Verso la nazionalizzazione della multinazionale spagnola Repsol – Madrid reagisce con scomposta veemenza
Il governo argentino ha inviato alle camere una legge finalizzata alla nazionalizzazione dell’industria petrolifera YPF. Il governo neofranchista di Madrid aveva reagito con veemenza, aprendo un fuoco di sbarramento preventivo teso a paralizzare il ventilato progetto. Con il risultato che è stato inviato ipso facto alle Camere di Buenos Aires. La multinazionale iberica Repsol è attiva in un campo pterolifero di relativa entità, ma che è di vitale importanza per gli argentini, costretti ad importare quantitativi crescenti di petrolio. La Repsol è accusata di non reinvestire gli utili, nè ammoderna gli impianti o apre nuovi pozzi. Pertanto lo Stato argentino che controlla il 49% dell’impresa mista, per risolvere il deficit di forniture al
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mercato interno, ha deciso di nazionalizzare la quota controllata dalla Repsol. Il governo spagnolo ha reagito scompostamente -mettendo sull’avviso l’Unionuropea- con toni che tradiscono l’antico cipiglio coloniale. L’Argentina, semplicemente, non può più permettersi di essere unproduttore petrolifero costretto ad importare energia, visto che la Repsol esporta tutto e non fa invetimenti produttivi.Tre anni addietro, Madrid ha accettato senza troppi drammi la nazionalizzazione della rete bancaria del Venezuela che faceva capo al Gruppo Santander, passata poi a costituire il 40% del settore bancario ora appartenente allo Stato venezuelano. Caracas impose la  preminenza dell’interesse sociale sulla logica totalitaria della sacralità del profitto privato. Il Gruppo Santander accettò le indennizzazioni e la questione si chiuse senza strappi. Oggi, invece, il neofranchista Rajoy sembra invocare una sorta di crimine di “lesa globalizzazione” -e chiede la solidarietàurbi et orbi– entrando a gamba tesa sulla decisione sovrana di un altro Paese. Trasforma la difesa di una multinazionale inadempiente in una una ragion di Stato,  con l’arroganza di un Ferdinando VII miniaturizzato.

La Repsol ha accettato condizioni più gravose per partecipare allo sfruttamento degli idrocarburi in Venezuela: impresa mista, quota azionaria minoritaria, pagamento del 70% di tasse sul prodotto esportato.

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