo che getterebbero l’economia di nuovo in recessione.

Nel suo articolo Greider compie degli atti di fede. Dalla determinazione della Fed di fornire liquidità all’economia, trova modo di credere che Bernanke potrà rispolverare iniziative utilizzate con successo durante ilNew Deal di FDR.

E’ un’illusione?
Decisamente sì, secondo noi.

Si tratta della classica trappola, la finta alternativa tra due posizioni sbagliate. Infatti mentre è evidente che non funzionano i tagli, è altrettanto evidente che la crisi in cui ci troviamo è proprio il risultato della politica della liquidità illimitata che ha alimentato le bolle speculative poi crollate sulla testa di tutti.
Il processo è partito con Alan Greenspan: dopo il crac del 1987 favorì l’espansione senza precedenti dei derivati, diventati la base di un sistema irrimediabilmente malato e scollegato dall’economia reale.
Bernanke – con il suo nomignolo di Helicopter Ben per la disponibilità di far piovere i soldi dagli elicotteri se necessario – ha continuato la stessa politica, soprattutto durante la crisi finanziaria quando la Fed ha fornito oltre 10 trilioni di dollari al settore finanziario.

Il ragionamento di chi non riesce ad uscire dalla trappola dice che è meglio dare soldi che toglierli. Il problema è che sappiamo tutti che questi soldi non arrivano mai all’economia reale! Finiscono tutti nelle banche e nei fondispeculativi, che li utilizzano per speculare ancora di più – anche contro il debito sovrano di paesi come l’Italia, spingendoli ad attuare proprio quei tagli al bilancio “richiesti dal mercato” che fanno sprofondare l’economia.

La liquidità da sé non è la soluzione alla crisi economica; anzi, è diventata la droga che alimenta il sistema della speculazione. Possono anche essere 20 trilioni di dollari (e di euro, perché molti di quei soldi finiscono sui conti delle banche europee, coinvolte nello stesso gioco) ma se vanno a sostenere il sistema degli squali che attualmente domina le economie occidentali si tratta di una cura peggio del male: i settori delle merci vedono una forte inflazione, causa la liquidità d’assalto; l’economia reale vede una diminuzione del potere d’acquisto mentre il lavoro produttivo viene schiacciato dai parassiti finanziari.

Gli investimenti servono, eccome. Ma devono essere indirizzati verso l’economia reale. Le attività speculative vanno limitate piuttosto che sostenute attraverso salvataggi continui, mentre si dovranno creare canali creditizi preferenziali per le famiglie e le attività produttive. Oggi avviene il contrario. Chi è in difficoltà non riesce ad accedere al credito, mentre i grandi finanzieri spostano cifre enormi alla ricerca di guadagni a breve termine, poi chiedendo il pizzo per garantire la fiducia verso i governi.

Senza il ripristino della separazione bancaria piena, di fatto erigendo una muraglia tra i circuiti bancari e creditizi che coinvolgono famiglie e imprese dell’economia reale rispetto alla bisca dei mercati internazionali, non sarà possibile intervenire in modo positivo.

Potrebbe la Fed essere utilizzata come Banca Nazionale? Certamente, ma occorre un intervento forte delle istituzioni politiche per cambiare il sistema. Significa ripristinare i principi portati avanti da personaggi comeAlexander HamiltonAbramo Lincoln e FDR. Pensare di invogliare gli squali della finanza a dare qualche briciola alla gente normale con le buone non è una strategia vincente.

Vale lo stesso discorso per l’Europa. Serve separare le banche e creare un istituto pubblico in grado di garantire gli investimenti produttivi. Da lì l’economia privata sana potrà riprendersi.

E’ il sistema che non funziona.
Occorre riformare la finanza, e salvare la gente.

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