Il 30 agosto 2016, la Commissione europea ha ricostruito dettagliatamente il trattamento “illegale” riservato dall’Irlanda alla multinazionale. Un meccanismo che ha permesso tra il 2003 e il 2014 di conseguire vantaggi “indebiti” per 13 miliardi di euro. Ma Bruxelles precisa: “La decisione non mette in discussione il regime tributario irlandese in generale”, che pure drena risorse ai Paesi membri

Se è vero che la Commissione europea ha bollato come “illegale” il trattamento particolare garantito dall’Irlanda alla multinazionale Apple -e cioè vantaggi “indebiti” per un totale di 13 miliardi di euro-, questa non ha affatto messo in discussione il “modello” generale che consente ai colossi di spostare i loro ingenti fatturati in quel Paese a fiscalità agevolata.
Facciamo un passo indietro. Il 30 agosto 2016, per bocca di Margrethe Vestager, Commissaria responsabile per la concorrenza, Bruxelles ha sancito che “L’Irlanda ha concesso ad Apple vantaggi fiscali indebiti per un totale di 13 miliardi di euro” grazie a due accordi fiscali del 1991 e del 2007. La multinazionale ha potuto perciò versare una misera aliquota dell’1% nel 2003 e poi dello 0,005% dal 2004 sugli utili realizzati in tutta Europa.
Il tutto grazie all’assegnazione fittizia della stragrande maggioranza dei profitti a favore di una “sede centrale” fantasma, senza dipendenti e uffici: esente da qualunque tassazione batteva qualche colpo soltanto per “sporadiche riunioni del consiglio di amministrazione”, poggiandosi su una nuvola (come ha sarcasticamente rappresentato la Commissione nell’infografica pubblicata in rete).

L'infografica a cura della Commissione europea sul trattamento indebito dell'Irlanda a favore di Apple
L’infografica a cura della Commissione europea sul trattamento indebito dell’Irlanda a favore di Apple

 

Per Bruxelles, quindi, la strategia di Apple non consisteva nel “semplice” dirottamento degli utili realizzati nel continente a favore delle filiali irlandesi (Apple Sales International e Apple Operations Europe), favorite comunque da basse aliquote (12,5%, 20%).

Questa attività (purtroppo, per chi sogna un sistema fiscale eguale ed equilibrato) è stata legittimata ancora una volta dalla Commissione europea: “La decisione non mette in discussione il regime tributario irlandese in generale né l’aliquota dell’imposta sulle società applicata nel Paese”, ha spiegato-. Come dire: il sistema che garantisce oggi a un’impresa multinazionale di spostare i ricavi da un Paese dall’aliquota alta (ad esempio l’Italia) a uno più “competitivo” (l’Irlanda) non merita alcuna censura.

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